27/07/2013, 00.00
INDIA

Gujarat: in tre anni le città hanno ucciso 12mila bambine

di Nirmala Carvalho
Nelle aree urbane la mortalità infantile nei bambini sotto i 12 mesi è di 12.325 femmine contro 8.076 maschi. Nelle zone rurali il divario è più "equilibrato". Per un gesuita direttore di un centro per i diritti umani è il risultato di una mentalità patriarcale, che continua a prediligere i figli maschi, a discriminare le donne e a ricorrere ad aborti selettivi e infanticidi femminili.

Mumbai (AsiaNews) - Le bambine con meno di un anno di età sono la fascia sociale più a rischio nelle aree urbane del Gujarat. È quanto emerge dai dati pubblicati online dall'anagrafe dello Stato indiano: negli ultimi tre anni le città hanno registrato la morte di 12.325 bambine tra 0 e 12 mesi, contro quella di 8.076 bambini della stessa età. Al contrario, nel medesimo arco temporale la mortalità infantile nelle zone rurali risulta molto inferiore, e anche la forbice tra maschi e femmine si riduce (e ribalta): sono 2.739 i bambini deceduti prima del compimento del primo anno di età, rispetto alle 2.246 bambine.

 Il Gujarat è uno degli Stati più ricchi e avanzati dell'India. Stando all'ultimo censimento nazionale (2011), la popolazione urbana si attesta intorno ai 20,7 milioni di persone, mentre nelle campagne supera i 30 milioni. Secondo alcuni analisti, stando a questi dati non esistono ragioni pratiche - strutture sanitarie carenti; povertà; analfabetismo - che possano giustificare un numero maggiore di decessi di bambine nei centri urbani rispetto alle zone rurali.

 Piuttosto, il fenomeno è da ricondurre a un problema culturale che tende a discriminare le donne. "Il Gujarat - nota ad AsiaNews p. Cedric Prakash, direttore del centro gesuita gujarati per i diritti umani, la giustizia e la pace Prashant - è una società profondamente patriarcale. Questo si riflette nell'etica sociale che governa lo Stato: che una bambina non sia voluta e che le donne non siano trattate come gli uomini è dato per scontato. In tutto il Gujarat le donne sono condannate a una vita di fatica e solo una piccolissima percentuale di esse è composta da professioniste o da donne occupano posti di rilievo". Lo stesso accade in politica, dove "solo vi sono solo due ministre".

 Questo ha ripercussioni anche a livello familiare, dove si continua a preferire un figlio maschio a una femmina, e per ottenerlo non si esita a praticare aborti selettivi e infanticidi femminili. "Un caso esemplare - ricorda il sacerdote - è quello di Amisha Yagnik, di Ahmedabad. Il marito e la famiglia di lui l'hanno costretta a eseguire test per la determinazione del sesso del feto [illegali in India, ndr] e subire un aborto dopo l'altro ogni volta che si scopriva incinta di una bambina. Solo dopo anni è riuscita a fuggire nella sua casa materna e a far nascere la sua prima e unica figlia, che si chiama Kamya e oggi ha 9 anni".

 Se il governo dello Stato volesse davvero affrontare questo problema, sottolinea, "dovrebbe con il chiudere le numerose cliniche abortive illegali sorte nelle città. Solo quando ci sarà uno sforzo congiunto da parte di tutti i settori della società smetteremo di uccidere le nostre bambine".

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