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» 21/04/2008 11:45
CINA – FRANCIA - TIBET
Emissari francesi a Pechino, il governo frena il nazionalismo “irrazionale”
Dopo le violenti proteste contro l’ambasciata francese e la multinazionale Carrefour, il governo cinese pubblica un editoriale in cui invita all’uso della ragione. La torcia inizia il tratto finale del suo viaggio, con il Nepal “pronto a sparare” contro chi manifesta.

Pechino (AsiaNews) – Per cercare di frenare il violento sentimento anti-francese esploso negli ultimi giorni in Cina, Parigi invia presso il governo cinese due emissari con messaggi di pace da parte del presidente Sarkozy e del suo predecessore Chirac. Nel frattempo, Pechino cerca di calmare il nazionalismo sfrenato della popolazione, che rischia di creare seri danni all’economia ed all’immagine del Paese.
 
Jean Raffarin, ex primo ministro francese, arriverà a Pechino il prossimo 23 aprile per incontrarsi con il premier cinese Wen Jiabao; Jean-David Levitte, consigliere diplomatico dell’Eliseo, lo raggiungerà nel fine settimana. Al centro dei colloqui vi saranno le manifestazioni esplose a Pechino, Xian, Hefei e Guangzhou e l’annunciato boicottaggio contro la Carrefour, multinazionale francese leader nel settore alimentare presente in Cina con oltre 112 supermercati.
 
Non è chiaro perché proprio questa compagnia sia stata presa di mira dai manifestanti, che dallo scorso 19 aprile si riuniscono davanti ai suoi cancelli per bruciare bandiere francesi e cantare slogan contro Parigi, dove la torcia olimpica ha compiuto uno dei passaggi più problematici del suo tour internazionale. Particolare sdegno ha suscitato l’aggressione a Jin Jing, una tedofora cinese in sedia a rotelle assalita sotto la Tour Eiffel, e la minacciata assenza di Sarkozy all’inaugurazione dei Giochi.
 
Sui blog cinesi, normalmente censurati con pugno di ferro dalle autorità, si leggono messaggi dal titolo “Carrefour fuori dalla Cina” o “Boicottiamo la Francia ed i suoi prodotti”. Zheng Xiang, 30 anni, spiega che la ditta “è la maggiore azienda francese, e sostiene il Tibet ed il Dalai Lama. Per questo, è giusto boicottarla”. Da parte sua, il presidente della ditta Jose Luis Duran nega il sostegno alla causa buddista e parla di “auto-boicottaggio”. In Cina, spiega, “i nostri negozi espongono prodotti cinesi, venduti da personale cinese. Boicottare noi significa boicottare la Cina”.
 
Questa opinione sembra essere condivisa dalle autorità centrali, che hanno permesso le manifestazioni ma ora cercano di frenarne le conseguenze. In un editoriale apparso due giorni fa sulla Xinhua, e rilanciato ieri dal Quotidiano del Popolo, si legge: “La popolazione deve usare mezzi razionali per esprimere il proprio patriottismo”. Il riferimento è a proteste violente davanti ad ambasciate cinesi e supermercati Carrefour, “gesti inconsulti con cui non si dimostra nulla”.
 
Nel frattempo, la contestata torcia olimpica ha raggiunto la Malaysia, il cui governo ha ricordato di “non voler politicizzare in alcun modo i Giochi, manifestazione sportiva per eccellenza”. Domani partirà per Jakarta e Canberra, fino a raggiungere Nagano il 26 aprile: qui, dopo la decisione presa dal più importante tempio buddista del Paese di non ospitare la fiaccola, il governo sta pensando nuove rotte per evitare inconvenienti.
 
Anche il Vietnam, che ospiterà la fiaccola il prossimo 29 aprile, è in stato di allerta: il primo ministro Nguyen Tan Dung ha ricordato “l’importanza di assicurare un pacifico passaggio del simbolo ad Ho Chi Minh City, che non deve essere coinvolto in malefiche e distorte informazioni”.
 
Totalmente allineato alla Cina è il nuovo governo nepalese, guidato dai maoisti del leader ribelle Prachanda. Questo, che ha il compito di controllare il viaggio della torcia nel tratto himalayano, ha avvertito di essere “pronto persino a sparare” contro chi cercherà di intraprendere “attività anti-cinesi”.
 

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