31/01/2005, 00.00
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Ha votato oltre il 65% degli iracheni all'estero

Il responsabile del voto all'estero: "Mai vista una simile emozione tra i votanti".

Roma (AsiaNews) – Il 65,9% degli iracheni iscritti al voto all'estero si sono recati alle urne: sono stati 186.619 gli elettori residenti fuori dall'Iraq che hanno votato nelle 36 città dei 14 stati dove erano allestiti i seggi, aperti da venerdì a domenica a seconda dei paesi. Lo ha reso noto il Programma per il voto degli elettori all'estero. Al voto erano registrati 280303 cittadini iracheni sul milione di aventi diritto. Le urne si sono chiuse in tutti i paesi domenica scorsa alle 17 (ora locale).

"Siamo molto contenti che i 3 gironi di voti si siano svolti in tranquillità e che così tanti iracheni espatriati abbiano avuto la storica possibilità di votare" ha dichiarato Peter Erben, direttore del Programma, ad AsiaNews. "Nella mia carriera ho lavorato in molti appuntamenti elettorali all'estero in seguito a conflitti nazionali, ma devo riconoscere che mai ho visto simili espressioni di emozione e eccitazione fra i votanti come questa volta" ha proseguito Erben, che ha poi ricordato "i moltissimi iracheni che hanno fieramente alzato le loro dita segnate dall'inchiostro [del voto] come segno della loro libertà democratica".

Il paese dove si è votato di più è stata la Giordania, dove il 72,9% dei votanti registrati ha depositato la sua scheda nelle urne ad Amman. Alte affluenze si sono avute anche negli Emirati Arabi Uniti (71,9%), in Svezia (71,7%), in Siria (71,3%) e in Olanda (68,2%). In Iran hanno votato 41033 persone, pari al 67,4% degli iscritti; in Turchia 2622 (62,6%).

Le percentuali più basse – comunque  superiori al 50% - si sono registrate in Gran Bretagna (51,2%) e Francia (59,2%).

In quasi tutti i 14 stati dove si è svolto il voto il numero degli elettori - che avevano a disposizione 3 giorni per votare - è stato maggiore il 2° giorno, cioè sabato 29.

Molti iracheni da anni residenti all'estero avevano rinunciato a registrarsi nelle liste elettorali per timore di ritorsioni contro parenti e amici che abitano in patria. (LF)

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