03/06/2016, 14.27
HONG KONG – CINA
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Hong Kong, attese “più di 100mila persone” alla veglia per Tiananmen

Lo dichiara Lee Cheuk-yan, segretario dell’Alleanza a sostegno dei movimenti patriottici e democratici di Cina. Prima della manifestazione al Victoria Park, il card. Zen e il vescovo ausiliare Joseph Ha guideranno un momento di preghiera per i cattolici presenti. Aumenta la percentuale di chi ritiene “un dovere di Hong Kong” lottare per la democrazia in Cina.

Hong Kong (AsiaNews) – Oltre 100mila abitanti di Hong Kong parteciperanno alla grande veglia per commemorare le vittime del massacro di piazza Tiananmen e chiedere “verità e giustizia” alla Cina per i fatti del 4 giugno 1989. Ne è sicuro il segretario dell’Alleanza a sostegno dei movimenti patriottici e democratici di Cina, Lee Cheuk-yan, che definisce “irrilevante” la debole partecipazione alla marcia dello scorso 30 maggio. Questa ha raccolto poco più di 1.500 persone ma, come conferma ad AsiaNews una fonte cattolica, “non vuol dire niente. Diluviava, e comunque l’appuntamento per la società civile è la veglia del Victoria Park”.

La manifestazione si terrà al parco domani (4 giugno) alle 20. Prima della commemorazione, alle 19, si terrà un raduno di preghiera per i cattolici cui interverranno il vescovo emerito del Territorio, card. Joseph Zen Ze-kiun, e il vescovo ausiliare Joseph Ha Chi-shing. I due dovrebbero parlare ai fedeli riuniti prima della veglia, come è sempre avvenuto negli ultimi 27 anni. Nel frattempo, le chiese dell’ex colonia britannica continuano a celebrare messe in suffragio dei defunti del massacro.

La polemica sulla partecipazione alla marcia è incentrata sul ritiro dall’organizzazione dell’evento della Federazione degli studenti, uno dei gruppi più attivi nell’ambito del movimento democratico. I giovani si sono tirati indietro perché ritengono “inutile” combattere per la democrazia in Cina e sperano di portare avanti una battaglia distinta per l’indipendenza di Hong Kong.

Lee, parlando a un programma radio, ha dichiarato che la scelta degli studenti “sarà senz’altro notata”, ma ha aggiunto che “gli abitanti di Hong Kong restano determinati”. Anche perché, ha concluso, “la partecipazione di giovani hongkonghesi al movimento represso nel sangue nel 1989 è rilevante e fa parte della nostra storia”.

Un sondaggio recente mostra che il movimento democratico ha il sostegno della popolazione. Secondo i numeri, pubblicati dal portale Hong Kong 01, sempre più giovani – fra i 18 e i 29 anni – ritengono che sia “dovere del Territorio” impegnarsi affinché Pechino ammetta le sue responsabilità riguardo il massacro. Il 78% degli intervistati lo ritiene “necessario e importante”, mentre il 68,2% della stessa fascia di età ritiene che sia “responsabilità comune” rendere la Cina più democratica. Infine, di tutti gli intervistati soltanto il 32% ritiene che nei prossimi tre anni la situazione dei diritti umani nel Paese migliorerà.

Johnny Lau Yui-siu, analista politico esperto di questioni cinesi, ritiene che i numeri siano un riflesso delle politiche “dure e sgradite” intraprese dal governo comunista: “Da quando è arrivato al potere il presidente Xi Jinping, moltissime persone hanno iniziato a vedere una marcia indietro nel campo dei diritti umani da parte di Pechino. Le cose che hanno inciso di più sono la legge sulla sicurezza di internet e quella sulla sicurezza nazionale”.

Il disappunto della popolazione del Territorio nei confronti del dominio cinese è resa evidente anche dal frequente uso di grandi striscioni di protesta appesi in luoghi-simbolo nei momenti sensibili. Dopo i due che hanno “accolto” la visita a Hong Kong di Zhang Dejiang, “numero 3” di Pechino, questa mattina ne è apparso un altro a Kowloon con la scritta “Non dimentichiamo mai il 4 giugno, ci vediamo al Victoria Park”. Dopo circa un’ora, è stato rimosso dai pompieri.

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