07/03/2019, 08.54
ISRAELE - PALESTINA
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Gaza, 15enne palestinese muore per raid israeliano contro il lancio di palloni incendiari

La vittima, Saif al-Deen Abu Zeid, è deceduto in ospedale per le ferite alla testa. L’esercito israeliano parla di “risposta” dopo che centinaia di “rivoltosi” hanno lanciato pietre e ordigni esplosivi. Bombardati siti strategici di Hamas. È la quinta operazione dal 2 marzo scorso. 

Gaza (AsiaNews/Agenzie) - Un giovane palestinese è morto sotto i colpi di arma da fuoco dell’esercito israeliano, esplosi durante gli scontri divampati nella notte fra i due fronti lungo la frontiera fra Israele e Gaza. È quanto riferisce stamane il ministero della Sanità palestinese, secondo cui la vittima è un ragazzo di 15 anni chiamato Saif al-Deen Abu Zeid ed è deceduto in ospedale “in seguito alle ferite [alla testa] ricevute [negli scontri] a est di Gaza di qualche ora fa”. 

Un portavoce dell’esercito israeliano non ha voluto commentare in via ufficiale l’incidente che ha portato alla morte del ragazzo. Tuttavia, egli ha sottolineato che i militari con la stella di David hanno risposto dopo che centinaia di “rivoltosi” avrebbero lanciato pietre e ordigni esplosivi contro le truppe. In una nota l’esercito precisa che l’aviazione ha bombardato dei siti strategici di Hamas, che controlla il territorio della Striscia.

Testimoni locali riferiscono che lo scontro fra le parti è avvenuto nel contesto delle manifestazioni chiamate “confusione notturna”; si tratta di una forma violenta di protesta ingaggiata con bombe incendiarie e luci laser dirette contro le forze israeliane lungo la barriera di confine. Fonti della sicurezza palestinese parlano di un bombardamento diretto a una base di Hamas a sud di Gaza, che avrebbe causato danni materiale ma nessun ferito. 

È la quinta operazione militare dell’esercito israeliano dal 2 marzo scorso, ogni volta in risposta al lancio di “palloncini con ordigni esplosivi” e di altro materiale incendiario lungo il confine. 

Dal 30 marzo 2018 in concomitanza con l’inizio della “Marcia del ritorno”, la frontiera che separa la Striscia da Israele è stata teatro di ripetute manifestazioni da parte dei palestinesi. Essi protestavano contro il blocco alle merci imposto da Israele a Gaza [definita una prigione a cielo aperto] e per il riconoscimento di un diritto al rientro nelle loro case per i rifugiati palestinesi. 

Nel contesto delle proteste, in questi mesi si sono verificati numerosi episodi di violenza definiti una “vergogna” da attivisti israeliani, durante i quali sono state uccisi almeno 251 palestinesi (e due soldati israeliani).

L’esercito ha sempre affermato di aver aperto il fuoco per proteggere la frontiera da incursioni e attacchi di miliziani armati. L’Onu non esclude “crimini di guerra” dei militari israeliani. 

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