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» 14/06/2006 12:12
palestina
Hamas parla di 50 anni di tregua con Israele, mentre cominciano i colloqui interpalestinesi

Abbas, Hamas e Jihad annunciano una settimana di dialogo per cercare di mettere fine al clima di guerra civile. Hamas, le future generazioni si occuperanno del riconoscimento di Israele.



Gerusalemme (AsiaNews) – Una settimana di dialogo tra le diverse fazioni palestinesi per cercare di mettere fine al clima di guerra civile che sembra ormai regnare nei Territori, mentre Hamas dichiara la sua disponibilità ad una tregua "di 50 o 60 anni" con Israele, se si ritira dai territori occupati nel 1967: sono gli spiragli di speranza che giungono dalla Palestina, dove però, ancora stamattina ci sono state sparatorie ed un attentato contro il comandante delle forze di sicurezza preventiva palestinesi.

L'annuncio del dialogo è stato dato la notte scorsa dal presidente palestinese Mahmud Abbas al termine di un incontro con il primo ministro palestinese Ismail Haniyeh, di Hamas.

Il presidente, scrive in proposito l'agenzia palestinese Wafa, ha espresso la "speranza di arrivare ad una riconciliazione nazionale" e che è stato convenuto di formare un sub-comitato "per discutere sulla base del Documento dei prigionieri per la Riconciliazione nazionale". E' il testo elaborato da esponenti di Fatah, Hamas e Jihad detenuti nelle carceri israeliane, che prevede, tra l'altro, la costituzione di uno Stato palestinesi sui territori occupati da Israele nel 1967, compresa Gerusalemme est, con il conseguente implicito riconoscimento dello Stato ebraico, e la fine degli attentati. Rifiutato da Hamas, il documento dovrebbe essere sottoposto a referendum, anch'esso contestato dal movimento fondamentalista, a fine luglio, a meno che, ha detto ieri sera Abbas, "non troviamo un accordo". "Lavoreremo per giungere a un accordo nazionale", ha dichiarato dal canto suo Khalil al Hiyya, membro della delegazione di Hamas. "Abbiamo deciso che il dialogo riuscirà e lavoreremo a questo fine", ha aggiunto Khaled al Bach, della Jihad islamica.

Sul fronte di rapporti di Hamas con Israele va invece registrata l'intervista data da Ahmed Yusef, consigliere politico del primo ministro palestinese Ismail Haniyeh al quotidiano israeliano Haaretz. "Se – dice – arriviamo ad un accordo per una 'hudna' (tregua) di lungo periodo, il futuro mostrerà se Israele vuole vivere in pace con i palestinesi". Quanto al riconoscimento di Israele "non è nei nostri programmi, dal momento che in ogni caso Israele non riconosce gli accordi che ha firmato" ed è "possibile lasciare questa questione alle future generazioni".

La tregua però è condizionata non solo dal ritiro di Israele da tutti i territori occupati, Gerusalemme est compresa, ma anche dal "diritto del ritorno", cioè dalla possibilità che possano tornare i palestinesi emigrati proprio a causa della creazione dello Stato di Israele e delle successive occupazioni. Ipotesi che il governo israeliano ha sempre respinto.

Rispondendo ad alcune domande sugli attentati, dopo aver negato che il suo movimento possa influire sulla decisione di chi vuole compiere atti terroristici, Yusef afferma che "la ripresa di attentati suicidi non servirebbe agli interessi del popolo palestinese. Il nostro governo - aggiunge - e' contrario ad attacchi contro civili innocenti, da ambo le parti".  In ogni caso, conclude, il primo ministro Ismail Haniyeh "ha agito con decisione per impedire ai civili di portare armi ed anche per fermare i lanci di razzi".

 


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