02/12/2011, 00.00
PAKISTAN
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Faisalabad, 18enne cristiana uccisa durante un tentativo di stupro

di Shafique Khokhar
Amaria Masih è stata assassinata a colpi di pistola perché si è opposta alla violenza. L’autore un 28enne musulmano di nome Arif Gujjar, tossicodipendente e figlio di un ricco proprietario terriero. La polizia ha arrestato l’uomo e collabora con la famiglia. La solidarietà della comunità musulmana che cerca “riconciliazione”.
Faisalabad (AsiaNews) – È sotto custodia della polizia per interrogatorio il 28enne musulmano Arif Gujjar, indagato per l’omicidio della 18enne Cristiana Amaria Masih uccisa il 27 novembre a colpi di pistola. La ragazza era originaria del villaggio di Tehsil Samundari, a circa 40 km da Faisalabad (nel Punjab), ed è stata assassinata perché ha opposto resistenza a un tentativo di stupro. Arif Gujjar è un “giovane vagabondo e tossicodipendente”, figlio di un ricco proprietario terriero della zona di nome Shafi Gujjar. Il padre della giovane chiede giustizia, mentre la comunità musulmana si stringe attorno alla famiglia sconvolta dal dolore.

Razia Bibi, 50 anni, madre di Amaria, racconta ad AsiaNews che lei e la figlia si erano dirette al canale per raccogliere acqua potabile, di cui il villaggio è privo. In un primo momento Arif Gujjar, in compagnia di un amico la cui identità è tuttora ignota, si è impossessata del mezzo; poi si è diretto verso la ragazza e, sotto la minaccia di una pistola, ha cercato di trascinarla con sé. La giovane cristiana ha opposto resistenza, cercando di sfuggire alla morsa dell’aguzzino. L’uomo ha aperto il fuoco e l’ha uccisa sul colpo, quindi ha cercato di occultarne il cadavere.

Il corpo è stato ritrovato dal padre, Mansha Masih, 53 anni, padre di cinque femmine e due maschi. Egli ha denunciato il sospettato, che si trovava nei pressi della zona in cui aveva cercato di nascondere il cadavere e cancellare le tracce dell’omicidio. La polizia si è subito messa sulle tracce di Arif, arrestandolo poco dopo. Il papà della giovane ringrazia le forze dell’ordine, che “hanno collaborato moltissimo” per arrestare il colpevole.

Al termine delle esequie della 18enne cristiana, aggiunge il padre (nella foto), una delegazione musulmana ha incontrato la famiglia, per manifestare solidarietà e riportare armonia e pace in seno alla comunità. Mansha Masih chiede però che sia fatta giustizia e assicura che “combatterò per ottenerla” perché “sono vittima di un gesto crudele”. I funerali sono stati celebrati da p. Zafal Iqbal, originario di Khushpur, che ad AsiaNews spiega: “ricchi e influenti proprietari terrieri prendono spesso di mira persone emarginate e vulnerabili, per i loro sporchi interessi”.
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