26/01/2018, 09.02
INDIA

Esce nelle sale il film Padmaavat, nonostante le critiche dei radicali indù

La pellicola distribuita in oltre 5mila teatri. Il film è osteggiato dalle caste elevate del Gujarat e dai gruppi indù Karni Sena e Mahakaal Sena. Negli scontri, incendiato un autobus di bambini. Corte suprema ribadisce il “diritto di libera espressione dei cinema”.

New Delhi (AsiaNews) – E' uscito ieri nelle sale di tutta l’India il film Padmaavat, il poema epico bollywoodiano che nei mesi scorsi ha attirato feroci critiche dei gruppi radicali indù. La distribuzione nelle sale era stata osteggiata da quattro Stati (Gujarat, Madhya Pradesh, Bihar e Rajasthan) che lamentavano una lettura distorta e offensiva di fatti storici. Dopo l’intervento della Corte suprema che ha disposto la proiezione nei cinema, ora sarà il pubblico a stabilire il successo della pellicola. A guardare le lunghe code che si sono create fuori dalle sale, intanto è la curiosità a prevalere.

Alla vigilia dell’uscita del film in molte aree del Paese si è diffusa la protesta. A Gurgaon i radicali hanno appiccato il fuoco ad un autobus che stava trasportando bambini a scuola. Le immagine del pullman  in fiamme hanno fatto il giro della rete e suscitato indignazione. Nessun minore è rimasto ferito.

Intanto ieri esponenti del Karni Sena, uno dei gruppi indù contrari al film, hanno tentato ancora di convincere gli spettatori a non entrare nei teatri distribuendo rose rosse. Un uomo in attesa della proiezione a Lucknow riferisce: “Se non guardassi il film, sosterrei il Karni Sena e i violenti che hanno attaccato i bambini”.

La controversia sul film è scoppiata lo scorso novembre. I nazionalisti indù hanno costretto la produzione a rimandare la prima, prevista per il primo dicembre. Hanno anche lanciato minacce di morte contro i protagonisti, la star Deepika Padukone e il collega Ranveer Singh, due famosissimi attori di Bollywood.

Oltre ai fondamentalisti del Karni Sena, fautori della protesta sono gli indù del Mahakaal Sena, insieme ad alcune organizzazioni che rappresentano le caste elevate del Gujarat. Il motivo del dissidio è una scena romantica fra la regina indù Padmavati (ruolo ricoperto dalla star di Bollywood) e il re invasore musulmano Alauddin Khilji (Singh). All’uscita dalla sala, lo spettatore Suman Sharma sostiene: “La discordia sulla trama amorosa è del tutto malriposta”.

I radicali hanno dapprima inscenato manifestazioni di piazza, poi tentato in tutti i modi di impedire la proiezione. La pellicola è stata sottoposta a revisione da parte del Central Board of Film Certification, che ne ha modificato il titolo da “Padmavati” a “Padmavaat”. Alla fine il 18 gennaio la Corte suprema ha stabilito che “gli Stati non possono proibire la proiezione del film”. Il presidente Dipak Misra ha aggiunto che “i cinema sono parte inseparabile del diritto di libera parola ed espressione”.

Ora il film è disponibile in oltre 5mila sale. La produzione Viacom 18 Motion Pictures ha pagato oltre 30 milioni di dollari per le riprese, una delle somme più alte del cinema indiano.

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