30/12/2016, 09.44
EGITTO - STATI UNITI

Governo e cristiani contro l’ingerenza Usa nella ricostruzione di chiese distrutte dai jihadisti

di Loula Lahham

Al vaglio del Congresso americano una legge che autorizza la supervisione dell’opera di ricostruzione di chiese ed edifici colpiti da estremisti islamici. Sono 84 dal 2013 a oggi. Per le autorità del Cairo e i gruppi cristiani del Paese è una norma illegittima e costituisce una ingerenza. P. Greiche: Dove erano gli Stati Uniti quando i Fratelli musulmani incendiavano le chiese?

 

Il Cairo (AsiaNews) - All’indomani dello smantellamento di gruppi estremisti islamici nei quartieri di Rabea e Al-Nahda, il governo egiziano - per bocca del portavoce del ministero degli Esteri - respinge al mittente un disegno di legge al vaglio del Congresso Usa. Secondo i promotori, esso intende garantire agli Stati Uniti il controllo dell’opera di ricostruzione di decine di chiese distrutte. o incendiate nel recente passato dai movimenti fondamentalisti e jihadisti in Egitto. 

La legge vuole dunque assegnare alla Segreteria di Stato Usa la supervisione degli sforzi promossi dal governo egiziano nel restauro o ricostruzione di edifici cristiani danneggiati dal 2013 ad oggi. In totale vi sono almeno 84 fra chiese, scuole e centri sociali appartenenti alle varie confessioni cristiane presenti in Egitto, e colpiti dagli estremisti islamici.

Alla dichiarazione del ministero egiziano degli Esteri sono seguite prese di posizione e comunicati ufficiali da parte di ciascuna Chiesa e comunità cristiana del Paese.  

Per gli ortodossi, il governo egiziano ha fatto tutto ciò che poteva per restaurare le chiese, usando fondi propri e col contributo di lavoratori egiziani. In una nota ufficiale i vertici della comunità affermano che “il presidente al Sisi ha promesso e ha mantenuto la sua promessa. Sono già iniziati anche i lavori alla Boutrossiya [la chiesa oggetto dell’attentato dell’11 dicembre scorso], curati dal team di ingegneri delle Forze armate egiziane. Essa sarà recuperata e pronta per le preghiere di Natale (che cade il prossimo 7 gennaio, secondo il calendario orientale)”.

Il pastore Andrea Zaki, capo della Chiesa evangelica (protestante), che conta circa 220mila fedeli, si dice anch’egli contrario al disegno di legge al vaglio del Congresso statunitense. “Questa è una chiara ingerenza - spiega - nei nostri affari interni. Il governo egiziano si è sempre mostrato solidale verso i cristiani e la maggior parte delle chiese sono state ricostruite”. 

Quanto alla Chiesa cattolica egiziana, anch’essa ha espresso il suo rifiuto all’ingerenza americana nel restauro dei luoghi di culto. “Gli americani erano pressoché assenti il 14 e 15 agosto del 2013, quando le nostre chiese venivano incendiate dai Fratelli musulmani” ha affermano il portavoce p. Rafic Greiche. “La loro reazione - aggiunge - è stata di completa freddezza e di cattivo gusto”. 

Disapprovazione viene manifestata anche dagli ambienti laici del Paese che, seppur distanti da Chiese o culti, fanno muro contro l’ingerenza straniera. L’intellettuale e analista copto Kamal Zakher sottolinea: “Prima di tutto, chiediamo al governo americano di smetterla di finanziare gruppi terroristi e di non fornire più loro ospitalità negli Stati Uniti. È essenziale smettere di finanziare gli autori di queste devastazioni e di questi incendi, prima ancora di pensare a sistemare i danni delle loro azioni e delle loro malefatte”.

Infine, vale la pena ricordare che la nuova legge è stata promossa in prima persona dal senatore repubblicano Dave Trott e sarà oggetto di discussione nella prossima seduta del Congresso, nella sua 114ma edizione, a gennaio. Trott ritiene che vi siano ancora 29 edifici cristiani in 24 posti diversi che non sono stati ancora oggetto di restauro. Da parte loro, gli Stati Uniti continuano ad allertare i loro cittadini in merito a pericoli di viaggi in Egitto, per problemi gravi legati alla sicurezza. Fra i punti più caldi vi sono il deserto occidentale e l’area del Sinai, oltre che le zone circostanti la località turistica di Sharm el Sheikh, sul mar Rosso. 

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