15/05/2018, 12.46
VATICANO
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Essere monaca di clausura nel tempo di internet

Un documento vaticano per regolare la vita degli istituti che vivono la separazione dal mondo, si occupa dell’autonomia dei monasteri, le federazioni dei monasteri, la separazione dal mondo, la formazione. I nuovi mezzi di comunicazione sociale “devono essere usati con sobrietà e discrezione, non solo riguardo ai contenuti ma anche alla quantità delle informazioni e al tipo di comunicazione”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – La vita contemplativa femminile, caratterizzata dalla clausura, si trova, nei tempi attuali, a dover far fronte a fenomeni come la scristianizzazione e la crisi delle vocazioni religiose, ma anche a realtà come la diffusione dei mezzi della comunicazione sociale e a necessità come un maggiore rapporto tra istituti. Sono alcuni degli aspetti che affronta l’istituzione “Cor orans” della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, resa pubblica oggi. Documento che, ha detto mons. José Rodríguez Carballo, O.F.M., segretario della Congregazione “riflette molto bene quanto le stesse monache hanno chiesto nelle risposte al questionario che alcuni anni fa era stato inviato a tutti i monasteri del mondo”.

“Cuore orante nella Chiesa e per la Chiesa – afferma il documento - la vita contemplativa femminile, custode di gratuità e di ricca fecondità apostolica, è stata sempre testimone visibile di misteriosa e multiforme santità ed arricchisce la Chiesa di Cristo con frutti di grazia e di misericordia ”.

Caratteristica e finalità degli istituti di vita consacrata religiosi è dunque la separazione dal mondo. Essa “corrisponde al dettato paolino di non conformarsi alla mentalità di questo secolo, fuggendo ogni forma di mondanità (n. 156)”. Di qui la regola della clausura ossia “lo spazio monastico separato dall’esterno e riservato alle monache, nella quale solo in caso di necessità può essere ammessa la presenza di estranei. Deve essere uno spazio di silenzio e di raccoglimento dove possa svilupparsi la ricerca permanente del volto di Dio, secondo il carisma dell’Istituto”.

L’Istituzione, che si occupa dell’autonomia dei monasteri, le federazioni dei monasteri, la separazione dal mondo, la formazione, tra le novità introdotte rispetto al passato, c’è la normativa circa i nuovi mezzi di comunicazione sociale (n. 168), in tutta la varietà in cui oggi si presenta. Essa “mira alla salvaguardia del raccoglimento e del silenzio: si può, infatti, svuotare il silenzio contemplativo quando si riempie la clausura di rumori, di notizie e di parole. Il raccoglimento e il silenzio è di grande importanza per la vita contemplativa in quanto ‘spazio necessario di ascolto e di ruminatio della Parola e presupposto per uno sguardo di fede che colga la presenza di Dio nella storia personale e in quella delle sorelle […] e nelle vicende del mondo’. Tali mezzi pertanto (n. 169) devono essere usati con sobrietà e discrezione, non solo riguardo ai contenuti ma anche alla quantità delle informazioni e al tipo di comunicazione, ‘affinché siano al servizio della formazione alla vita contemplativa e delle comunicazioni necessarie, e non occasione di dissipazione o di evasione della vita fraterna in fraternità, né danno per la vostra vocazione, né ostacolo per la vostra vita interamente dedita alla contemplazione’”.

Di conseguenza, dal momento che gli Istituti interamente dediti alla contemplazione occupano sempre un posto eminente nel corpo mistico di Cristo “per quanto urgente sia la necessità dell’apostolato attivo, i membri di tali Istituti non possono essere chiamati a prestare l’aiuto della loro opera nei diversi ministeri pastorali”.

Le trasformazioni in atto nel tempo si riflettono in numerosi punti, come quando si afferma che nella scelta del luogo della fondazione di un monastero “particolare attenzione si deve prestare alle esigenze della vita sacramentale e spirituale del nuovo monastero, perché la carenza di clero in alcune chiese particolari non permette sempre di individuare un presbitero che abbia competenza e sensibilità spirituale per accompagnare la comunità di un monastero di monache (n. 27)”. O quando si indicano, fra i criteri che possono concorrere alla decisione di chiudere un monastero: “il numero delle monache, l’età avanzata della maggior parte dei membri, la reale capacità di governo e formativa, la mancanza di candidate da parecchi anni, la mancanza della necessaria vitalità nel vivere e trasmettere il carisma nella fedeltà dinamica (n. 70)”. Ma “si deve tuttavia assolutamente evitare il reclutamento di candidate da altri Paesi al solo scopo di salvaguardare la sopravvivenza del monastero (n. 257)”.

Essendo la vita monastica un incontro personale con il Signore, essa “ha inizio con la chiamata di Dio e la decisione di ciascuna di seguire, secondo il proprio carisma, le orme di Cristo, come sua discepola, sotto l’azione dello Spirito Santo (n. 221). E, quindi, “pur restando importante l’acquisizione di conoscenze, la formazione nella vita consacrata, e particolarmente nella vita monastica contemplativa, consiste soprattutto nell’identificazione con Cristo (n. 222)”.

 

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