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    » 31/05/2012, 00.00

    VATICANO - ITALIA

    Famiglia, bene sicuro nella precarietà del mondo e del lavoro

    Bernardo Cervellera

    Al Convegno teologico-pastorale nell'Incontro mondiale delle famiglie, si afferma l'urgenza di un'alleanza fra famiglia e lavoro. Contro l'individualismo, l'esperienza e la dottrina sociale della Chiesa sottolineano che l'uomo è fatto di relazioni; la gratuità e il senso è ciò che dà valore al lavoro. Il card. Tettamanzi critica le "retribuzioni fuori misura" di dirigenti della finanza, dell'industria e dello sport. Per il prof. Morandé Court, cileno, la famiglia è un'opportunità importante per dare qualità al lavoro, che oggi non è più basato sulla produzione o sul capitale, ma sulla "formazione del capitale umano". Solidarietà verso i terremotati dell'Emilia Romagna.

    Milano (AsiaNews) - La famiglia è il luogo in cui investire per dare al lavoro senso, continuità, efficienza. Questo è stato sempre valido, ma oggi è ancora più urgente perché il lavoro si definisce ormai più per la "qualità umana" che per la "produzione". Per questo, educare alle "qualità umane" in famiglia è divenuta una priorità per generare il benessere (e l'essere buono)  nella società.

    È il secondo capitolo della "rivoluzione culturale" che l'Incontro mondiale delle famiglie sta operando in questi giorni a Milano. Quello di ieri tendeva a mostrare che la vita familiare, di coppia uomo-donna con due figli o più, è l'elemento più felice nella società ed una risorsa fondamentale. Oggi, ancora in controtendenza alla mentalità dominante, il Convegno teologico-pastorale legato all'Incontro, afferma che senza la famiglia non c'è nemmeno "buon lavoro". Per questo gli imprenditori e i politici dovrebbero farsi determinare dalla mentalità familiare, invece che vedere l'istituto familiare come un concorrente o come un ambito di solo consumo.

    A dare il "la" di questa "rivoluzione" è stato anzitutto il card. Dionigi Tettamanzi, arcivescovo emerito di Milano, che ha messo in luce "la dimensione familiare del lavoro umano". Nella società contemporanea, egli ha detto, "non è abituale mettere a tema il rapporto tra la famiglia e il lavoro, mentre è diffusa la considerazione del rapporto tra la persona soltanto e il suo lavoro, in seguito alla cultura post-moderna con il suo accento sull'individuo, sulla persona spogliata delle sue relazioni, come se non esistessero o fossero realtà irrilevante. L'esperienza però ci dice che tutti noi siamo frutto di molteplici relazioni, da quella che ci ha generato a quelle che ci hanno fatto crescere".

    Da questo vengono molte conseguenze importanti:

    • 1) il valore della gratuità anche nel lavoro, perché "non è affatto vero che siano il massimo profitto e la massima utilità economica a muovere l'agire dell'uomo: la vera e più esplosiva motivazione è la carità, con l'energia che ha di suscitare e sostenere relazioni nuove, fraterne appunto, in ogni famiglia, in ogni impresa e nell'intera grande famiglia umana!".
    • 2) "l'umanità non è finalizzata al lavoro, ma al Sabato [nel senso del riposo- ndr]... Il tempo del lavoro, infatti, inevitabilmente differenzia e divide; quando invece si riposa e si fa festa, le stesse disuguaglianze sociali appaiono attenuate: si familiarizza, si condivide, si comunica";
    • 3) poiché è importante la persona che lavora, si rischia "un'ingiustizia scandalosa" quando si paga poco il lavoro manuale e vi sono "retribuzioni... fuori misura" per altri lavori che movimentano "enormi capitali": "Forse che il tempo, le forze fisiche e psichiche, le responsabilità dell'ultimo lavoratore valgono di meno del tempo, delle forze e delle responsabilità di un alto dirigente di finanzia o di industria o di governo o di partito o di sport?".

    Il card. Tettamanzi si è riferito spesso alla Bibbia, alla dottrina sociale della Chiesa, all'enciclica "Caritas in veritate", suggerendo la possibilità di "un'alleanza positiva, tra la vita di lavoro e la vita di famiglia", che richiede un impegno politico e sindacale, insieme a una "solidarietà" e alla difesa dei diritti del lavoratore a carattere globale: "la vita e la salute - ad esempio - di un operaio cinese valgono tanto quanto quelle di un italiano".

    È toccato al sociologo Pedro Morandé Court (v. foto), 64 anni, dell'università cattolica di Santiago del Cile, mostrare in modo ancora più scientifico il valore della famiglia per il mondo del lavoro contemporaneo. Citando l'enciclica "Centesimus Annus", egli afferma: "Se un tempo il fattore decisivo della produzione era la terra e più tardi il capitale, inteso come massa di macchinari e di beni strumentali, oggi il fattore decisivo è sempre più l'uomo stesso, e cioè la sua capacità di conoscenza che viene in luce mediante il sapere scientifico, la sua capacità di organizzazione solidale, la sua capacità di intuire e soddisfare il bisogno dell'altro". Per questo, egli conclude, ", la famiglia si è trasformata in un fattore essenziale nella formazione del 'capitale umano'". Per questo la famiglia è la "grande opportunità" per il lavoro di oggi: "le attitudini verso la conoscenza e l'informazione, la curiosità intellettuale, il lasciarsi provocare intellettualmente ed emozionalmente dalla realtà, la commozione davanti a tutto quello che esiste, particolarmente verso gli altri esseri umani, sono virtù che si alimentano della libertà interiore, che non è ne sarà mai un prodotto dell'industria, ma che nasce dell'esperienza di comunione vissuta con altri e che comincia certamente nel seno della famiglia".

    Da qui ne consegue l'importanza di guardare al lavoro insieme alla famiglia, salvaguardando il part-time per le donne con figli; aprendo alla cura per gli anziani; potenziando l'educazione e guardando a queste piste non come un ostacolo alla produzione, ma come un bene sociale in cui anche il lavoro è inserito.

    Il prof. Morandé Court non nasconde che proprio questo importante "nuovo orizzonte culturale" viene considerato senza valore e l'istituto familiare - specie in Europa - è visto vicino all'estinzione. Ma è ormai evidente che il fallimento è pure dell'individualismo che crea psicosi, suicidi, inverno demografico, come pure dello Stato sociale, incapace ormai di assicurare assistenza a una popolazione divenuta sempre più anziana. Ripartire dalla famiglia e dall'educazione è divenuta una necessità, "per rinnovare la comunione nel seno delle famiglie e per orientare il lavoro umano allo sviluppo integrale delle persone".

    Quasi a mostrare che la famiglia ha anche una dimensione sociale, all'Incontro si è deciso anche un impegno per le famiglie colpite dal terremoto in Emilia Romagna. Nella Fiera di Milano è stata aperta una sottoscrizione anche con la vendita di 3 mila pezzi di Grana Padano per aiutare le aziende agricole e i caseifici colpiti dal terremoto. Ieri, la Caritas ambrosiana  ha provveduto all'invio di 1.500 kit igienico-sanitari, allestito 4 tensostrutture, per un totale di 800 posti letto e ha già raccolto donazioni per 15mila euro. Infine, alla Festa delle testimonianze, alla presenza del papa, il 2 giugno sera, vi sarà la testimonianza di una famiglia terremotata dell'Emilia.

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