14/01/2013, 00.00
HONG KONG
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Hong Kong come Parigi: manifestazione contro leggi troppo a favore dei gay

Le comunità evangeliche di Hong Kong chiedono che non vi sia una "discriminazione alla rovescia" in cui viene penalizzato chi è contrario all'amore gay. Nel territorio cantanti e parlamentari omosessuali lanciano la campagna per tutti i loro diritti. Alla manifestazione di Parigi partecipano cattolici, ebrei, musulmani, omosessuali contrari al matrimonio gay e all'adozione di bambini per le coppie omosessuali. Il gruppo Femen fa spogliarello in piazza san Pietro.

Hong Kong (AsiaNews/Agenzie) - Decine di migliaia di cristiani protestanti hanno manifestato ieri davanti alla sede del governo per esprimere la loro opposizione a ventilate proposte di legge che renderebbe impossibile parlare e criticare i diritti dei gay.

La Evangelical Free Church of China Yan Fook Church, che ha organizzato l'evento, stima di aver radunato almeno 50 mila persone nella dimostrazione-concerto-preghiera che si è tenuto al Tamar Park, nella zona di Admiralty. Secondo gli organizzatori, se le proposte divengono leggi, verrà lesa la libertà di opinione di chi è contrario a parificare i diritti delle coppie gay a quelle dell'amore fra uomo e donna. In più, come è avvenuto in alcuni Paesi - Stati Uniti ed Europa - vi è il rischio che il giudizio negativo dei cristiani su pratiche omosessuali e coppie gay divenga un delitto perseguibile per legge. Il reverendo Jayson Tam, fra i leader dell'evento, ha sottolineato proprio il rischio di una "discriminazione alla rovescia".

L'omosessualità è quanto di più lontano dall'idea di famiglia nella cultura tradizionale cinese.  Alcuni famosi cantanti gay, come Anthony Wong Yiu-ming e Denise Ho Wan-sze, insieme a parlamentari radicali o gay, quali Raymond Chan Chi-chuen, hanno lanciato una campagna nel territorio per spingere il governo ad affermare tutti i diritti gay nella legislazione. La campagna durerà almeno 18 mesi. Essi domandano che fin dal primo discorso ufficiale del capo dell'esecutivo, Leung Chun-ying, che avverrà il 16 gennaio, si vari una consultazione sui diritti gay.

La pressione del movimento gay nel mondo sta portando molti Paesi a confrontarsi con problematiche riguardo la discriminazione degli omosessuali fino alla rivendicazione del matrimonio gay e dell'adozione di bambini.

Ieri a Parigi si è svolta una manifestazione di centinaia di migliaia di famiglie, uomini, donne e bambini, contro la proposta del presidente Francois Hollande di legalizzare il matrimonio gay e l'adozione di bambini. Alla enorme dimostrazione, confluita vicino alla Tour Eiffel, hanno partecipato cattolici, evangelici, ebrei, musulmani e omossessuali contro il matrimonio gay.

La proposta di legge sta facendo precipitare l'apprezzamento di Hollande, già in difficoltà anche a causa dell'incapacità dell'esecutivo a rispondere alla disoccupazione e alla crisi economica. I matrimoni fra partner dello stesso sesso sono legali in11 Paesi fra cui Belgio, Portogallo, Olanda, Spagna, Svezia, Norvegia e Sudafrica e in 9 Stati degli Stati Uniti, oltre che a Washington.

La Chiesa cattolica è spesso vista e attaccata come "nemica" dei gay. In realtà, le posizioni dei cattolici sono condivise da molte altre comunità religiose che, pur rispettando gli omosessuali, non accettano la parificazione del matrimonio gay a quello tradizionale fra uomo e donna, anche per le conseguenze che tale parità porterebbe nella vita di bambini adottati da coppie gay.

Nel suo discorso alla Curia romana, lo scorso 21 dicembre, Benedetto XVI ha parlato di "attentato" alla "autentica forma della famiglia, costituita da padre, madre e figlio" e ha citato la sua sintonia con uno studio del Gran Rabbino di Francia, Gilles Bernheim.

Ieri, in relazione con la manifestazione di Parigi, quattro attiviste - due francesi e due ucraine - del gruppo Femen si sono spogliate restando in topless durante l'Angelus del Papa a piazza san Pietro, per manifestare a favore dei diritti dei gay. L'insolita protesta ha avuto luogo accanto al grande albero di Natale della piazza. Le quattro, che sui loro corpi avevano tracciato la scritta "In Gay We Trust", sono state fermate brevemente dai carabinieri.

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