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  • » 09/08/2010, 00.00

    GIAPPONE

    Hiroshima e Nagasaki: un mondo più pronto a fare a meno del nucleare

    Pino Cazzaniga

    La presenza di americani, francesi e britannici alla cerimonia di Hiroshima mostra un impegno verso la riduzione delle armi nucleari. Anche il Giappone, governato dai social-democratici, sembra più deciso a “non produrre, non possedere, non introdurre armi nucleari”. I sopravvissuti alle radiazioni, gli hibakusha, sono “profeti del disarmo nucleare”. L’impegno di Ban Ki-moon e i timori verso la Corea del Nord.
    Tokyo (AsiaNews) – Quest’oggi, alle 11.02, la città di Nagasaki ha ricordato i 65 anni dalla bomba nucleare che il 9 agosto del 1945 ha ucciso 70 mila persone. Nagasaki è stata trasformata in un inferno solo tre giorni dopo che un’altra bomba ha colpito Hiroshima (uccidendo 140 mila cittadini). Queste città sono le uniche due al mondo e nella storia ad essere state colpite dalla violenza nucleare.
    il 6 agosto scorso a Hiroshima si è tenuta la cerimonia di commemorazione: 55 mila persone erano raccolte nel Memorial Peace Park per pregare per le vittime dell’atroce esplosione e meditare sull’evento. E si può dire che vi sono passi di speranza.
     
    Da decenni la cerimonia si ripete ogni anno per iniziativa del governatore della città, con la partecipazione, più formale che effettiva, delle autorità centrali. Quest’anno essa ha però assunto un significato nuovo per la presenza, per la prima volta, di tre personalità: l’ambasciatore degli Stati Uniti in Giappone, il segretario generale dell’ONU e il primo ministro giapponese, membro del Partito democratico del Giappone.
     
    Il significato simbolico delle tre nuove presenze e il contenuto dei discorsi inducono a pensare che, per la prima volta, a Hiroshima tutto il mondo comincia ad esprimere l’impegno per il totale disarmo nucleare.
     
    La presenza degli Stati Uniti apre un’era nuova
     
    Nel 1998 il sindaco di Hiroshima aveva espressamente invitato le “potenze nucleari” ha inviare un loro rappresentante alla cerimonia. Tutte, Russia e Cina comprese, hanno risposto all’invito; Stati Uniti, Inghilterra e Francia l’hanno ignorato.
     
    Quest’anno 74 nazioni hanno inviato i loro rappresentanti, un numero record. Ma ciò che ha dato un significato nuovo alla cerimonia sono state, appunto, le presenze dell’ambasciatore americano John Roos, dell’incaricato d’affari dell‘ambasciata britannica David Fitton e del consigliere dell’ambasciata francese Christophe Penot. Nessuno dei tre ha tenuto un discorso ufficiale . Solo attraverso una dichiarazione, rilasciata dopo la visita, attraverso l’ambasciata americana a Tokyo, Roos ha detto che ha presenziato alla cerimonia per “esprimere rispetto a tutte le vittime della seconda guerra mondiale” e confermare “l’impegno a lavorare assieme per realizzare un mondo senza armi nucleari a favore di tutte le generazioni future”.
     
    Non c’e’ dubbio che la presenza di Roos a Hiroshima rifletta l’intenzione del presidente Barack Obama. Hillary Clinton, Segretario di Stato, intervistata a Washington sul senso della presenza americana a Hiroshima, ha risposto: “Il presidente Obama stesso ha ritenuto che fosse appropriato per noi riconoscere questo anniversario”.
     
    Il cammino di avvicinamento a Hiroshima da parte dell’amministrazione statunitense è iniziato con il discorso che Obama ha tenuto a Praga nell’aprile del 2009. In esso il presidente americano ha lanciato un appello alle nazioni “per cercare la pace e la sicurezza del mondo senza armi nucleari” aggiungendo che”in quanto potenza nucleare e unica potenza che ha usato l’arma nucleare gli Stati Uniti hanno la responsabilità morale di agire per costruire un mondo senza armi nucleari”.
     
    Alle parole ha fatto seguire i fatti. Nel settembre dello stesso anno si è impegnato perché il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (UNSC) adottasse la risoluzione di cercare un mondo più sicuro senza armi nucleari”. Inoltre nell’aprile di quest’anno ha firmato con la Russia un nuovo START (Strategic arms reduction treaty) per ulteriore riduzione delle testate nucleari in possesso alle due superpotenze.
     
    L’intesa con Gran Bretagna e Francia
     
    Diversamente da Roos , i delegati inglese e francese sono stati generosi nel rispondere ai giornalisti. Da loro si è saputo che i rispettivi governi non si sono uniti all’iniziativa degli Stati Uniti all’ultimo momento solo per non perdere la faccia. Secondo quanto ha detto Penot, gli ufficiali delle tre ambasciate a Tokyo l’anno scorso si sono incontrati più volte per discutere su che cosa fare nel 65mo anniversario della bomba atomica su Hiroshima. Alla fine hanno deciso insieme che tutte e tre le nazioni vi avrebbero partecipato.
     
