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» 03/08/2012
INDIA
Esplosioni di Pune: un attacco terroristico fallito
Secondo i servizi indiani, un difetto tecnico ha evitato la tragedia. Il modus operandi riconduce al gruppo Indian Mujahideen (Im), autore di diversi attentati in India. Le autorità interrogano l’unico ferito, per viaggi sospetti in Giordania e Dubai.

Pune (AsiaNews/Agenzie) - Quello di Pune è stato "un attacco terroristico in piena regola", che "solo per caso" non si è consumato in tragedia. Così le autorità del Maharashtra definiscono le cinque esplosioni in sequenza ravvicinata, avvenute nel tardo pomeriggio di due giorni fa in pieno centro città. I servizi indiani ancora non si sbilanciano sui possibili autori dell'attacco, ma l'ipotesi più accreditata è quella che vede coinvolto il gruppo Indian Mujahideen (Im). Intanto, continua l'interrogatorio a Dayanand Patil, 34 anni, unico ferito nelle esplosioni. Le autorità vogliono chiarire alcuni suoi spostamenti: secondo il suo passaporto, egli avrebbe viaggiato in Giordania e a Dubai nel 2003.

Secondo i servizi, gli esplosivi avrebbero causato danni limitati grazie a difetti nella fabbricazione: ogni ordigno era dotato di due o tre detonatori, ma almeno cinque di essi non hanno funzionato. Intanto, il ritrovamento di tracce di nitrato di ammonio e benzina rende più solida l'ipotesi della mano dell'Im. I terroristi infatti avrebbero usato le stesse sostanze negli attentati di Lucknow, Faizabad e Varanasi (novembre 2007) e quello di Jaipur (2008). Altre circostanze analoghe sono la disposizione degli ordigni - trovati in bidoni della spazzatura, biciclette nuove e sacchi di plastica - e l'esplosione in sequenza, a intervalli di tempo ravvicinati.

Gli ordigni hanno colpito il Gandharwa Theatre, la Dena Bank, un Mc Donald e il Garware College, considerato la "Oxford dell'Asia". L'incidente ha riportato i cittadini di Pune a quel 13 gennaio del 2010, quando un attacco terroristico contro un noto ristorante provocò nove vittime e 60 feriti.

 


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Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
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