01/04/2014, 00.00
INDIA - USA
Invia ad un amico

Gesuita indiano: Gli Stati Uniti non concedano l'immunità diplomatica a Narendra Modi

Un rapporto pubblicato dal Servizio di ricerca del Congresso Usa (Crs) scrive che il leader nazionalista indù "potrebbe tornare negli Usa" qualora vincesse le elezioni. Ad AsiaNews p. Cedric Prakash sj spiega che "molti in India sperano che Narendra Modi non diventi mai primo ministro". Da nove anni Washington nega il visto a Modi per "violazioni della libertà religiosa" dopo i massacri del Gujarat nel 2002.

New Delhi (AsiaNews) - "Gli Stati Uniti non hanno cambiato posizione su Narendra Modi e sul suo divieto d'ingresso nel Paese". Lo afferma ad AsiaNews p. Cedric Prakash sj, direttore del centro per i diritti umani, la giustizia e la pace Prashant, in merito a un rapporto pubblicato ieri dal Servizio di ricerca del Congresso Usa (Crs). Lo studio afferma che il politico nazionalista indù "potrebbe godere di immunità diplomatica e tornare negli Stati Uniti" qualora fosse eletto primo ministro dell'India. Alcuni hanno interpretato l'analisi come un cambio di rotta nei rapporti tra gli Stati Uniti e il leader del Bharatiya Janata Party (Bjp, partito nazionalista indù), a cui Washington nega il visto d'ingresso da nove anni.

Intitolato "Visa Policy: the case of Narendra Modi", il rapporto è stato commissionato al Csr (organo indipendente e bipartisan del Congresso) dai tanti parlamentari che da tempo sostengono la negazione del visto al politico indiano. Tra pochi giorni l'India andrà al voto per eleggere il nuovo Parlamento e il nuovo Primo ministro, e Modi è dato come favorito. In caso di vittoria, sarebbe automaticamente idoneo per il visto A-1 (diplomatico) in qualità di capo di Stato, a prescindere dallo scopo della sua visita.

Gli Stati Uniti hanno revocato il visto d'ingresso a Narendra Modi nel 2005 per "gravi violazioni alla libertà religiosa", in base all'International Religious Freedom Act. Egli era (ed è tutt'ora, ndr) chief minister del Gujarat durante i massacri tra indù e musulmani avvenuti nel 2002, per i quali egli è ritenuto da molti responsabile.

Da anni p. Prakash si batte per affermare i diritti umani in India, dedicandosi in particolare alle vittime del Gujarat. Ad AsiaNews ricorda che "il rapporto è solo uno studio e non è vincolante. È vero, di recente gli Stati Uniti hanno adottato posizioni prima ritenute impensabili, come per l'Iran. Nel nostro caso molto dipende da come andranno le elezioni, ma ci sono tante persone all'estero, anche di altre comunità, che non voglio permettere a Modi di entrare negli Usa".

A dispetto della grande campagna mediatica in suo favore, aggiunge p. Prakash, "molti in India sperano che Narendra Modi non diventi mai primo ministro. Ci auguriamo che questa tesi non diventi realtà".

 

 

TAGs
Invia ad un amico
Visualizza per la stampa
CLOSE X
Vedi anche
Modi alla Casa Bianca: investimenti, sicurezza e tecnologia
24/09/2014
Gujarat: il governo ricostruirà le moschee distrutte nei pogrom anti-islamici del 2002
28/08/2013
Amartya Sen: Narendra Modi non può diventare primo ministro dell’India
29/07/2013
Delhi: rimosso da YouTube un documentario della Bbc sul premier Modi
19/01/2023 13:57
Gli Usa cambiano (ancora) idea: Modi non ha commesso crimini contro l'umanità
15/01/2015


Iscriviti alle newsletter

Iscriviti alle newsletter di Asia News o modifica le tue preferenze

ISCRIVITI ORA
“L’Asia: ecco il nostro comune compito per il terzo millennio!” - Giovanni Paolo II, da “Alzatevi, andiamo”