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  • » 02/09/2009, 00.00

    CINA

    Guerriglia urbana nel Fujian: oltre 10mila abitanti contro la polizia



    Le forze dell'ordine lanciano gas lacrimogeni per sciogliere una protesta pacifica contro l'inquinamento di una raffineria. Esplodono gli scontri, con decine di feriti. Le autorità dicono che l’impianto è in regola, ma i residenti lamentano un’alta percentuale di malati di cancro.

    Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Guerriglia urbana a Fengwei, vicino alla città di Quanzhou nel Fujian, dove la notte del 31 agosto oltre 10mila persone si sono scontrate per ore con 2mila poliziotti. In un crescendo drammatico, i dimostranti hanno sequestrato alcuni funzionari, rilasciati solo nel pomeriggio di ieri. La violenza è esplosa dopo che la polizia ha cercato di disperdere una pacifica protesta contro una raffineria, accusata di inquinare l’ambiente.

    La polizia ha sparato in aria due volte per avvertimento e ha poi lanciato i gas lacrimogeni. I dimostranti hanno risposto con lanci di pietre.

    Il bilancio è di decine di feriti, tra cui il vicedirettore di Fengwei e un funzionario di polizia ricoverati in ospedale in condizioni critiche.

    Fonti locali accusano la conceria e la raffineria di petrolio di scaricare sostanze nocive e cancerogene nell’acqua usata per bere.

    In precedenza i residenti hanno rivolto ripetute petizioni alle autorità, sempre ignorate, e due settimane fa hanno fatto una protesta pacifica. Cinque giorni fa hanno cercato di danneggiare lo scarico della raffineria e hanno sequestrato due persone, poi rilasciate.

    Le autorità non hanno diramato notizie precise, nemmeno sul numero dei feriti, e parlano solo di “un piccolo gruppo di persone con motivi ulteriori” che ha istigato la protesta, senza spiegare meglio.

    La raffineria è fondamentale nei progetti di sviluppo della zona. Una joint venture formata tra la cinese Sinopec, la Exxon Mobil e la Saudi Aramco, 3 leader mondiali dell’energia, vuole realizzare entro il 2012 un complesso che comprende una raffineria di petrolio e fabbriche che trattano etilene, polietilene e polipropilene.

    Le autorità dichiarano che questa sarà la maggior raffineria ecologica cinese e che le 50mila tonnellate di rifiuti scaricati ogni giorno dall’impianto rispettano gli standard ambientali. Ma gli abitanti del villaggio di Chengping, che non possono controllare tale dato, denunciano molti decessi per cancro allo stomaco e all’esofago negli ultimi anni, dopo che l’impianto ha aperto nel 2007. Lo accusano di non depurare le sostanze scaricate nell’acqua e che da allora l’aria ha un cattivo odore. Dicono che nel Fujian, un malato di cancro su tre viene da Quanzhou.

    Lo sviluppo industriale è stato spesso attuato nel Paese senza adeguato rispetto dell’ambiente e della salute e sono stati creati veri e propri “villaggi del cancro”, dove i veleni scaricati in fiumi, aria e terra hanno inquinato l’ambiente e causano percentuali altissime di malati e morti per la malattia. Le autorità spesso hanno negato tali situazioni o le hanno riconosciute con grave ritardo. La popolazione, priva di mezzi di tutela, sempre più spesso scende in piazza e si scontra con la polizia, mandata a difendere gli impianti. Zhou Shengxian, ministro per la Protezione ambientale, di recente ha riconosciuto che le proteste di massa causate da problemi ambientali sono cresciute alla media del 30% annuo.

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