11/05/2011, 00.00
SRI LANKA
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I Cristiani devono partecipare al “Vesak” buddista, per la riconciliazione etnica

di Melani Manel Perera
Molti valori buddisti sono comuni a quelli cristiani. Jehan Perera, attivista cristiano per i diritti umani spiega perché cristiani, musulmani e indù devono partecipare alle celebrazioni per l’anniversario dell’illuminazione di Buddha.
Colombo (AsiaNews) – Lo Sri Lanka è pronto a celebrare il “Vesak”, il 2.600mo anniversario dell’illuminazione di Buddha, la prossima settimana. Governo e monaci buddisti hanno organizzato un programma fitto di eventi per festeggiare il grande evento. Vivendo in un Paese interreligioso, i leader cristiani, musulmani e indù – le altre tre principali religioni – hanno chiesto ai loro fedeli di offrire piena collaborazione e sostegno ai fratelli buddisti, in occasione della festa. Per Jehan Perera, attivista cristiano per i diritti umani, il “Vesak” è un evento importante che permette alla Chiesa di illustrare i valori buddisti vicini al cristianesimo, in modo che i cristiani possano imparare e apprezzare i valori umani del buddismo. Di seguito, un’intervista a Jehan Perera, direttore esecutivo del National Peace Council e vincitore di un premio per la pace.

Come cristiani, qual è l’importanza della nostra partecipazione a questa funzione buddista?

Per quelli di noi che sono nati e vivono in Sri Lanka, il buddismo è parte della nostra cultura. I suoi rituali e la filosofia vnno al di là della religione. La grande tolleranza che c’è nella nostra società viene dalla loro etica. Anche nel pieno del terribile conflitto e delle orrende offese, persone di etnie differenti erano capaci di coesistere nelle aree fuori dal controllo delle Ltte [Liberation Tigers of Tamil Eelam, i ribelli tamil], e credo che questo spirito di “vivi e lascia vivere” venisse dall’influenza buddista. I valori che predicano sono valori universali, applicabili a ogni essere umano in modo eguale. Il buddismo è nato nel contesto del rigido sistema delle caste, in India, che non tratta le persone allo stesso modo. Ciò che dobbiamo fare, in Sri Lanka, è applicare questo insegnamento ai nostri problemi di discriminazione etnica e religiosa, per superarli.

Seguendo gli insegnamenti di Gesù Cristo e della Bibbia, cosa possiamo fare per esprimere la nostra solidarietà ai buddisti?

Il Vesak è una grande opportunità per la Chiesa di spiegare come i valori buddisti siano vicini a quelli cristiani, anche se il linguaggio usato è diverso. Dove Buddha dice che le proprie azioni hanno conseguenze come è certo che le ruote del carro seguono il bue, Gesù dice che si raccoglie ciò che si semina. Dove Buddha afferma che solo l’amore può superare l’odio, Gesù insegna che Dio è amore. Per lo Sri Lanka, valori come questi sono necessari soprattutto in questa fase post-conflitto. Fermare la spirale della guerra richiede un coscienzioso atto di volontà e una visione del processo di trasformazione che porti il bene a ognuno. Una delle sfide più grandi in un processo di pace è vedere il nemico sotto una nuova luce, come difensore di un'altra parte della verità.

Crede che questi suggerimenti avranno un impatto, in una società dove la maggior parte delle persone è confusa da un punto di vista politico, economico e spirituale?

Una cosa è pregare e seguire insieme cerimonie religiose. Ma è importante stare vicino ai nostri fratelli anche quando il mondo va contro di loro. Ho letto gli articoli sulle celebrazioni negli Usa e i commenti entusiasti dei leader politici alla morte di Osama bin Laden. Io sono d’accordo con quanto detto dal Vaticano: “Nessun essere umano dovrebbe gioire per la morte di un altro essere umano”. Allo stesso modo, i festeggiamenti fatti alla fine della guerra in Sri Lanka sono stati inaccettabili, perché è stata una guerra civile che ha causato la morte di migliaia di innocenti.

Infine, c’è una cosa anche minima che si può fare per mostrare ai buddisti la nostra partecipazione al Vesak?

Il nostro cammino verso la riconciliazione è ancora lungo. Voglio ricordare le parole del monaco buddista vietnamita Thich Nhat Hanh: “Le guerre quotidiane che affrontiamo con noi stessi e con i nostri cari sono le stesse guerre combattute tra popoli e nazioni in tutto il mondo. La convinzione che noi soli conosciamo la verità, e chi non condivide le nostre opinioni ha torto, ha causato molto dolore. Quando crediamo che qualcosa sia la verità assoluta, siamo diventati prigionieri del nostro punto di vista”. Come cristiani, dobbiamo sostenere i nostri compatrioti buddisti nel vivere i loro valori, che sono in qualche anche i nostri.
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