18/04/2006, 00.00
INDIA
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Ex vice primo ministro indiano: il proselitismo cristiano "minaccia" la società

di Nirmala Carvalho

Il leader politico Advani si scaglia contro l'attività missionaria "finanziata" da gruppi esteri e attuata "con incentivi e coercizione". Esponenti cattolici: sono affermazioni "ridicole" e prive di riscontro, ma possono favorire la violenza di giovani fanatici.

New Delhi (AsiaNews) – Nuovo violento attacco contro la predicazione cristiana da parte di L K Advani, ex vice primo ministro indiano.

"Condanniamo con forza – ha detto ieri Advani, leader del gruppo parlamentare del Bharatiya Janata Party (Bjp) – la campagna di proselitismo [cristiano], grave minaccia contro la società Indù. Chiediamo un deciso intervento contro chi la pone in atto". "La campagna di conversione dei gruppi evangelici finanziati da organizzazioni estere – ha aggiunto – è una minaccia per la società Indù e per l'integrazione nazionale", specie se è realizzata con il paravento "di attività sociali per le famiglie povere e sottosviluppate".

Il Bjp – ha concluso – chiede una legislazione, sia nazionale che nei singoli Stati, che proibisca "le conversioni religiose ottenute con incentivi o coercizione".

"L'insistenza sull'inesistente problema delle conversioni religiose in India – ha detto ad AsiaNews padre Babu Joseph, portavoce della Conferenza episcopale indiana – serve ad Advani per evitare i veri problemi sociali e nazionali. Come la povertà, la disoccupazione, la mancanza di istituti d'istruzione e le tensioni nei comuni, per citarne alcuni, che costituiscono una reale minaccia alla sicurezza e all'unità nazionale. Per il Paese sarebbe meglio se si occupasse, ad esempio, di realizzare migliori possibilità di lavoro e della distribuzione di terra a chi non ne ha. L'opera dei pochi cristiani per mitigare la miseria dei loro seguaci non va denigrata, ma ammirata. Il Paese sarebbe migliore se anche Advani e il suo gruppo facessero almeno una piccola parte di quanto fanno le organizzazioni cristiane per chi sta ai margini della nostra società".

"Advani – conferma ad AsiaNews John Dayal, presidente dell'All Indian Catholic Union – ha fatto accuse simili quand'era ministro indiano degli Interni. Gli chiesi di  produrre un libro bianco [indicando i casi] ma non lo ha fatto. Di nuovo gli chiedo di indicare casi di conversioni forzate. Nel Rajasthan, per esempio, la popolazione supera i 60 milioni e i cristiani sono circa 86 mila, circa uno su 1.000. E' ridicolo parlare di conversioni forzate". C'è il timore che simili discorsi possano portare alla violenza. "Non sono sicuro – prosegue Dayal – che Advani possa controllare, per esempio, la violenza omicida dei giovani del Bajrang Dal [gruppo estremista già autore di episodi di violenza], che ora hanno armi da fuoco oltre a spade e trishuls (tridenti). Spero che il governo controlli la situazione".

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