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  • » 17/01/2005, 00.00

    SRI LANKA

    Governo e ribelli strumentalizzano gli aiuti per lo tsunami

    Danielle Vella

    Colombo (AsiaNews) – Governo e separatisti in Sri Lanka cercano di trarre vantaggi politici dalla gestione degli aiuti internazionali per il post tsuanmi, non lasciando spazio per il dialogo.

    Jehan Perera, analista del National Peace Council (NPC) dello Sri Lanka, ha detto ad AsiaNews che "la situazione nel Paese non è migliorata dopo il maremoto, sebbene ora più che mai sia interesse di entrambe le parti andare d'accordo". "Subito dopo lo tsunami– spiega l'analista - il fronte Liberation Tigers of Tamil Eelam (LTTE) ha cercato di sfruttare politicamente la situazione denunciando che il governo non stava mandando aiuti alle vittime e invocando l'intervento della comunità internazionale". Perera ha sottolineato la strumentalizzazione della questione in quanto "a quel tempo, il governo non aveva inviato soccorsi da nessuna parte, né al nord né al sud".

    Nei giorni successivi al 26 dicembre, poi, in Sri Lanka sono piovuti gli aiuti internazionali, che hanno permesso a Colombo di mobilitarsi e prendere il controllo delle operazioni d soccorso. Ma l'approccio "centralizzato" del governo non si è rivelato positivo. "Grazie alle donazioni lo Stato ora è più forte che mai – ha dichiarato l'analista – ma sta cercando di agire per conto proprio in modo da isolare l'LTTE dalla comunità internazionale".

    Questo fa aumentare le preoccupazioni che le vittime delle zone nordest del Paese, controllate dalle Tigri Tamil, possano non ricevere gli aiuti necessari. "Se il governo non riuscirà a collaborare con l'LTTE – avverte Perera – non si intravedono prospettive positive per la ricostruzione nel nordest".

    La politica di Colombo ha escluso anche i membri dell'opposizione democratica e della società civile dai piani ufficiali di intervento, condotti esclusivamente da membri del governo centrale, da loro sostenitori e dall'elite degli uomini d'affari.

    Le operazioni di soccorso inoltre rischiano di non essere "adeguate" rispetto ai bisogni delle vittime, altra categoria non consultata nella gestione dei fondi per la ricostruzione.

    "È per le vittime del disastro – denuncia l'analista  – che sono arrivati gli aiuti internazionali e non per creare una moderna e prospera economia per chi dallo tsunami non è stato toccato".

    La sanguinosa guerra civile tra forze governative e separatisti ribelli ha causato in oltre 20 anni 70 mila morti, 800 mila profughi e un impoverimento della nazione.

    L'NPC è un'organizzazione cingalese impegnata a favore del negoziato tra le due parti nella soluzione pacifica del conflitto.

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