15/06/2015, 00.00
PAKISTAN
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Faisalabad, attivisti in piazza: “Cartellino rosso” al lavoro minorile

di Shafique Khokhar
Organizzazioni contro lo sfruttamento dei bambini hanno protestato chiedendo la cessazione della pratica e l’istituzione del diritto allo studio. Nel Paese 7,3 milioni di giovani non vanno a scuola e sono impiegati in lavori pericolosi.

Faisalabad (AsiaNews) – Il governo deve formare una Commissione nazionale che si occupi dei diritti e della protezione dei bambini da ogni forma di trascuratezza, abuso e sfruttamento; deve rafforzare il sistema di controllo per diminuire il lavoro minorile e mettere in atto un meccanismo che bandisca l’occupazione dei bambini sotto i 14 anni e regoli quella tra i 14 e i 18. Queste sono le richieste dei partecipanti al corteo di protesta denominato “Cartellino rosso al lavoro minorile”, organizzato lo scorso 11 giugno di fronte al Faisalabad Press Club, in occasione della Giornata mondiale contro il lavoro minorile.

Alla dimostrazione hanno partecipato diverse organizzazioni per i diritti umani come Peace and Human Development (Phd), Peace for Nation International (Pni), Adara Samaji Behbood (Asb) ed Ever Green Foundation (Egf), a cui si sono uniti bambini e adulti provenienti da differenti comunità. Durante la marcia, i partecipanti hanno esibito cartelloni e intonato slogan contro lo sfruttamento minorile.

Suneel Malik, direttore di Phd, ha spiegato che “Il cartellino rosso è usato come simbolo dall’International Labour Organization (Ilo) per sensibilizzare alla prevenzione e all’eliminazione del lavoro minorile, per dare una voce ai bambini che sono impiegati nei lavori domestici, in fabbrica, nelle fornaci, come accattoni, camerieri o meccanici”.

Secondo l’attivista Naseem Anthony, “il lavoro minorile finirà quando di datori di lavoro di bambini verranno portati a giudizio e l’obiettivo dell’educazione scolastica obbligatoria e gratuita sarà raggiunto”. In Pakistan, infatti, circa 7,3 milioni di bambini non frequentano le scuole . Inoltre, continua Anthony, l’attuale legislazione sul lavoro minorile, il Juvenile Justice System Ordinance 2002, “deve essere modificato per creare delle corti specifiche per i minori”.

Le stime più recenti dell’Ilo calcolano che in Pakistan 5,7 milioni di ragazzi tra i 10 e i 17 anni lavorino, due terzi dei quali nel settore agricolo. Una numero simile è sfruttato invece in modo gratuito per lavori “familiari”. Stime al ribasso dicono che il 13,5% dei giovani tra i 15 e i 17 anni sono impiegati in lavori rischiosi.

Shazia George, membro della Commissione per lo status della donna del Punjab, afferma che “il lavoro minorile domestico è difficile da accertare, perché è molto informale e nascosto, e gli ispettori non riescono a monitorare tutte le case dove i minori possono essere oggetto di violenza fisica, orari di lavoro estenuanti, ambienti di lavoro pericolosi e vitto e alloggio di bassa qualità”. “Per questo il governo – continua la donna – deve proibire subito il lavoro minorile domestico, inserendolo nella lista delle occupazioni bandite dall’Employment of Child Act”.

Secondo l’attivista cristiana Zafar Iqbal, le giustificazioni del lavoro minorile come la povertà e disoccupazione “sono deboli. Le cause reali sono la mancanza di volontà, si preoccupazione, di impegno e di sincerità da parte delle autorità nel proteggere i bambini dallo sfruttamento”.

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