    Inotre Fitton ha detto che la presenza delle tre nazioni non era importante solo per le potenze nucleari (cioè per sottolineare la necessità del disarmo nucleare) ma anche per le citta’ di Hiroshima e Nagasaki: chiara allusione alla responsabilità per le immani sofferenze procurate..
     
    L’atteggiamento del Giappone
     
    La “dichiarazione della pace” letta dal sindaco della città e la risposta del primo ministro giapponese costituiscono il nucleo della cerimonia del 6 agosto a Hiroshima. Finora ambedue i discorsi erano piuttosto formali senza alcun impegno politico. Il governo giapponese fino all’anno scorso era presieduto dal partito liberal democratico, filoamericano. Alludere al problema nucleare esplicitamente era tabù.
     
    Ma l’attuale sindaco Tadatoshi Akiba ha deciso di impegnarsi a fondo per l’abolizione delle armi nucleari nel mondo. Per lui Hiroshima e Nagasaki, per i bombardamenti atomici subiti, non sono solo città giapponesi, ma città del mondo con la missione di lanciare appelli politici concreti.
     
    Certo , istituzionalmente non può influire direttamente sui governi stranieri ma lo può attraverso il governo del suo Paese . Cosa che ha fatto. Nella “dichiarazione per la pace” ha detto: “Il tempo è maturo per il governo giapponese di agire con decisione. Esso deve mettersi alla guida del movimento per eliminare le armi nucleari con tre iniziative: dare valore legale ai (cosiddetti) tre principi non–nucleari, rinunciare all ‘ombrello nucleare’ degli Stati Uniti e procurare assistenza medica agli anziani hibakusha (i colpitidalle radiazioni atomiche) in qualsiasi parte del mondo si trovino”.
     
    Spieghiamo: i tre principi non-nucleri sono: non produrre, non possedere, non introdurre armi nucleari. Essi sono stati presentati in parlamento negli anni ’70, ma non sono ancora diventati legge. Per decenni, in forza di patti segreti, sono state introdotte armi atomiche in Giappone; per decenni primi ministri e ministri degli esteri , interpellati in parlamento, hanno costantemente negato l’introduzione di tali armi in linea con i tre principi. Solo l’anno scorso con il passaggio dall’amministrazione liberal-democratica a quella social-democratica e’ stata rivelata l’esistenza dei patti segreti.
     
    Nel discorso di risposta il premier Kan ha accettato tutte le richieste di Akiba; anzi ha invitato gli hibakusha a diventare “profeti del disarmo nucleare”. Ha però sorvolato sulla richiesta della rinuncia all’”ombrello nucleare” americano. Come primo ministro non era in suo potere accettarla. Interpellato dai giornalisti ha risposto: “penso che la deterrenza nucleare continua a essere necessaria per la nostra nazione”. Allusione alla minaccia nucleare della Corea del nord.
     
    Ban Ki-moon ambasciatore di pace
     
    Hiroshima, quest’anno, e’ diventata il centro dell’attenzione mondiale soprattutto grazie al coreano Ban Ki-moon. Nella stima dei giapponesi ha fatto la parte del leone.
     
    Nel discorso del 6 agosto all’Hiroshima Peace Memorial ha detto: “Noi stiamo compiendo un viaggio che va dal ‘ground zero al global zero’”. “Ground zero” è l’espressione tecnica per indicare il punto dove è esplosa la bomba atomica; “global zero”, significa mondo senza armi nucleari. “ Noi abbiamo iniziato un viaggio verso la costruzione di un mondo libero da armi di distruzione di massa. Questa è l’unica via sana per un mondo più salvo. Fino a quando esisteranno le armi nucleari, noi vivremo all’ombra della minaccia nucleare”.
     
    Hai poi indicato punti programmatici i concreti e ha terminato esortando all’educazione sul disarmo nella scuole. “Dobbiamo insegnare ai bambini” questa verità elementare: il credito e il prestigio non appartengono a coloro che possiedono le armi nucleari, ma a coloro che li rigettano…  Realizziamo il sogno di un mondo libero dalle armi nucleari affinché i nostri figli e le generazioni che si succederanno possano vivere in libertà, sicurezza e pace”.
     
    Ban aveva un anno quando Hiroshima è stata distrutta, ma avendo trascorso l’infanzia durante la guerra coreana ha sentito presto la vocazione di impegnare la vita per la pace. “Una delle mie prime memorie - ha detto - è quella di aver camminato lungo una strada fangosa in cerca di un rifugio tra i monti, lasciandomi alla spalle il mio villaggio in fiamme. Da allora ho dedicato la mia vita alla pace. É per questo ideale che oggi sono qui tra voi”.
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