19/07/2017, 10.42
CINA - TIBET
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Gansu: Pechino costringe i tibetani a sventolare la bandiera cinese

È accaduto durante un festival estivo che apre la stagione dei pic nic nella regione. In passato, i tibetani si erano rifiutati di obbedire e le autorità avevano mandato soldati per travestirsi da tibetani e portare il vessillo cinese.

Pechino (AsiaNews/RFA) – All’apertura di un festival estivo, questa settimana, i tibetani della provincia nord-occidentale del Gansu cinese sono stati costretti dalle autorità a portare a dorso di cavallo bandiere nazionali cinesi. Lo riferiscono fonti della regione, secondo cui l’obbligo avrebbe infuriato osservatori e partecipanti tibetani.

A quanto riportato da una fonte locale al servizio tibetano di Radio Free Asia (Rfa), il festival è iniziato il 17 luglio e dura tre giorni. Esso dà ufficiale inizio alla tradizionale stagione dei picnic nell’area della città di Tsoe (in cinese, Hezuo) della prefettura autonoma tibetana di Knalho (Gannan) nella provincia del Gansu. “Quest’anno, le autorità cinesi hanno ordinato a comuni tibetani di portare le bandiere cinesi, avvisando che ci sarebbero state serie conseguenze se avessero mancato di obbedire”, ha raccontato una fonte di Rfa, parlando sotto anonimato. “I cinesi avevano già le bandiere pronte all’uso per la processione. Ma quelli che sono stati costretti a portarle erano molto arrabbiati e offesi”.

Secondo la stessa fonte, simili ordini erano stati dati per un festival di tre anni prima, ma i tibetani locali avevano respinto le istruzioni portando bandiere religiose. “Quindi Pechino aveva inviato 150 soldati cinesi per indossare abiti tradizionali tibetani e portare le bandiere al loro posto”. La fonte ha continuato raccontando che le autorità hanno in seguito affermato che sette contee di Kanlho saranno convocate a partecipare in future parate, aggiungendo che quattro distretti di Tsoe – Tsoe Dentro, Dzoege To, Khagya To, e Dokar – sono state forzate a prendervi parte quest’anno.

I tibetani che vivono sotto il governo cinese sono spesso irritati dalle forzate dimostrazioni di lealtà a Pechino e organizzano proteste per affermare l’identità nazionale e culturale tibetana. Il 2 maggio, uno studente di 16 anni di una famiglia agricola chiamato Chagdor Kyab si è dato fuoco vicino al monastero Bora a Kanlho, chiedendo mentre bruciava la liberazione del Tibet e il ritorno del leader spirituale tibetano in esilio, il Dalai Lama.

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