26/03/2008, 00.00
INDIA
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Giornata "nera" per l'India: nuova legge anti-conversione in Rajasthan

di Nirmala Carvalho
Il card. Varkey Vithayathil denuncia ad AsiaNews l’inutilità del decreto. Secondo il testo, chi converte “con la frode o la coercizione” rischia cinque anni di carcere.
 Jaipur (AsiaNews) – Dopo oltre due anni di dibattito parlamentare, l’Assemblea dello Stato occidentale del Rajasthan ha approvato una nuova Legge anti-conversione. Il card. Varkey Vithayathil, arcivescovo di Ernakulam-Angamaly e presidente della Conferenza episcopale cattolica, denuncia ad AsiaNews: “Questo decreto è un insulto alla cultura della nostra nazione. L’India, conosciuta dal mondo come un Paese di tolleranza e pace, attraversa un giorno buio”.
 
La legge era stata approvata dal Parlamento statale per la prima volta nel 2006, ma il governatore dello Stato Pratibha Patil non l’aveva firmata, rimandandola alla Camera per una nuova stesura. La scorsa settimana, il controverso testo è stato invece approvato. Esso proibisce le conversioni che avvengono “tramite forza, coercizione o frode” e condanna chi le pratica a cinque anni di galera e 50mila rupie [circa 800 euro] di multa.
 
Il porporato commenta: “Questa legge è del tutto inutile, ed è voluta da forze fondamentaliste che, in questo modo, creano soltanto sfiducia ed intolleranza nella nostra società. Questi decreti, che dicono di voler difendere la libertà religiosa, sono contrari alla nostra Costituzione: essa garantisce la libertà per ogni cittadino di praticare, professare e far conoscere la propria religione”.
 
D’altra parte, le leggi anti-conversione sono usate sempre più spesso per annullare le conversioni dall’induismo al cristianesimo. Gruppi di nazionalisti indù accusano i missionari cristiani di violare la legge con la celebrazione del battesimo, e molto spesso attaccano le cerimonie cristiane senza attendere un’inchiesta giudiziaria. Viceversa, la legge non prevede restrizioni per chi desidera “tornare alla vera fede, l’induismo”.
 
Come cristiani, conclude il card. Vithayathil, “non possiamo mettere da parte la grandezza dell’annuncio del Vangelo. Come si può impedire al mondo di conoscere la bellezza della vittoria di Cristo sulla morte e sul peccato? Noi non convertiamo nessuno con la coercizione, ma facciamo in modo che tutti conoscano la verità del nostro Salvatore”.
 
Con questa approvazione, sono sei gli Stati indiani che prevedono nel codice penale una legge contro le conversioni: Arunachal Pradesh, Gujarat, Madhya Pradesh, Chhattisgarh, Himachal Pradesh e Rajasthan. Secondo alcuni testi indiani di legge, la prima legge anti-conversione venne ideata da Gandhi in persona, che considerava i missionari “retaggio del colonialismo”.
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