25/01/2017, 16.09
VIETNAM
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Hanoi, di nuovo in carcere il leader cristiano Nguyên Van Oai. Giro di vite sugli attivisti

Egli è stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale e mancato rispetto dell’obbligo di dimora. Per la moglie si stratta di accuse pretestuose, montate ad arte per poterlo fermare. Il 32enne cristiano protestante aveva già scontato quattro anni ed era uscito nell’agosto 2015. Con il disimpegno dell’amministrazione Trump il governo comunista riapre la caccia agli oppositori. 

 

Hanoi (AsiaNews/EdA) - Le autorità comuniste vietnamite hanno arrestato un giovane attivista cristiano protestante, già in passato prigioniero politico e uscito dal carcere nell’agosto 2015 dopo aver scontato quattro anni di carcere. Si tratta di Nguyên Van Oai, fermato una prima volta nell’agosto del 2011 nel contesto di una serie di raid contro blogger e attivisti pro-diritti umani che avevano legami con gruppi e organizzazioni religiose, movimenti ambientalisti e patrioti anti-cinesi. 

Assieme al famoso blogger cattolico Paulus Le Van Son, l’attivista 32enne era stato condannato a una pena di quattro anni di prigione e di altri quattro di libertà vigilata, per aver cercato di “rovesciare il governo legittimo”.

La sentenza è stata emanata in base al controverso articolo 79 del Codice penale vietnamita, con un procedimento farsa e con capi di imputazione ambigui. La coppia era stata fermata senza mandato di arresto e durante l’intero processo non hanno potuto godere di un’adeguata assistenza legale. 

A meno di due anni dal rilascio, il nuovo arresto a carico di Van Oai. Nei giorni scorsi la famiglia ha ricevuto un avviso dai vertici della Pubblica sicurezza, nel quale si riferiva del fermo del giovane avvenuto il 19 scorso nella provincia di Nghê An. Il leader cristiano avrebbe “opposto resistenza nei confronti di un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni”; inoltre, il giovane non avrebbe rispettato le consegne relative all’obbligo di dimora, fissate al momento del rilascio dal carcere. 

Per la moglie si tratta di scuse pretestuose e di capi di imputazione montati ad arte, con il solo scopo di poterlo arrestare di nuovo. 

All’epoca della liberazione, in un’intervista a Radio Free Asia (Rfa) aveva raccontato che in prigione aveva ricevuto ripetute pressioni per firmare un atto in cui si dichiarava colpevole. Una volta firmato, le guardie lo avrebbero liberato. In seguito, gli hanno chiesto di scrivere una confessione personale. Tuttavia, egli si è sempre opposto e ha continuato a professare le propria innocenza.

Van Oai è famoso in Vietnam per il suo attivismo in rete e non, su svariati temi come libertà religiosa, giustizia sociale e diritti umani. In passato egli ha partecipato a seminari sulla dottrina sociale della Chiesa cattolica e ha aderito a manifestazioni di patrioti di Hanoi e Ho Chi Minh City contro la politica “imperialista” di Pechino nel mar Cinese meridionale. 

Attivisti e organizzazioni pro diritti umani accusano il governo comunista vietnamita di aver rilanciato la campagna di repressione e arresti arbitrari contro personalità laiche e della società civile che di battono per la libertà e i diritti nel Paese. Una campagna di repressione già perpetrata in passato e che aveva portato al fermo di centinaia di persone, spesso con accuse false e pretestuose. Secondo alcuni dietro la nuova campagna di repressione di Hanoi vi è la scelta della nuova amministrazione statunitense guidata da Donald Trump di allentare la partnership economica e commerciale con i Paesi della regione Asia-Pacifico. Una collaborazione che, sotto la presidenza Obama, aveva portato nell’ultimo periodo a un parziale allentamento della repressione - vedi il rilascio di p. Van Ly, icona cattolica dei diritti umani - a fronte di una rafforzamento degli accordi economici. 

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