27/01/2018, 08.05
CAMBOGIA-CINA

Governatore accusa: ‘Mafia e instabilità’ con gli investimenti cinesi

Hotel, casinò e appartamenti: il boom della provincia di Sihanoukville sostenuto da un flusso costante di denaro. Phnom Penh tenta di fugare timori e perplessità. La Cambogia è al nono posto su 146 Paesi quanto a rischio di diventare uno snodo per il riciclaggio di denaro sporco.

Phnom Penh (AsiaNews/Agenzie) – La crescente presenza della Cina e dei suoi investimenti nel porto e nel territorio di Sihanoukville, provincia sud-occidentale in rapido sviluppo, hanno aumentato il tasso di criminalità e portato instabilità. È quanto afferma il governatore Yun Min in una lettera recapitata al governo di Phnom Penh. Il dissenso verso il pesante coinvolgimento della Cina nella fiorente economia sono rari nel Paese, che ha accolto con favore gli importanti investimenti di Pechino. I due Paese sono legati da una solida intesa politica, economica e militare. Di recente, il sostegno di Pechino ha rafforzato il Primo ministro cambogiano Hun Sen di fronte alle critiche seguite allo scioglimento del primo partito d’opposizione, in vista delle prossime elezioni.

La provincia di Sihanoukville ha vissuto negli ultimi anni un boom edilizio grazie a un flusso costante di denaro cinese nella costruzione di hotel, casinò e migliaia di appartamenti. Tuttavia, in una lettera di tre pagine inviata al ministro degli Interni, il governatore Yun Min dichiara che l'afflusso cinese ha “creato opportunità per la mafia cinese di entrare e commettere vari crimini, causando insicurezza nella provincia”. Pur riconoscendo che gli investimenti hanno creato posti di lavoro e spinto al rialzo il mercato immobiliare, Yun Min si lamenta anche dell'aumento dei prezzi degli hotel, causato dall'interesse di Pechino nella zona, e del fatto che cinesi ubriachi sono soliti litigare nei ristoranti locali.

Khieu Sopheak, portavoce del ministero dell'Interno, dichiara di non aver ancora preso visione della lettera, ma ha aggiunto che la Cambogia non permetterebbe mai un controllo cinese. “Manteniamo ancora la nostra sovranità, i cinesi non possono controllarci”, afferma. “Se vengono come veri investitori e rispettano le nostre leggi, va bene”. Nel frattempo, il governo di Phnom Penh tenta di fugare i timori e le perplessità suscitate dai rapporti dei media internazionali sugli investitori cinesi, accusati di riciclare denaro proveniente da attività criminali attraverso il mercato immobiliare cambogiano. “Sono infondate”, afferma Prak Sokhonn, ministro degli Affari esteri in un’intervista rilasciata lo scorso 22 gennaio.

Eppure, analisti denunciano che la dilagante corruzione, la poca trasparenza dell’amministrazione ed i permissivi controlli delle banche cambogiane, alimentano la diffusione del fenomeno. La Cambogia è tra i Paesi più vulnerabili al mondo quanto a riciclaggio di denaro sporco: lo rivela l'indice Anti-Money Laundering (Aml) dell’Istituto sulla governance di Basilea (Svizzera), che per valutare i rischi raccoglie dati da 17 diverse fonti, tra cui la Banca mondiale, il Forum economico mondiale e della Financial Action Task Force. Secondo l’indice, la Cambogia è al nono posto su 146 Paesi quanto a rischio di diventare uno snodo per il riciclaggio di denaro sporco, dopo l'Uganda e prima della Tanzania.

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