28/10/2008, 00.00
CINA
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I cinesi non comprano più arance, per timore di contaminazione

A Pechino il prezzo è precipitato a 10 centesimi di euro al chilo, ma ne restano invenduti milioni di tonnellate. Anche se le autorità insistono che sono “sane”, dopo il latte alla melamina c’è scarsa fiducia. Intanto nessuno spiega le contromisure prese per le uova “alla melamina”.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Le arance tangerine sono vendute a Pechino a uno yuan (10 centesimi di euro) al chilogrammo e i consumatori sono ancora riluttanti, dopo che si è sparsa la voce che possano essere state contaminate da parassiti e insetticidi. Intanto la ditta cinese che ha prodotto le uova contenenti melamina presenta “profonde scuse pubbliche” ma non spiega come sia accaduto.

Circa 1,6 milioni di tonnellate di tangerine (un tipo di arancia più piccola e molto dolce) restano invendute sui camion nel centrale Hubei e Chen Zhiqiang, funzionario di Changde (zona di grande produzione frutticola nell’Hunan), parla di “perdite economiche dirette attuali per 400 milioni di yuan (circa 40 milioni di euro), che aumenteranno se la crisi non finisce entro una settimana”. Nell’Hubei Li Chuanyou, segretario generale della Associazione dell’industria della frutta, dice che il 70% del raccolto è tuttora invenduto e parla di “una possibile perdita per gli agricoltori di 1,5 miliardi di yuan”.

A scatenare il panico, è bastata la voce che nel Sichuan la settimana scorsa siano state distrutte 10mila tonnellate di tangerine perché colpite dalle mosche della frutta. Anche se poi le autorità della provincia hanno negato la notizia e detto che ne sono state distrutte appena 12 tonnellate e che “la situazione è sotto controllo”.

Ma nel Paese, dopo i recenti scandali alimentari, soprattutto per il latte alla melamina, che ha fatto ammalare ai reni oltre 53mila neonati, c’è scarsa fiducia nei controlli pubblici e nella sicurezza dei prodotti alimentari. Dopo che il 25 ottobre a Hong Kong un’elevata quantità di melamina è stata trovata nelle uova prodotte dalla Hanwei Group di Dalian, leader del settore ed esportatrice all'estero, non risultano ancora commenti o reazioni delle autorità cinesi, che pure hanno più volte promesso massimo rigore contro ogni adulterazione e garantito che gli attuali controlli antimelamina sono del tutto sicuri.

Invece oggi Han Wei, dirigente della ditta, ha presentato “solenni scuse ai consumatori e ai distributori. Dichiaro in modo solenne - ha detto poi - che la mia ditta non ha mai acquistato o aggiunto melamina ai mangimi [per le galline] o ai prodotti”. Ha aggiunto che solo a settembre hanno scoperto che il mangime conteneva melamina e ne hanno sospeso l’uso. Non ha spiegato, tuttavia, da dove provenisse questo mangime, né quali controlli siano stati svolti sulle uova e sul pollame prodotti per accertarne la sanità.

Da tempo risulta che in Cina un derivato della melamina è utilizzato nei mangimi per animali e negli insetticidi e c’è il timore che la sostanza sia assorbita in carne e vegetali poi destinati al consumo umano. Questa ne è la prima conferma.

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