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  • » 21/04/2017, 14.27

    VIETNAM

    Hanoi, contadini in lotta contro l’esproprio di terreni: barricate e poliziotti sequestrati



    Al centro della contesa alcune terre a My Duc, sobborgo alla periferia della capitale. Da giorni i residenti tengono in ostaggio 20 fra agenti e funzionari. Il governo invia il sindaco di Hanoi a mediare. I manifestanti rifiutano l’incontro. Pronti a dare fuoco agli ostaggi in caso di intervento armato.

     

    Hanoi (AsiaNews/Agenzie) - Un gruppo di cittadini, protagonista da giorni di un duro confronto con il governo comunista per il possesso di alcuni terreni, ha respinto la proposta di dialogo con il sindaco di Hanoi e continua a mantenere in ostaggio 20 fra poliziotti e funzionari. I protestanti hanno deciso di “resistere” alle minacce di uso della forza e hanno chiuso gli ingressi del villaggio; essi hanno inoltre cosparso di benzina le case in cui tengono prigionieri i funzionari e minacciano di dare fuoco in caso di attacco.

    La controversia è iniziata il 15 aprile scorso a My Duc, quartiere periferico di Hanoi, quando alcuni funzionari si sono scontrati con gli abitanti dell’area; a innescare la disputa, il possesso di alcuni terreni oggetto di sequestro per mano di una azienda di telecomunicazioni controllata dai militari.

    In una nazione in cui gli espropri di terreni e il sequestro di beni [in Vietnam non esiste la proprietà privata] sono prassi comune, i residenti della zona hanno opposto una ferma resistenza; da qui la decisione di erigere barricate fatte di tronchi d’albero, sacchi di sabbia e mattoni, che hanno bloccato gli ingressi e impedito ad estranei di entrare. Inoltre, i dimostranti hanno lanciato minacce non troppo velate nei confronti degli ostaggi; in caso di irruzione sono pronti a dare fuoco alle case in cui sono rinchiusi poliziotti e pubblici ufficiali.

    Una donna, dietro anonimato, riferisce che la sera del 19 aprile gli abitanti hanno deciso di attuare una serie di misure “preventive”, atte a impedire irruzioni, dopo aver osservato lo stanziamento nell’area di poliziotti, pronti a intervenire. “Abbiamo versato carburante attorno alla casa comune - aggiunge - in cui sono rinchiusi gli uomini. Siamo pronti a rispondere, in caso di attacco”.

    Al momento gli ostaggi sono “trattati bene” e ricevono “tre pasti al giorno”. In un primo momento erano 38, fra poliziotti e funzionari: tre di loro sono riusciti a fuggire, mentre altri 15 sono stati rilasciati il 17 aprile. Restano nelle mani dei rivoltosi 20 persone, fra cui “due funzionari locali di primo piano”. In queste ore anche il sindaco di Hanoi Nguyen Duc Chung, su invito del governo, ha cercato di mediare con i contadini rivoltosi, invano. Gli abitanti hanno chiesto un faccia a faccia all’interno della casa comune del villaggio, mentre le autorità propongono un incontro in un edificio situato al di fuori della zona contesa.

    Al centro della controversia l’uso di 47 ettari di terreno, utilizzato sinora dai contadini locali per le coltivazioni. Il gigante delle telecomunicazioni vietnamita Viettel, controllato dai militari, vuole espropriare la zona dietro compenso per fini industriali.

    La stampa locale sinora, forse dietro indicazioni del governo, ha fornito una copertura “limitata” alla vicenda di My Duc; alcuni articoli pubblicati nei giorni scorsi sui siti internet di alcuni giornali sono scomparsi dopo poche ore dalla messa online. Le Luan, un avvocato e attivista giunto nell’area come mediatore sottolinea che i residenti “vogliono solo intavolare un dialogo con le autorità”. “È difficile prevedere - aggiunge - come le autorità stesse si comporteranno per risolvere la questione”.

    L'annosa questione delle proprietà terriere in Vietnam, causa di ripetuti abusi ed espropri forzati ai danni di singoli e comunità, non è solo un problema giuridico e costituzionale, ma rappresenta un freno allo sviluppo economico del Paese. Le tensioni sociali che derivano dalle dispute sulle terre - una battaglia che ha visto la Conferenza episcopale lottare a fianco dei cittadini - rischiano infatti di allontanare gli investitori stranieri e offuscare gli obiettivi di crescita.

    Negli ultimi anni la Chiesa vietnamita e la comunità cattolica si sono più volte scontrate con le autorità per vicende legate al possesso dei terreni. La Conferenza episcopale vietnamita è intervenuta più volte a difesa non solo dei fedeli, ma di tutte quelle fasce più povere della popolazione, spesso vittime degli abusi delle autorità.

     

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