07/11/2018, 13.01
QATAR - GOLFO
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Emiro del Qatar: lo scontro con Riyadh rischia di provocare ‘ferite durature’

Nel discorso alla nazione il leader afferma che “le crisi passano” ma una “cattiva gestione” può causare “effetti permanenti”. Lo scontro con il Golfo segno del “fallimento” del Gcc. Il blocco non ha provocato effetti sulla vendita di petrolio e gas. Un richiamo alla morale e ai valori. Nessun riferimento ai diritti. 

 

Doha (AsiaNews/Agenzie) - Le “crisi passano”, ma vi sono cicatrici che “durano nel tempo” come la controversia economica e diplomatica che, da oltre un anno, vede opposte Doha e Arabia Saudita,  quest’ultima sostenuta da altre nazioni del Golfo e del mondo musulmano. È quanto ha sottolineato ieri l’emiro del Qatar Sheikh Tamim bin Hamad al-Thani nell’annuale discorso alla nazione, rivolgendosi anche alle nazioni alleate di Riyadh nell’area e chiedendo loro di rispettare la sovranità del proprio Paese e “non interferire” negli affari interni. 

“La storia ci insegna - ha detto al-Thani - che le crisi passano, ma una loro cattiva gestione si lascia alle spalle effetti che poi durano nel tempo”.

Dal giugno dello scorso anno Arabia Saudita, Emirati, Bahrain ed Egitto hanno tagliato ogni rapporto con il Qatar, accusato di finanziare gruppi terroristi attivi nella regione, imponendo un rigido embargo a merci e prodotti. I vertici dell’Emirato respingono ogni accusa e puntano il dito contro i rivali, i quali vorrebbero provocare “un cambio” di regime nel Paese. 

Secondo analisti ed esperti all’origine dello scontro fra Qatar e Arabia Saudita vi sarebbero i legami fra Doha e Teheran, che anche di recente hanno confermato il reciproco sostegno economico e diplomatico. In realtà dietro la controversia vi sarebbe la contrapposizione all’interno dell’islam sunnita fra Doha e Abu Dhabi. La controversia ha isolato il piccolo emirato nell’area del Golfo, avvicinandolo ancor più alla Repubblica islamica, alla Turchia e al Marocco. Molti beni e prodotti entrano in Qatar attraverso Kuwait ed Oman. 

“È davvero deplorevole - ha proseguito l’emiro del Qatar - che il perpetrarsi della crisi mostri in tutta la sua portata il fallimento del Consiglio di cooperazione dei Paesi del Golfo (Gcc) nel raggiungere i propri obiettivi e nel soddisfare le aspirazioni del nostro popolo”. Egli ha quindi voluto rassicurare i cittadini, sostenendo che la nazione non ha subito effetti negativi dal boicottaggio e continuerà a mantenere il primato mondiale nell’esportazione di idrocarburi. 

“Il blocco - ha detto - non ha provocato alcuna ripercussione sulla vendita del nostro petrolio e del gas naturale”. Lo Stato, ha concluso l’emiro, “é entusiasta di adempiere a tutti i suoi obblighi derivanti dai contratti in essere” e ne ha firmati altri “a lungo termine, l’ultimo dei quali con Petro China”, gigante cinese dell’energia. 

La crisi del Golfo ha fatto temere anche una possibile (nuova) assegnazione dei prossimi Mondiali di calcio del 2022, in programma proprio in Qatar. Nel contesto dei lavori di costruzione degli stadi e dei nuovi impianti sono emersi inoltre casi di abusi e gravissime violazioni dei diritti dei lavoratori, che hanno gettato più di un’ombra su Doha. Lo scorso anno inchieste e accuse sono state però archiviate

Secondo le stime fornite dal governo, per preparare la massima rassegna calcistica al mondo il Qatar spende ogni settimana circa 500 milioni di dollari. E ricordando la ricchezza dei propri concittadini, l’emiro ha concluso ricordando che essa “va accompagnata a un analogo sviluppo dei valori e della morale”, per scongiurare l’affermazione di uno “stato di corruzione sociale”. Nessun riferimento, invece, al tema dei diritti.

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