14/12/2009, 00.00
VIETNAM-VATICANO
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I cattolici vietnamiti sperano di poter incontrare il Papa in un “prossimo futuro”

di JB Vu
Accolte con favore le notizie sulla visita compiuta in Vaticano dal presidente Triet, vista come un passo avanti per ristabilire i rapporti diplomatici. I vescovi hanno già invitato il Papa e durante una riunione del gruppo, a febbraio, si è parlato di un invito di Triet.
Ho Chi Minh City (AsiaNews) – I cattolici vietnamiti hanno accolto con favore le notizie provenienti da Roma sulla visita del loro presidente, Nguyen Minh Triet, a Benedetto XVI (nella foto), considerata un passo avanti per l’istituzione di rapporti diplomatici e un rafforzamento alla loro speranza di poter vedere “presto” il Papa nel loro Paese.
 
Anche la stampa governativa ha sottolineato il fatto che la visita del presidente al Papa rientra nel cammino per i rapporti diplomatici e dà spazio ai colloqui avuti dal secondo leader del Paese che si è recato dal Papa, dopo che nel gennaio 2007 c’era stato il primo ministro Nguyen Tan Dung.
 
Nel 1987 il Paese ha aperto le porte all’economia di mercato e alla sua integrazione con il resto del mondo. A causa della lunga guerra, il Vietnam è un Paese povero e uno dei cinque che, nel mondo hanno istituzioni socialiste. Dopo l’apertura, l’economia ha avuto una crescita tra il 6 e l’8,5%, malgrado le crisi economiche degli anni ’60 e quella attuale. Anche il Vietnam ne ha risentito, ma in maniera ridotta.
 
I rapporti diplomatici tra Vietnam del Nord e Santa Sede furono interrotti negli anni ’50 e il Vaticano spostò la sua rappresentanza a Saigon. Dopo l’unificazione del Paese da parte del Nord, nel 1975, i rapporti furono completamente soppressi.
 
Da parte sua, la Conferenza episcopale già durante i lavori per la visita “ad limina” di quest’anno ha fatto sapere che i vescovi hanno invitato Benedetto XVI a venire ne Paese in occasione del Giubileo in corso per i 350 anni dall’inizio della evangelizzazione e i 50 dell’istituzione della gerarchia cattolica e che si concluderà il 6 gennaio 2011.
 
Attualmente il Vietnam ha rapporti diplomatici con più di cento Stati, ma resta strettamente legato alla teoria marxista , cosicché si trova a confrontarsi con numerose difficoltà e problemi sociali. I punti di vista dello Stato e delle religioni sono piuttosto diversi, il che porta a pregiudizi nei confronti delle religioni, almeno da parte dei quadri locali, che hanno sospetti verso le attività religiose, non hanno comunicazione, non conoscono la verità delle religioni. A causa dell’incomprensione, pensano che le religioni siano contro le politiche nazionali. Ciò crea conflitti, i poveri e la gente soffrono per i sospetti e le discriminazioni.
 
In occasione della visita “ad limina” dei vescovi vietnamiti, Benedetto XVI ha detto che i cattolici sono persone per bene, volendo dire che sono buoni cittadini. “Noi – ha detto – viviamo nel Vangelo e nella nazione e non vogliamo sostituire il governo. Noi vogliamo dialogare e avere una buona collaborazione”.
 
Il 28 novembre di quest’anno, anche mons. Bui Van Doc, vescovo di My Tho e presidente del Comitato per la catechesi e la fede della Conferenza episcopale ha parlato del dialogo e della collaborazione con il governo, dicendo che “la Chiesa invita tutti a contribuire onestamente per costruire una società giusta, vera e umana. La Chiesa non vuole rimpiazzare il governo, ma spera solo in uno spirito di dialogo e cooperazione, nel reciproco rispetto. La Chiesa è parte della vita del Paese e vogliamo servire tutto il popolo”.
 
Ora, il Vietnam è un Paese socialista e segue diversi orientamenti economici, avendo aperto le porte al capitalismo economico basato e orientato sul socialismo. Il partito comunista governa il Paese, lo Stato lo guida e la popolazione “possiede il Paese”.
 
Il Vietnam ha circa 86 milioni di abitanti, i cattolici sono circa sette milioni. Il governo ha sempre detto di rispettare la libertà religiosa e di creare le condizioni per il suo sviluppo. In passato, però, ci sono stati discriminazioini e pregiudizi verso i cattolici. Le relazioni diplomatiche con la Santa Sede rappresentano un processo di comunicazione, discussione e cooperazione. Negli ultimi 20 anni hanno visto grandi progressi. Le parti hanno stretto i contatti e scambiato delegazioni a tutti i livelli. In particolare, a febbraio, c’è stato un incontro del “gruppo congiunto” per lavorare insieme ufficialmente: il tema principale è stato il ristabilimento dei rapporti diplomatici. Entrambe le parti hanno segnalato progressi, anche se ancora non sono in grado di annunciare relazioni diplomatiche. Nel corso dell’incontro si è anche parlato di un invito del presidente Triet al Papa a visitare il Paese.
 
La visita compiuta dal presidente Triet al Papa è stata, per il Vaticano, un “segnale positivo” per contribuire al processo per i rapporti. Per ora, però, nulla è cambiato per la comunità cattolica, timorosa che essa sia solo una propaganda diplomatica. L’opinione pubblica nazionale è convinta che Vietnam e Vaticano vogliano buoni rapporti per stabilizzare indirettamente le tensioni religiose esistenti nel Paese. Il governo per poter guidare la comunità cattolica e il Vaticano per avere una asse legale per proteggerla.
 
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