17/06/2009, 00.00
CINA – INDIA – RUSSIA
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I Paesi del Bric sollecitano cambiamenti nel sistema finanziario mondiale

Ma ci sono contrasti sulle misure immediate. La Russia vuole togliere valore al dollaro come valuta di riferimento; Pechino preferisce che avvenga in modo graduale. Pesano anche i contrasti nazionali, come l’irrisolta disputa di confine tra India e Cina.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Gli Stati del Bric (Brasile, Russia, India e Cina) hanno concluso ieri il loro storico 1° summit affermando che occorre costruire un più diversificato sistema monetario internazionale, meno dipendente dal dollaro Usa. Il presidente russo Dmitry Medvedev, che ha ospitato il summit a Yekaterinburg, ha invitato i 4 Paesi emergenti a “creare le condizioni per un ordine mondiale più equo”. Ma esperti osservano che tra loro prevalgono ancora le ragioni di contrasto, più che gli interessi comuni.

Gli Stati Bric, che costituiscono il 40% della popolazione mondiale e il 15% dell’economia, rivendicano una “maggior voce e rappresentanza nelle istituzioni finanziarie internazionali”. Essi hanno dichiarato che il sistema monetario globale deve essere più stabile e che, per questo, occorre sia più “diversificato”, con sostegno diretto da parte di diversi Paesi. Non hanno nominato il dollaro Usa, ma è evidente la volontà di togliergli il ruolo di maggiore valuta internazionale che ha avuto da dopo la Seconda guerra mondiale.

Ma c’è poca unità sui passi immediati. Medvedev ha parlato di creare una nuova valuta sopranazionale riconosciuta da tutti, in cui mutare in breve tempo parte delle rispettive riserve valutarie. Ma la Cina ha 2mila miliardi di dollari Usa nelle sue riserve e non vuole che la valuta americana perda proprio ora valore. Invece, Pechino è favorevole a una progressivo estensione di valore dello yuan tra gli Stati vicini: ieri il Quotidiano del Popolo, organo ufficiale del Partito comunista cinese, in un editoriale ha spiegato che la sostituzione del dollaro con altre valute è già iniziata, tramite accordi bi- o multilaterali tra gli Stati, e che il processo sarà graduale e lungo.

Analisti osservano come dal summit sono emerse le diversità e i contrasti irrisolti tra i Paesi Bric, invece che posizioni comuni. Nel corso del summit il presidente cinese Hu Jintao e il premier indiano Manmohan Singh hanno parlato dell’irrisolto problema dei confini tra i due Stati, ancora disputati per una lunghezza di 3.500 chilometri dopo la guerra del 1962. Proprio il 15 giugno, poche ore prima dell’arrivo dei due leader al summit, ci sono stati intensi movimenti di truppe dalla parte indiana del confine, con movimenti anche di aerei e l’invio stimato di 25-30mila soldati. Pechino rivendica come sue intere regioni che l’India non è disposta a cedere.

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