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» 24/02/2005 13:54
india
Fondamentalisti indù assaltano meeting cristiano nel Rajasthan
Vescovo di Jaipur: "I fondamentalisti inventano sempre nuovi modi per impedire incontri cristiani". Anche i musulmani denunciano: "Sono fascisti appoggiati dal governo". I gruppi induisti dichiarano il 2004 "anno di successo" per le riconversioni (forzate) all'induismo.

Jaipur (AsiaNews) - Attivisti induisti hanno assalito un gruppo di giovani cristiani che si stava recando a un incontro biblico nella città di Kota, nello stato del Rajasthan (nordovest dell'India). Arrivati nella stazione ferroviaria cittadina, provenienti dall'Andhra Pradesh, 250 cristiani sono stati circondati da 200 membri del gruppo Bajarang Dal. I fondamentalisti hanno condotti i giovani cristiani (in larga parte tribali) nella locale stazione di polizia. In seguito le autorità locali li hanno li hanno rimandati indietrosu un altro treno, impedendo loro di partecipare alla "Bible Convention" organizzata dal gruppo cristiano Emmanuel. Il leader della comunità ha definito quanto avvenuto sabato scorso "un attacco violento e gratuito".

Parlando con AsiaNews mons. Ignatius Menezes, vescovo cattolico di Ajmer-Jaipur, la diocesi dove è avvenuto il fatto, ha dato voce alla protesta dei cristiani contro i militanti indù e l'operato delle forze dell'ordine: "Anche se la polizia aveva dato il permesso a questa assemblea ed era presente sul luogo dell'incontro, i fondamentalisti hanno attaccato i fedeli riuniti e hanno lanciato pietre contro di loro". Il vescovo ha aggiunto che "gli attivisti indù controllano tutte le attività cristiane e ogni volta escogitano nuovi modi per impedire e bloccare tutti i loro incontri".

Anche i musulmani locali hanno espresso solidarietà ai cristiani perseguitati nel Rajasthan: un esponente islamico del posto, Mohammed Seleem, ha dichiarato che il governo locale – guidato dal Bharatiya Janata Party (BJP), il partito che si ispira all'ideologia indù -asseconda e sostiene le "organizzazioni fasciste" indù e invece di "punire i persecutori, prende di mira le vittime".

Mons. Menezes punta il dito anche contro il governo del Rajasthan, già sotto accusa per le misure adottate in materia sociale e religiosa. Il primo ministro Vasundhara Raje ha tolto il divieto sul possesso privato dei trishuls, le spade a tre punte solitamente usate dai fondamentalisti indù. Inoltre ha fatto ritirare casi giudiziari contro membri del Vishwa Hindu Parishad (il Consiglio mondiale indù) e del Bajarang Dal. "Noi cristiani siamo senza aiuto" afferma mons. Menezes. "Al governo c'è il BJP e noi non abbiamo voce".

Anche secondo membri del Congress, all'opposizione nel Rajasthan, le autorità locali useranno l'incidente di Kota per incrementare la "zafferenizzazione della società", cioè favorire il fondamentalismo indù e reprimere le minoranze religiose. Proprio nelle prossime settimane sarà discussa in parlamento una legge anti-conversione. "Il governo del Rajasthan" ha dichiarato C S Baid, leader locale del Congress, "sta seguendo la linea del VHP e vuole approvare leggi che diano via libera agli attacchi contro le minoranze". "Anche se noi protestiamo contro questa legge" aggiunge mons. Menezes "non abbiamo nessun ascolto: la situazione è seria e preoccupante".

Intanto, un rapporto del VHP reso noto di recente ha dichiarato il 2004 "anno di successo" per la campagna di riconversioni all'induismo. Nel corso dello scorso anno secondo le cifre del Sankshipt Karyavrat-2004 – questo il titolo del rapporto - 12.857 membri delle minoranze sono ritornate alla religione indù: tra questi, 9.130 cristiani.

Gruppi per i diritti civili e agenzie di stampa hanno più volte denunciato che queste riconversioni avvengono con la forza e sotto minaccia di morte. Gli stati dove sono avvenute maggiori riconversioni sono il Gujarat, il Rajasthan e l'Orissa. "Anzitutto, si tratta di cifre esagerate" commenta mons. Menezes. "E poi fondamentalisti indù operano con il terrore, in particolare contro i tribali e gli adivasi".

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