11/01/2016, 00.00
ISRAELE - PALESTINA
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Gerusalemme, un incendio forse di matrice dolosa devasta la sede di B’Tselem

La ong si batte per la difesa dei diritti umani nei Territori occupati. Le fiamme divampate quando gli uffici erano vuoti, non si registrano vittime né feriti. Attivisti e gruppi parlano di “attacco gravissimo” e puntano il dito contro Netanyahu e il suo governo. A dicembre il ministro della Difesa aveva attaccato Breaking the Silence.

Gerusalemme (AsiaNews/Agenzie) - Un incendio, di probabile matrice dolosa, è divampato la notte scorsa a Gerusalemme nella sede di una Ong israeliana che si batte per la difesa dei diritti umani nei Territori occupati. L’allarme è stato lanciato dalla portavoce di B’Tselem, che parla di “gesto volontario” all’origine del rogo. Le fiamme hanno causato danni gravissimi alla sede dell’Ong, ma non si sono registrate vittime, né feriti perché gli uffici erano vuoti quando è divampato il rogo. 

In un comunicato ufficiale i vertici di  B’Tselem affermano che l’attacco non fermerà il lavoro dell’organizzazione. Nella pagina Facebook gli attivisti hanno pubblicato un video (clicca qui per le immagini) che documenta i danni provocati dalle fiamme. 

Le fiamme sono divampate verso le 10 di ieri sera; un’ora più tardi, grazie all’intervento dei vigili del fuoco, l’incendio è stato domato. Le squadre intervenute sul posto parlano di due diversi centri all’origine del rogo, entrambe al primo piano dell’edificio dove sono situati gli uffici di B’Tselem. 

Sulla vicenda è intervenuta anche l’ong israeliana Peace Now, secondo cui “il rogo alla sede di B’Tselem è un attacco gravissimo che solo per puro caso non ha causato vittime, e il cui responsabile è il governo israeliano guidato da Netanyahu”. 

Attivisti e membri dell’ong sottolineano che l’attacco va inserito nel contesto di una “campagna lanciata dal governo israeliano” contro i gruppi e associazioni che si battono per i diritti umani in Israele e soprattutto spesso difendono i palestinesi.

Nel dicembre scorso il premier Benjamin Netanyahu aveva promosso una repressione durissima contro movimenti cosiddetti “di sinistra”, promulgando una serie di norme volte a tagliare i fondi e a paralizzare, di fatto, il lavoro di questi gruppi attivisti. In risposta, ong e attivisti avevano parlato di “caccia alle streghe” in atto nel Paese.  

Nelle scorse settimane il governo israeliano aveva preso di mira anche altri gruppi e ong, per il loro lavoro a favore dei diritti umani. Fra questi il movimento Breaking the Silence - che raccoglie le testimonianze di veterani ed ex membri delle forze armate israeliane sulle violenze contro i palestinesi nei territori occupati. Il ministro della Difesa Moshe Yaalon lo ha escluso da tutte le cerimonie ufficiali. Per l’alto esponente di governo il gruppo diffonde “una falsa propaganda” contro le forze di sicurezza israeliane e i massimi organismo del Paese, con l’obiettivo di “delegittimare”. In risposta, gli attivisti hanno parlato di “campagna premeditata” promossa da esponenti della destra e personalità vicine all’esecutivo, con l’obiettivo di silenziare noi e quanti promuovono dibattiti pubblici su una occupazione che dura ormai da 48 anni”. 

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