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  • » 11/08/2007, 00.00

    INDONESIA

    Fondamentalisti islamici contro Miss Universo, “simbolo di adulterio”

    Mathias Hariyadi

    A Bandung la protesta di musulmani radicali spinge Miss Universo a cancellare la sua presenza ad una serata di beneficenza. I manifestanti considerano la Miss “contraria alla sharia”. Minoranze e musulmani moderati avvertono: in atto una crescente campagna per uniformare l’islam al mondo arabo e costruire uno Stato islamico di stampo saudita.

     Jakarta (AsiaNews) – Fondamentalisti islamici in Indonesia hanno protestato con forza contro la presenza a Bandung di Miss Universo 2007, giudicata “simbolo mondiale di adulterio e pornografia”. La Miss, la giapponese Riyo Mori, spaventata ha ceduto alle minacce e cancellato la sua presenza ad un evento di beneficenza in programma per oggi. Lo ha reso noto il coordinatore della serata di fund raising, Azfauri Aziz, spiegando che la ragazza “ha subito un forte shock psicologico e ha deciso di rimanere nella sua stanza” all’interno dell’albergo dove si svolge l’evento.

     Ieri centinaia di persone hanno manifestato a Bandung, capitale della provincia di West Java, dove sono attivi diversi gruppi di fondamentalisti islamici, spesso anche promotori di campagne anti-cristiane. In prima linea nelle proteste contro Miss Universo: il Movimento giovanile islamico (GPI), il gruppo Osservatore dell’adulterio di Bandung (BMW) ed il Movimento d’unità degli studenti musulmani di Indonesia (KAMMI). Riuniti sotto il nome di “Alleanza contro la pornografia”, questi gruppi ritengono la presenza della Miss a Bandung “del tutto contraria allo spirito della città, che invece mette i valori morali come principale fondamento della sua vita quotidiana”. Secondo Asep Syarifudin, guida del BMW, “accogliere Miss Universo nella capitale provinciale sarebbe accettare le pratiche di adulterio e pornografia”. Come in altre manifestazioni “contro eventi che violano la sharia”, prima di scendere in piazza i partecipanti si sono incontrati alla Grande Moschea di Al Ukhuwah per fare il punto della situazione.

     Le proteste di ieri non sono un caso isolato e confermano ancora una volta il delinearsi nel Paese musulmano più popoloso al mondo di un movimento che con sempre più forza si batte per l’introduzione della legge islamica. In Indonesia il partito di ispirazione islamica Prosperous Justice (PKS) continua a sostenere un controverso disegno di legge anti-pornografia, che sanziona come illegale ogni atto considerato dal legislatore “sessualmente provocatorio”. Dal canto loro, minoranze etniche e religiose come pure musulmani nazionalisti avvertono: questa proposta di legge è un primo passo verso la creazione di uno Stato islamico di stampo saudita; tutto ciò è contrario alla stessa Costituzione, che definisce l’Indonesia uno Stato laico, come pure alla tradizionale tolleranza e al pluralismo della nostra società. Secono Lily Zarkiyah Miner, intellettuale musulmano, è in atto una crescente tendenza a conformare l’islam e ad identificarlo con il mondo arabo.

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