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CINA
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I cinesi si convertono a Cristo perché ‘cercano la verità’ (II)

di Bernardo Cervellera

I motivi per cui molti cinesi divengono cristiani sono anzitutto “metafisici”; quelli “pragmatici” (guarigioni, rottura della solitudine, aiuto, …) vengono dopo. I risultati del sondaggio ad opera di un pastore protestante mostrano che le comunità cristiane sono formate al 72% da donne e che il livello intellettuale è moto cresciuto: il 22% è costituito da laureati.

Roma (AsiaNews) – I cinesi si convertono al cristianesimo perché “cercano la verità”, e “un posto in paradiso”, ma supplicano anche per guarigioni e benessere; sono attratti alla fede dalla testimonianza di un amico, della madre, o dalla vita gioiosa e piena di un cristiano e dalla lettura della Bibbia: sono alcune delle caratteristiche che emergono dal sondaggio svolto dal pastore Steve Z. pubblicato in una serie di articoli su “China Source”, di cui ieri abbiamo pubblicato la prima parte.

In un primo articolo (v. qui l’originale) egli esprime alcune considerazioni sulla demografia delle comunità cristiane protestanti in Cina. In base alle risposte ricevute nel sondaggio, egli fa notare che il 72% delle risposte proviene da donne; il 21% da uomini; il 7% non ha indicazione del sesso.

Che le comunità siano costituite in maggioranza da donne, è un fatto quasi ovvio e universale. Ma nei risultati è piuttosto insolito il livello di istruzione di coloro che hanno risposto. Infatti almeno il 22% è costituito da laureati; il 32% ha un diploma di scuola secondaria; il 15% ha frequentato scuole professionali; il 23% ha fatto le elementari e solo l’8% è costituito da analfabeti. Questi dati sono molto diversi da quelli citati dal Libro blu delle religioni, ad opera dell’Accademia cinese delle scienze sociali, secondo cui fra i protestanti, analfabeti o persone con istruzione elementare sono il 54%.

Ciò significa che le comunità cristiane attuali sono divenute culturalmente molto più elevate dal 1949, quando vi era maggioranza di fedeli rurali, spesso analfabeti. Secondo il pastore Steve Z., questo permette ai cristiani contemporanei di leggere la Bibbia in modo personale e approfondire la fede anche dal punto di vista teologico, mettendosi in contatto con altre comunità all’estero grazie alla conoscenza di qualche lingua straniera.

Il sondaggio mostra pure che il gruppo più consistente dei fedeli è costituito da persone nate negli anni ’60 e che oggi hanno sui 60 anni. Ciò significa che essi “sono nati in un periodo di grande carestia [il Grande balzo in avanti – ndr] o nel turbolento periodo della Rivoluzione culturale. Essi sono stati educati per la maggior parte negli anni ’70. Hanno sperimentato l’impatto della crescita di materialismo dalla Rivoluzione culturale fino al periodo delle riforme e dell’apertura. In tal modo, la loro conversione porta un importante sigillo del tempo e hanno una profonda visione personale”. Per Steve Z., essi sono il nerbo delle comunità cristiane attuali. Va anche detto che la maggioranza dei membri hanno dai 40 ai 60 anni e vi sono pochi giovani.

In un secondo articolo, dedicato allo studio dei risultati del sondaggio (v. qui l’originale), il pastore Steve Z. mette in luce che almeno il 75% di coloro che hanno risposto provengono da un ambiente cristiano, formatosi negli anni ’50 o prima e riscoperto in seguito.

Ma la rivelazione più sensazionale del sondaggio riguarda i motivi per cui uno si è fatto cristiano. A differenza del cliché pragmatico che si attribuisce ai cinesi, i motivi principali per cui si diventa cristiano è “conoscere la verità” e “andare in cielo”. L’autore definisce questi motivi “metafisici”. Ci sono certo anche motivi “pratici”, come “essere guariti” o “avere l’aiuto di Dio nella vita”, ma questi sono allo stesso livello della “richiesta di perdono per i peccati”.

Secondo l’autore, “queste preoccupazioni metafisiche sono la prima grande forza che ha spinto la crescita della cristianità cinese negli ultimi 40 anni”.

In un ultimo articolo (v. qui l’originale), Steve Z. elenca le ragioni primarie che portano un cinese dell’epoca attuale a credere in Gesù Cristo. La prima ragione è la testimonianza di qualcuno che condivide la sua fede; la seconda è il desiderio di essere guariti e l’essere aiutati a risolvere questo problema; il terzo è l’aver scoperto l’amore vissuto dai componenti di una comunità.

Infine, guardando alle persone che più hanno influenzato la propria decisione alla fede, le risposte al sondaggio sottolineano anzitutto il pastore, poi gli evangelizzatori (catechisti, predicatori, ecc.). Solo come terzo viene citata la propria madre e la famiglia di provenienza.

Tutte queste indicazioni spingono a una revisione dei metodi di evangelizzazione.

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