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  • » 04/10/2016, 12.51

    SIRIA

    Francescani: in Siria “zone di sicurezza” Onu. Vicario Aleppo: dai bambini un milione di firme per la pace



    In un messaggio congiunto il ministro generale dei Francescani e il Custode di Terra Santa rilanciano l’appello del papa. Contro le armi e le violazioni ai diritti umani nel Paese. Come San Francesco, oggi in Siria serve un “profeta di pace”. Mons. Georges Abou Khazen: situazione drammatica, bombardamenti continui. Ad Aleppo 700 bambini cristiani e musulmani si incontrano per parlare di pace.

     

    Aleppo (AsiaNews) - Rilanciando i “numerosi appelli” di papa Francesco con l’obiettivo di far cessare “la logica delle armi” e le “continue violazioni ai diritti umani in Siria”, l’Ordine francescano lancia un appello “per la pace” ad Aleppo e in tutto il Paese. In una nota congiunta, il ministro generale dei Francescani, fra Michael Perry, e il Custode di Terra Santa fra Francesco Patton, si rivolgono alla comunità internazionale perché siano prese misure efficaci in aiuto alla popolazione, fra cui la creazione di “zone di sicurezza”.

    Il messaggio, inviato per conoscenza ad AsiaNews, è stato diffuso oggi, in concomitanza cona la festa del santo di Assisi. Per l’occasione, il superiore dei francescani nel mondo e quello dei frati in Medio oriente chiedono che lo spirito del padre fondatore, un “profeta di pace”, possa ispirare i politici e ”tutti gli uomini e le donne di buona volontà”.

    Nel giorno in cui la Chiesa ricorda san Francesco, i vertici dell’Ordine si rivolgono a “tutte” le parti in causa chiedendo un'immediata interruzione dell'uso di armi, la cessazione di qualsiasi forma di violenza e di odio, la ricerca di un cammino verso la pace, la riconciliazione e il perdono. La comunità internazionale, prosegue la nota di fra fra Michael Perry e di fra Francesco Patton, deve fare della città di Aleppo “una zona di sicurezza”, permettendo a tutta la popolazione di ricevere gli aiuti umanitari necessari e di ritrovare speranza nel futuro.

    Le due personalità dell’ordine francescano auspicano inoltre che “altre zone di sicurezza” siano formate in tutta la Siria, sotto il controllo e la responsabilità diretta delle Nazioni Unite su mandato del Consiglio di sicurezza. I Frati Minori estendono ili loro appello “a tutto il resto del mondo”, perché gli Stati e la comunità internazionale prestino maggiore attenzione al dramma dei rifugiati e al compito di accoglienza.

    Sono stati numerosi i richiami di papa Francesco ai vertici mondiali e alle potenze impegnate a vario titolo nel conflitto siriano a far ripartire il cammino di pace. Lanciando un monito durissimo contro “i responsabili dei bombardamenti”, i quali “dovranno dare conto davanti a Dio”, il pontefice ha rinnovato l’invito alla preghiera per “i popoli [di Siria e Iraq] sfiniti dalle bombe”. Durante il viaggio apostolico in Georgia [e Azerbaijan], Francesco ha chiesto di “sollevare dalla devastazione” i due Paesi e i loro popoli, soffocati da anni di violenze e devastazioni.

    Fra le molte personalità francescane - presenti in Medio oriente da 800 anni e in Siria da quattro secolo - attive nelle aree di guerra vi è mons. Georges Abou Khazen, siriano di nascita, vicario apostolico di Aleppo dei Latini. Interpellato da AsiaNews il prelato - che in passato ha servito la Custodia in Egitto, Terra Santa e Libano, dal 204 ad Aleppo prima come parroco e poi da vescovo - racconta di “giorni difficili” in una situazione “che si fa sempre più drammatica”.

    Il vicario di Aleppo descrive una città in cui “non c’è acqua, non c’è elettricità”, i bombardamenti “sono continui” e colpiscono “i quartieri civili, ogni giorno si contano i morti”. Ora la guerra è fra le vie e le case, con l’esercito “che sta attaccando la zona orientale” controllata da ribelli e jihadisti. Ieri si sono registrate vittime “non solo fra i cristiani”, aggiunge, ma pure tra i musulmani, almeno “una ventina di vittime in totale” fra le due comunità. Finita la tregua e fallite le trattative per un suo prolungamento, le violenze “sono riprese con una intensità ancora maggiore”. Purtroppo, avverte il prelato, “in questi anni dopo una tregua le battaglie sono riprese con più forza. Temevo che sarebbe successo tutto questo e puntualmente è avvenuto”.

    È di queste ore la notizia secondo cui Stati Uniti e Russia hanno sospeso i colloqui sulla Siria, rimpallandosi le accuse per il fallimento delle trattative e l’escalation di violenze. Una decisione che “preoccupa”, sottolinea mons. Abou Khazen, secondo cui il rischio ora è che Washington “dia ancora più armi all’opposizione, a questi gruppi” senza una chiara distinzione fra estremisti e opposizione moderata. “Il timore - afferma - è che il quadro di complichi ancora di più”.

    Il vicario di Aleppo plaude agli appelli di pace di papa Francesco e sostiene tutte le iniziative di sensibilizzazione sul conflitto, fra cui il messaggio dei Frati Minori diffuso oggi. Seguendo l’insegnamento del santo di Assisi, egli afferma che oggi “san Francesco si impegnerebbe per superare le barriere e mettere fine alle divisioni fra est e ovest. E richiamerebbe tutti noi al dovere di essere strumento di pace”.

    Per questo mons. Georges Abou Khazen vuole dare risalto a un progetto che prende il via in questi giorni in tutta la Siria, e che coinvolge giovani cristiani e musulmani: “Stiamo promuovendo una campagna - racconta - che punta a raccogliere un milione di firme di ragazzi e ragazze siriani per la pace. L’iniziativa è sostenuta da enti, realtà, organizzazioni cristiane e musulmane e coinvolge tutto il Paese. Noi, con i giovani che frequentano la nostra chiesa ad Aleppo, li stiamo sensibilizzando sul tema, e loro rispondo realizzando disegni, opere e testi che raccontano come loro vedono la guerra, una testimonianza diretta dai loro occhi”. Queste opere, aggiunge, verranno presentate “agli organismi competenti delle Nazioni Unite e alla comunità internazionale”.

    Ad Aleppo, conclude il prelato, “dopodomani 6 ottobre è in calendario un grande incontro cui parteciperanno fra i 600 e i 700 bambini. Non solo cristiani, ma anche loro amici e conoscenti musulmani. In questo contesto rilanceremo il sostegno alla campagna di raccolta firme e distribuiremo alcuni piccoli regali, come la t-shirt per la pace”.(DS)

     

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