13/05/2019, 16.42
INDONESIA-ISLAM
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Hijrah, il ritorno all’islam delle star dello spettacolo

di Mathias Hariyadi

È lo sforzo di abbandonare uno stile di vita percepito come non islamico. Le pubblicità di percorsi di purificazione spirituale attraggono i millennials. L’importante uso dei social sono un’efficace strategia di marketing anche per gli estremisti.

Jakarta (AsiaNews) – Le piattaforme social e le ultime forme di comunicazione sono alla base del successo – soprattutto tra i più giovani – di un nuovo modo di promuovere gli insegnamenti islamici nel Paese. L'influenza delle moschee, come luoghi deputati alla loro diffusione, sta diminuendo e una recente tendenza nell'industria dell'intrattenimento è l'hijrah (pentimento) delle celebrità, che rendono pubblica la loro scoperta, o il loro ritorno, alla fede islamica.

Hijrah è una parola araba che significa migrazione o viaggio. Nella tradizione musulmana si riferisce al viaggio del profeta Maometto e dei suoi seguaci dalla Mecca a Medina, per sfuggire all'oppressione della tribù Quraish. In Indonesia, ora il termine allude allo sforzo di un individuo di abbandonare uno stile di vita percepito come non islamico e spostarsi verso un codice di condotta “religioso” (nel comportamento e nell'abbigliamento), oltre a eseguire tutti i rituali – sia obbligatori che consigliati.

Listia Probo, studiosa d’islam originaria di Yogyakarta, spiega ad AsiaNews che le nuove generazioni di indonesiani “mostrano un maggiore entusiasmo nello scoprire lo scopo della loro vita, rispetto alle persone ‘vecchie maniere’”. “Questa ‘grande curiosità’ – dichiara l’esperta – trova il suo migliore, più rapido e meno costoso appagamento attraverso i social media. Il successo del fenomeno sociale chiamato hijrah emerge attraverso il concetto di ‘nuovo musulmano’. Esso si contrappone alla vecchia generazione di persone religiose, con i suoi esercizi di puritanesimo”.

“I giovani – prosegue Probo – sono attratti dal viaggio spirituale di persone influenti come quelle dello spettacolo. Questo accade anche per il fallimento dei genitori nel trasmettere le proprie conoscenze in materia religiosa. Allo stesso tempo, ragazzi e ragazze si dimostrano scettici di fronte a loro modo di professare la fede islamica. Perciò, gli illustri percorsi di ‘purificazione spirituale’ sono percepiti dai millennials come più difficili ed eroici”.

La studiosa sottolinea che le nuove forme di comunicazione rappresentano un’importante piattaforma per la diffusione anche dei dakwah (insegnamenti islamici) che promuovono ideologie estremiste. Per i movimenti radicali, “l’esposizione di personaggi pubblici e delle loro esperienze ‘di prima mano’ costituisce un’efficace strategia di marketing. Formati in maniera intensiva dai murobbi (tutor), alcuni ragazzi vengono coinvolti in una sempre maggiore militanza politica”.

Condivide tali timori Dewi Prawisda, attivista per il dialogo interreligioso di GusDurian, movimento giovanile affiliato a Nahdlatul Ulama (Nu), la più grande organizzazione islamica moderata del Paese. “La notorietà – dichiara – e la bellezza di attori e attrici sono un magnete per i giovani, che vengono attratti verso il loro pellegrinaggio spirituale. Tuttavia, dobbiamo esser consapevoli che queste persone non sono ben informate sugli insegnamenti islamici: sono solo esponenti del mondo dello spettacolo. Ciò che mi preoccupa sono i contenuti del materiale diffuso. Esso è accettabile fin quando non denigra le altre religioni”.

Per Syaiful Arif, leader religioso e intellettuale islamico di Bekasi (West Java), hijrah “significa portare avanti quello che il Profeta ha insegnato una volta giunto a Medina: mostrare grande tolleranza verso il prossimo”. “I millennials sono alla ricerca del loro significato di ‘pietà’. A mio avviso, abbracciare un nuovo stile di vita basato sugli insegnamenti islamici dovrebbe comprendere buone azioni, buone parole e buoni comportamento come popolo indonesiano. La personale ricerca della pietà dovrebbe basarsi sul nostro terreno filosofico comune, ovvero la Pancasila [dottrina pluralista a fondamento dello Stato]”.

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