22/09/2008, 00.00
SRI LANKA
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I cattolici di Jaffna manifestano per la pace nel nord del Paese

di Melani Manel Perera
In centinaia marciano e pregano per la fine della violenza. Vescovo di Mannar: situazione sempre più difficile per 150mila profughi, privi di riparo, alimenti, medicine. I bambini mancano di latte e rischiano gravi malattie. A rischio “la stessa sopravvivenza” degli sfollati.

Colombo (AsiaNews) – Centinaia di cattolici hanno partecipato ieri alla Marcia per la pace a Jaffna, nello Sri Lanka nordorientale, chiedendo l’immediata fine della guerra. Durante la marcia, organizzata dalla Commissione giustizia e pace della diocesi di Jaffna in occasione della Giornata mondiale della pace proclamata dalle Nazioni Unite, i fedeli hanno recitato il rosario e hanno camminato fino al santuario di St. Antony a Manipay per la celebrazione eucaristica, pregando che cessino uccisioni, sparizioni e combattimenti.

Padre Jeyaseharam, responsabile della Commissione, ha ricordato che la preghiera e il rosario esprimono unità con le popolazioni sofferenti e ha invitato i fedeli a incontrarsi per recitare il rosario “per la liberazione della popolazione” da questi mali.

Nella zona di guerra ci sono circa 150mila sfollati, privi di riparo, alimenti, assistenza di qualsiasi tipo, come ha ricordato mons. Joseph Rayappu, vescovo di Mannar. Grave è soprattutto la situazione dei bambini, “che mancano di latte, medicine e reti antimosche e sono esporti al rischio di malattie come la malaria, la gastroenterite e la polmonite”. Nella recente escalation degli scontri tra esercito e ribelli Tigri Tamil Eelam, il fuoco indiscriminato dell’artiglieria – ha proseguito mons. Rayappu – causa molte vittime innocenti, come due bambini di 2 mesi e 2 anni il 30 agosto. “In simile scenario, non è realistico pensare che la gente possa trovare riparo nelle zone controllate dal governo”. “Atterriti dai bombardamenti di artiglieria e aerei e dagli scontri a fuoco, questa gente si sposta di continuo” per fuggire dalle battaglie.

La situazione – dice ancora - è molto peggiorato per la recente partenza dalla zona, per ragioni di sicurezza e dietro ripetuta insistenza del governo, degli enti umanitari che riforniscono gli sfollati di farina, zucchero, legumi. Nei negozi della zona il costo degli alimenti è molto alto e i fuggitivi, pescatori e contadini, non hanno denaro né la possibilità di trovare lavoro. “Per questo i fedeli hanno raccolto oltre 2 milioni di rupie e abbiamo dato a ogni famiglia dapprima mille rupie, ma poi soltanto 500 per soddisfare le molte richieste”. “Ci sono almeno 5mila famiglie della sola diocesi di Mannar che ancora non hanno ricevuto sostegno economico”. “E’ necessario garantire la stessa sopravvivenza dei profughi di queste zone”.

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