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» 14/06/2010 10:58
PAKISTAN - AFGHANISTAN
"Falsa" l'accusa che i servizi segreti pakistani sostengono i talebani afghani
Secondo il documento della London School of Economics l’Isi fornisce addestramento, risorse economiche e armi ai fondamentalisti. Il portavoce dei servizi respinge le accuse e parla di “spazzatura” volta a minare i rapporti fra Islamabad e Washington. Emergono anche contatti fra il presidente Zardari e i capi della guerriglia talebana.

Islamabad (AsiaNews/Agenzie) – L’esercito pakistano respinge i risultati di un rapporto pubblicato ieri dalla London School of Economics (Lse), secondo cui i Servizi segreti (Isi) forniscono da tempo addestramento, risorse economiche e armi ai talebani. Il portavoce Isi bolla il documento come “spazzatura”, parte di una campagna che mira a screditare i militari e gli apparati preposti alla sicurezza. L’autore dell’inchiesta, studioso di Harvard, parla di “prove concrete” che vanno oltre “il sostegno limitato, o occasionale”.
 
Il maggiore Athar Abbas, portavoce Isi, critica il rapporto di Lse e ne mette in dubbio la credibilità. “È privo di fondamento” dichiara il militare, che aggiunge: “i sacrifici dell’esercito pakistano, di Isi e le vittime nella guerra al terrore parlano da soli”.
 
L’autore dell’inchiesta sui legami fra i servizi segreti pakistani e i fondamentalisti afghani è Matt Waldman, esperto di questioni internazionali ad Harvard. Nella preparazione del rapporto, egli ha intervitato nove leader talebani che hanno confermato finanziamenti, addestramento e coperture ai militanti da parte dell’Isi.
 
Lo studioso sottolinea che si tratta di un sostegno di ampia portata, molto maggiore di un aiuto sporadico come creduto sinora, tanto da definirlo “una politica ufficiale dell’Isi”. “Questo va assai oltre un sostegno limitato, o occasionale” ha spiegato Waldman alla Bbc, perché emergono “livelli significativi di sostegno fornito dall’Isi”. Egli aggiunge che alcuni agenti dei servizi segreti hanno partecipato a sedute del consiglio del leader talebani, la cosiddetta “shura di Qaetta”.
 
Il documento punta il dito anche contro il presidente Asif Ali Zardari, che avrebbe incontrato in carcere leader talebani di primo piano all’inizio dell’anno. A uno di loro, il Capo di Stato ha confidato che il governo statunitense esercita una “enorme” pressione su Islamabad, perché smantelli le roccaforti talebane in Pakistan. Pochi giorni dopo l’incontro tra Zardari e i capi dei terroristi, un manipolo di talebani è stato trasportato fino a Quetta (provincia di Balochistan) e liberato.
 
Tuttavia Farah Ispahani, portavoce del presidente pakistano, smentisce le illazioni presenti nel rapporto di Lse definendole “totalmente false” e miranti a “danneggiare il nuovo dialogo strategico fra Pakistan e Stati Uniti”. Washington negli ultimi anni ha stanziato miliardi di dollari a Islamabad, per assisterlo nella guerra al terrorismo e ai fondamentalisti di al Qaeda. In risposta, conclude il documento, il Pakistan avrebbe adottato una politica “del doppio gioco di portata strabiliante”.

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