04/10/2011, 00.00
ASIA – ISLAM
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Hizbut Tahrir: dagli uomini d’affari alle donne, un movimento per “islamizzare” l’Asia

Il gruppo intende creare un Califfato mondiale, che riunisce tutti i musulmani e in cui vige la shariah. Dove ha fallito al Qaeda, potrebbe riuscire un gruppo in continua espansione dalla Cina all’Indonesia. Esso attira esponenti della classe media, elite intellettuali e donne, per colpire “dall’interno” il sistema laico e democratico.
Jakarta (AsiaNews/Agenzie) – Il movimento islamico Hizbut Tahrir, già presente in molte nazioni del mondo, potrebbe riuscire dove ha fallito il progetto costitutivo di al Qaeda, rete del terrore ideata da Osama bin Laden: diventare un organismo sovranazionale, capace di diffondere una visione radicale dell’islam e unire i musulmani di tutto il mondo in un blocco unico (il Califfato), in cui vige la shariah (la legge islamica). Per centrare il proposito, i leader del gruppo hanno individuato un target di persone relegate finora – spesso – ai margini della lotta estremista: studenti universitari, uomini d’affari, professionisti e perfino donne madri di famiglia. Una rete fondamentalista composta da colletti bianchi e ben lontana dall’immagine del combattente analfabeta, povero e cresciuto secondo gli insegnamenti del Corano nella versione jihadista e fanatica.

Attivo in 45 Paesi al mondo, oggigiorno il movimento Hizbut Tahrir si espande soprattutto in Asia, diffondendo la visione radicale della religione musulmana dalla Malaysia alla Cina. Esso si rivolge alle classi medio-alte, alle elite dirigenziali e se il progetto di dar vita a una “Umma” islamica sembra ancora lontano, tuttavia indebolisce già oggi la lotta dei governi nel controllo dell’estremismo e nella promozione di un sistema di governo democratico, come emerge in modo evidente in Indonesia.

Rochmat Labib, presidente dell’ala indonesiana del gruppo, rivela che il piano nei prossimi cinque o 10 anni è di “rinforzare la mancanza di fiducia della gente” in quello che egli definisce il regime, ovvero il governo di Jakarta. “Ecco quanto stiamo facendo – aggiunge il leader islamico – convertire la gente da democrazia, laicismo e capitalismo all’ideologia islamica”. Intanto lo Hizbut Tahrir – il cui nome significa “Partito della liberazione” – cresce in modo esponenziale anche negli Stati Uniti, dopo aver operato a lungo nell’ombra fin dai suoi esordi che risalgono ai primi anni ’90.

Messo al bando in alcune nazioni, il movimento è legale in molte altre fra cui Usa, Gran Bretagna, Australia e Indonesia. In molti casi esso opera ai limiti della legalità e ora punta a diffondersi soprattutto in Asia: dal Malaysia, al Pakistan, fino alla Cina dove è accusato da Pechino di fomentare le rivolte uiguri nello Xinjiang. Esso è anche il gruppo radicale islamico più diffuso e perseguitato nell’Asia centrale.

Interpellato sulla situazione in Cina, Zhang Jiadong, dell’università di Fudan, definisce il gruppo “più pericoloso delle organizzazioni terroriste”, perché esercita una maggiore influenza “sulla gente comune”. Hizbut Tahrir conta almeno 20mila seguaci in Cina e “più che attacchi terroristi, alimenta ribellioni e movimenti di piazza”. Per il Dipartimento di Stato Usa, invece, potrebbe fornire sostegno “indiretto” al terrorismo, ma “non vi sono prove” che abbia orchestrato attentati. È più probabile che suoi esponenti abbiano portato attacchi sotto la “guida” di altri gruppi fondamentalisti. Documenti pubblicati di recente mostrano che Khalid Shaikh Mohammed, mente delle stragi dell’11 settembre, avrebbe intrecciato dei legami con Hizbut Tahrir; anche l’ex capo di al Qaeda in Iraq Abu Musab al-Zarqawi sarebbe entrato in contatto con il movimento, ma su questi due dati non vi sono prove certe.
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