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  • » 26/04/2017, 11.27

    EGITTO - VATICANO - ISLAM

    Emerito di Giza: oltre le violenze, il Papa in Egitto messaggero di dialogo e di incontro

    Loula Lahham

    Ad AsiaNews mons. Antonios Aziz Mina racconta un Paese, e una comunità cristiana, ancora ferite dagli attentati, ma pronti a ricevere il pontefice. Il dolore dei musulmani per gli attacchi alle chiese. L’Egitto capace di spezzare la catena oscurantista dello Stato islamico. In Oriente in gioco interessi economici, che ruotano attorno al petrolio.

    Giza (AsiaNews) - Mons. Antonios Aziz Mina, vescovo copto cattolico emerito di Giza, sulla riva occidentale del fiume Nilo, circa 20 km a sud-ovest del Cairo, è stato membro del comitato che ha redatto la Costituzione egiziana. Dottore in diritto, 62 anni, egli è la fonte più autorevole per parlare di ciò che pensano i cristiani in Egitto di fronte alla politica locale e internazionale.
    Ecco, di seguito, l’intervista da lui rilasciata ad AsiaNews alla vigilia della storica visita di papa Francesco in Egitto:

    Alla vigilia del viaggio apostolico, l’Egitto vive ancora nel dolore per le 44 vittime dei due attentati alle chiese la domenica delle Palme. Conosciamo i responsabili del crimine. Secondo lei, che vuole fare Daesh [acronimo arabo per lo Stato islamico] del mondo arabo? Intende svuotare la regione della presenza cristiana?
    Certo, questo è possibile. Ma bisogna guardare anche al di sotto della punta dell’iceberg. L’ideologo di Daesh si rende ben conto che, qualunque cosa facciano, è impossibile svuotare l’Oriente dei suoi cristiani.

    Chi è questo “ideologo” di cui parla?
    Non è uno solo, ma sono molteplici. Il “califfo” al-Baghdadi non è che un semplice esecutore di quello che decidono diversi Paesi e potenze mondiali. Non credo che in Oriente vi sia una teoria del complotto in atto. Noi osserviamo, piuttosto, un gioco di interessi. Quello che ha un interesse è anche quello che agisce. E l’interesse non è solo quello della frantumazione dell’Egitto, ma di tutta la regione.

    Perché si vuole destabilizzare la regione? 
    Quando due persone litigano, è il terzo che gode della battaglia. L’Occidente acquista il nostro petrolio a un certo prezzo. Se le nostre nazioni sono divise, e vi sono diverse autorità all’interno di uno stesso Stato, possono procurarsi l’energia a un prezzo inferiore. Molte cose possono trovare una risposta, se si parte da questo assioma. Ma ho l’impressione che non si voglia capire e che passiamo la maggior parte del nostro tempo a lamentarci, con il pretesto che l’Occidente voglia immischiarsi nei nostri affari interni e ci voglia del male. Perché non riusciamo a capire tutto questo? Mi fa inoltre piacere osservare che ora gli interessi degli Stati Uniti, sotto molti aspetti, convergono con quelli dell’Egitto. Tutto questo non è avvenuto con [Barack] Obama. Ma nulla è dato per sempre. I nemici di ieri possono diventare i partner di oggi, e viceversa. Ne abbiamo un esempio con la Seconda guerra mondiale. Quanto avviene è naturale nel mondo della politica. Sta a noi difenderci e difendere i nostri interessi secondo la nostra volontà. L’Egitto ha spezzato l’espandersi della catena che voleva rompere i confini e collegare i Paesi arabi sotto un gioco di terrore e oscurantismo. Ma Dio ci ha risparmiato da tutto questo.

    Mentre alcuni perseguivano questa teoria, milioni sono emigrati da Siria e Iraq, lasciando il loro Paese. E i cristiani d’Egitto vivono e sono vittime del terrore…
    Quelle persone si avvicinano a Dio secondo un’idea di terrore e di dolore. È una visione che non bisogna nascondere. Questo enorme sacrificio ha accompagnato e ricoperto le nostre feste di Pasqua di un velo di tristezza. Ma quello che stupisce, in questa vicenda, è che il dolore non è stato solo quello dei cristiani. Forte si è levato il grido di dolore anche dei nostri fratelli musulmani, un dolore sincero. Anch’essi si sono sentiti feriti da questo atto barbaro. E al contempo, anche se abbiamo sospeso i festeggiamenti per la Pasqua nelle nostre chiese, i musulmani non hanno smesso di farci gli auguri, di venire a trovarci anche solo per condividere la nostra sofferenza. Il loro messaggio è stato: “Siamo nel profondo del cuore vicino a voi”. E questo è stato un messaggio sincero.

    All’indomani degli attentati, mentre gli scettici pensavano il contrario, papa Francesco ha confermato la sua visita in Egitto. Come giudicate questa decisione?
    Sua Santità vuole esprimere la sua profonda solidarietà ai cristiani d’Egitto, per il loro dolore, a prescindere da quali possano essere i risvolti per la sicurezza. In quanto cattolico egiziano, sono fiero nel vedere che la mia Chiesa non accetterà mai né l’ingiustizia, né la discriminazione, e che è vicina al suo popolo sofferente. Il Santo Padre ha anche inviato uno dei suoi più importanti cardinali  ad annunciare la conferma della visita, dando anche conforto al pope [copto-ortodosso] Tawadros II.

    Cosa ne pensa dell’omelia del papa Tawadros alla messa di Pasqua?
    Il pope Tawadros è un sant’uomo. Una persona ricca di fede e di pazienza. Egli ha impartito una lezione forte sul comportamento da tenere per un vero cristiano davanti al dolore: amareggiato, serio, rigoroso. Pur rimanendo pastore e guida spirituale. E con la visita di cordoglio del presidente Abdel-Fattah al-Sisi al patriarca copto-ortodosso, noi abbiamo avvertito quanto egli sia il presidente di tutti gli egiziani, anche se viviamo in un periodo congiunturale che non è l’ideale.

    Certo, viviamo un periodo che non è favorevole sia in termini economici, sia per la crescita della violenza di matrice religiosa che per le divisioni all’interno delle Chiese. Cosa può fare in tutto questo papa Francesco?
    Quando le persone non si incontrano, le loro idee divergono in toto e il loro cuori perdono il calore. Se intendo riavvicinarmi, il primo passo che devo fare è quello di andare incontro all’altro, al diverso. Devo vederlo, salutarlo, sorridergli, andargli incontro, invitarlo a fare una passeggiata o una cena. Intrattenermi con lui, parlare di ciò che ci unisce e di ciò che abbiamo in comune, tutto questo in vista di una accettazione reciproca. Il papa ha un messaggio speciale per ciascuno di noi e immagino che     questo messaggio sarà del tipo: “Vi è un tema caro che vorrei affrontare con te e sul quale vorrei che si capisse”. E questo tema supera la politica egiziana, va oltre a-Azhar, e supera gli ortodossi. Esso investe il benessere dell’umanità intera.

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