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» 03/08/2005 12:02
INDIA
Giornalista inglese monta accuse contro le suore di Madre Teresa
di Nirmala Carvalho

Secondo il reporter (un falso volontario), le Missionarie della Carità tengono i bambini handicappati legati al letto e non hanno professionalità nell'assistere i malati. Risposta di suor Nirmala: ogni critica è ben accetta; ma spesso siamo le sole a servire bambini che nessuno aiuta.



New Delhi (AsiaNews) – Con un'operazione poco chiara e forse volta a guadagnarsi pubblicità, un giornalista inglese ha denunciato, la settimana scorsa, l'incompetenza delle suore di Madre Teresa nell'assistere bambini disabili in una casa da loro gestita in India. AsiaNews ha intervistato alcune Missionarie della Carità, che spiegano il perché, solo di rado, sono costrette a ricorrere a questi metodi estremi: carenza di personale e bisogno di controllare e salvaguardare la salute dei bambini, che non sapendosi controllare potrebbero ferirsi anche da soli.

Il giornalista Donal Macintyre ha lavorato sotto copertura nella casa Daya Dan (in italiano, "Dono della Compassione") dove 7 suore assistono ogni giorno 59 bambini dai 6 mesi ai 12 anni di età con handicap fisici o mentali. Il giornalista-investigatore ha filmato scene in cui i piccoli vengono nutriti mentre hanno le mani legate con pezzi di stoffa; Macintyre racconta inoltre di aver visto di notte bambini legati al loro letto con gli stessi pezzi di stoffa. Egli ha poi ripreso scene in cui i minorenni venivano lasciati soli nelle toilette senza assistenza per oltre 20 minuti, come esempio dell'incompetenza delle suore addette alla cura dei malati.

Il reporter, che ha svolto l'inchiesta per l'emittente Five News, ha detto che lo spunto iniziale gli è arrivato da 2 operatori umanitari cattolici internazionali, che avevano espresso preoccupazione riguardo le condizioni di vita a Daya Dan. Egli ha poi aggiunto che si può mettere in catene un animale o un prigioniero, ma non un bambino specialmente se malato e bisognoso di cure particolari. Secondo il giornalista "ci sono metodi per accudire i bambini disabili recando loro minori sofferenze fisiche possibili, ma a causa di una scarsa preparazione e della mancanza di mezzi il personale si serve di pratiche traumatiche".

In un'intervista a una tv indiana, suor Christie Mc, ha detto che "ai lacci si ricorre solo in casi estremi e necessari per la sicurezza del bambino e solo per un periodo limitato".

Madre Teresa è considerata una sorta di semidivinità dagli indiani di tutte le religioni e nonostante il grande interesse dei media per le accuse alle sue suore, le autorità stanno trattando il caso con molta cautela; il governo non vuole commettere passi falsi nelle indagini. Il Sig. Haque, Segretario del dipartimento dell'Assistenza sociale di Calcutta, ha commentato ad AsiaNews il fatto solo con queste parole: "Ogni volta che perviene un'accusa investighiamo subito sul caso con i nostri ufficiali". N. Ramseh Babu, vice commissario di polizia ha aggiunto: "Indagheremo e agiremo di conseguenza, ma prima dobbiamo assicurare la veridicità delle accuse".

Suor Mariangelee Mc, della casa Asha Dan a Byculla – al centro di Mumbai – ha spiegato che a Daya Dan lavorano solo 7 suore con circa  59 bambini: "Si possono usare questi mezzi come precauzione per evitare che i bambini cadano o si feriscano da soli…non va interpretato come un gesto brutale o crudele come ha fatto il giornalista".

Riguardo alle alluvioni che questa settimana hanno prostrato la zona della capitale indiana la suora racconta: "La nostra casa – che si occupa di bambini handicappati - è allagata, l'acqua arriva alle ginocchia abbiamo dovuto trasportare da sole i bambini in un luogo più sicuro e delle loro condizioni nessuna autorità è venuta ad informarsi". "Siamo ancora senza elettricità - continua -  e l'acqua è scarsa; molti dei bambini sono disabili mentali, ma grazie all'aiuto di Dio siamo riuscite a proteggerli da questo disastro naturale". Suor Mariangelee spiega poi che nella loro casa i piccoli ammalati non vengono legati, "perché ci sono molti volontari" ad aiutarle. La suora avverte del rischio di una generalizzazione: "È importante non credere ora che in tutte le nostre case i bambini handicappati vengono legati, bisogna considerare ogni situazione singolarmente; ogni centro vive contesti e problemi differenti".

AsiaNews ha ricevuto la dichiarazione ufficiale con cui suor Nirmala Joshi, superiora generale delle Missionarie della Carità e in questo momento all'estero, risponde alle accuse del giornalista. La riportiamo di seguito:

"Grazie per averci fatto notare ciò che Lei considera una mancanza di qualità nell'assistenza e nell'igiene in questa casa. Apprezziamo le critiche costruttive e riconosciamo che esiste spazio per il miglioramento. Solo chi lavora tutti i giorni con questi 59 bambini molto speciali, può conoscere veramente la richiesta di una completa non curanza di sé, ma anche la gioia per le piccole risposte e miglioramenti in questi bambini.

Dio, con la Sua Provvidenza, riesce a soddisfare a sufficienza i bisogni dei poveri di cui ci occupiamo attraverso i generosi doni di molte persone che si sacrificano per condividere con noi il nostro lavoro di amore. Dedizione, amore, cura sono qualcosa che i soldi non possono comprare; questa è la ragione per cui la nostra amata Madre Teresa incoraggiava la gente a donare non il denaro in sovrappiù, ma i loro cuori di amore e le loro mani per servire.

La nostra casa continua ad essere semplice, fornisce servizio immediato ed efficiente ai poveri dei poveri, coloro che nessuno aiuta. Legarli fisicamente è un metodo usato solo quando assolutamente necessario per la sicurezza del bambino e  per scopi educativi, e in più avviene solo per brevi periodi di tempo. Cerchiamo di provvedere a tutto il necessario per i bisogni fisici, mentali, emotivi e spirituali di chi curiamo e siamo impegnate in continuo per migliorare la qualità della nostra assistenza. Che Dio benedica Lei e i Suoi sforzi nel promuovere la dignità della vita umana, specialmente quella dei meno privilegiati".


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