17/02/2006, 00.00
Cina
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Gao Zhisheng, l'avvocato "che sfida il Partito Comunista"

Cinque attivisti per i diritti umani sono scomparsi nei giorni scorsi. Essi, insieme a Gao Zhisheng lottano per "restaurare i diritti umani in Cina". AsiaNews presenta l'uomo che fa tremare i vertici del governo comunista con le sue lettere aperte, le critiche alla repressione politica e religiosa, la sua opera di avvocato in difesa dei perseguitati. Il suo gruppo ha lanciato lo sciopero della fame che ha più aderenti ed è il più seguito dai media.

Pechino (AsiaNews) – Nei giorni scorsi 5 attivisti per i diritti umani sono scomparsi. Da giorni i telefoni di Hu Jia, Qi Zhiyong, Ma Wendu, Ma Ouyang e Wen Haibo sono spenti e le loro coase controlate da agenti in borghese. Secondo alcuni simpatizzanti essi sono stati arrestati dalla polizia.

I 5 avevano aderito allo sciopero della fame lanciato dall'avvocato Gao Zhisheng in favore del "restauro dei diritti umani in Cina". Il loro arresto conferma la paura che la leadership cinese nutre nei confronti di Gao e di questo gruppo, da molti definito come "la futura classe dirigente democratica della Cina".

Gao è famoso per le sue battaglie legali e i suoi dossier di denuncia sulle persecuzioni subite dai cristiani nel Xinjiang e la repressione di migliaia di aderenti al movimento Falun Gong. Per anni egli ha combattuto le violenze del Partito comunista cinese usando le vie legali. Nei mesi scorsi egli è dovuto fuggire da Pechino perché perseguitato dalla polizia. Lo sciopero della fame da lui lanciato, a cui aderiscono centinaia in tutto il mondo, è per Gao "l'ultimo tentativo" di portare l'attenzione del governo sulle ingiustizie subite dalla popolazione cinese.

Nonostante la censura e la violenza che Pechino attua contro Gao e il suo gruppo, la loro opera è notissima in Cina e all'estero.

Gao, futuro "presidente della Cina libera dal comunismo"

Gao Zhisheng, cristiano, avvocato ed attivista per i diritti umani, è divenuto famoso in tutta la Cina per le sue critiche al Partito Comunista, le lettere aperte in cui invita i leader del governo a cambiare il modo in cui governano e per la sua strenua lotta in difesa dei perseguitati cinesi, primi fra tutti gli aderenti al Falun Gong ed i cristiani non ufficiali.

Il 18 ottobre 2005 ha inviato una lettera aperta al presidente Hu Jintao ed al premier Wen Jiabao, chiedendo loro di "ricostruire la Cina sulle fondamenta della democrazia, della legge e del rispetto della costituzione". Politici, giornalisti e persone comuni hanno iniziato a definirlo "il primo presidente della Cina libera dal comunismo".

Nelle sue campagne a favore dei diritti umani e della libertà religiosa, Gao ha messo a rischio tranquillità e carriera. Solo nel 2001, il ministero cinese della Giustizia lo aveva nomina uno dei "Dieci migliori avvocati della Cina". Oggi l'Ufficio giudiziario di Pechino ha chiuso il suo studio e minaccia di privarlo dell'abilitazione professionale. La sua fama e abilità legale rendono però difficile al governo fermare la sua azione, che trova sempre più aderenti.

Difendere i cristiani e la Falun Gong

Originario delle colline della provincia settentrionale dello Shaanxi, Gao consegue il diploma delle scuole medie e la licenza militare. Per sopravvivere, inizia a vendere verdure per le strade della provincia settentrionale del Xinjiang.  Un giorno nota l'annuncio su un giornale: "Studiare legge con un corso fai-dai-te è la strada più corta per la professione legale". Decide di provare e, dopo alcuni anni di studio,  nel 1995 diventa avvocato.

Nella comunità dei giuristi, Gao è noto per prestare gratis la sua opera alla gente indifesa. "Sono nato povero – dice spesso – e so come si sente la gente povera. In questo modo, so cosa devo fare per aiutarli". Nei primi due anni di professione legale, che svolge nel Xinjiang, Gao raccoglie un lungo dossier sulla persecuzione dei cristiani non ufficiali: protestanti arrestati e accusati di terrorismo; anziani fedeli torturati in prigione, ecc. Commosso da queste testimonianze, Gao abbraccia la fede cristiana.

Nel 2001 si sposta a Pechino e inizia a lavorare in una serie di importanti casi penali, fra cui quello dell'avvocato Zhu Jiuhu, che combatte contro l'esproprio illecito di centinaia di pozzi di petrolio privati nel Xinjiang. Nello stesso tempo continua a presentare petizioni a favore dei perseguitati ed a difenderli in tribunale. Si reca più volte per lavoro nello Shandong, dove compila un lungo dossier sulla persecuzione degli aderenti al Falun Gong, il movimento religioso soggetto di una spietata campagna di denigrazione. Gao raccoglie testimonianze di torture e uccisioni dei membri di Falun Gong, avvenute durante la loro detenzione o prigionia. Gao cita fra l'altro l'esperienza di una donna, prima torturata e poi lasciata morire davanti agli occhi dei familiari.

Il dossier sulla Falun Gong diviene l'oggetto della prima lettera aperta inviata a Hu Jintao il 18 ottobre 2005. Ma aver denunciato queste tematiche in pubblico lo mette in cattiva luce davanti alle autorità. Il 26 ottobre 2005 Tsai Lei, vice direttore del Dipartimento per l'avvocatura dell'Ufficio giudiziario di Pechino, convoca il legale per un colloquio. "La lettera aperta che espone e denuncia la persecuzione del Falun Gong – gli dice Tsai nel corso del colloquio – in primo luogo danneggia l'immagine di tutti gli avvocati cinesi e in secondo luogo è contraria alla moralità professionale e alle natura di un avvocato. Se ha intenzione di cooperare con noi, deve ritrattare la lettera aperta. Se non lo fa, sarò costretto a prendere ulteriori provvedimenti".

Attentati

La mattina del 3 novembre, membri dei Dipartimento per l'avvocatura si recano nello studio di Gao "per un'indagine" e, nel corso della "visita", notificano a Gao la chiusura dello studio,  perché "non ha registrato il cambio di indirizzo e ha illegalmente offerto documenti legali ad avvocati che non fanno parte del suo ufficio". "Se Gao non corregge queste violazioni – continua la nota che comunica la chiusura – la sua abilitazione alla professione forense sarà cancellata".

Gao definisce le accuse "semplicemente una montatura" perché molte volte i suoi impiegati hanno cercato di notificare all'Ufficio giudiziario il cambiamento dell'indirizzo, ma le autorità non hanno mai voluto accettare la richiesta che ora è divenuta "prova di reato".

Il pomeriggio del 18 gennaio scorso una macchina con la targa coperta, guidata da un uomo in passamontagna, si lancia a tutta velocità contro il marciapiede di una strada di Pechino su cui passeggia il legale: Gao si accorge della macchina e scampa alla morte buttandosi in un vicolo.

Dopo l'attentato, Gao lancia uno "sciopero della fame internazionale in favore del restauro dei diritti umani in Cina" e chiede "a tutti coloro che hanno a cuore la democrazia" di partecipare. L'adesione è massiccia e lo sciopero ancora in corso: per fermarlo, la polizia non ha altro mezzo che far sparire nel nulla gli aderenti.

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