30/04/2015, 00.00
RUSSIA
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I colossi dell'energia scrivono a Putin: Con il 'made in Russia' non possiamo lavorare

di Nina Achmatova
A rivelarlo è il quotidiano Kommersant, che cita la lettera firmata, tra gli altri, da Gazpromneft e Rosneft. Le compagnie sono contrarie a un disegno di legge che punta a scoraggiare l’acquisto di macchinari e ingegneria straniera e ad aumentare il controllo dello Stato nel settore sullo sfondo della più ampia campagna di “sostituzione delle importazioni”.

Mosca (AsiaNews) - I colossi del settore energetico russo hanno inviato una lettera al presidente Vladimir Putin, in cui protestano contro una proposta di legge che punta ad aumentare l’uso di equipaggiamenti 'made in Russia' per compensare l’impatto delle sanzioni occidentali. Lo scrive il quotidiano Kommersant. Il disegno di legge "evidenzia il desiderio dello Stato di rafforzare il suo controllo sull’industria energetica, che genera la metà delle entrate statali, mentre il calo del prezzo del petrolio e le sanzioni hanno portato la Federazione verso la recessione". 

Citando la lettera, il giornale rende noto che le compagnie russe sono preoccupate per l’aumento del controllo statale sugli appalti e gli ordini per le loro attrezzature, con il Paese che tenta di ridurre la propria dipendenza dalle produzioni straniere, sullo sfondo delle tensioni mai sopite con Ue e Usa per la crisi ucraina. Secondo Kommersant le compagnie Rosneft, Lukoil, Gazpromneft, Novatek e Zarubezhneft - tra i firmatari della missiva per il Cremlino - lamentano il fatto che la proposta di legge limiterebbe la loro abilità a pianificare le proprie attività.

Approvato dalla Duma in prima lettura, il documento autorizzerebbe il governo a fondare un consiglio speciale che approvi i piani di acquisti. Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha detto di non essere a conoscenza della lettera, mentre le società citate da Kommersant hanno rifiutato di commentare. La “sostituzione delle importazioni” è il leitmotiv di Putin da un anno a questa parte, dopo che il regime sanzionatorio occidentale ha limitato l’accesso delle compagnie russe ai finanziamenti sui mercati internazionali.

A febbraio, il premier Dmitri Medvedev ha firmato un decreto che mette al bando nei concorsi degli enti pubblici la partecipazione di produttori occidentali di macchinari del settore edilizio, dell'esplorazione delle materie prime e della manutenzione cittadina. Il provvedimento si aggiunge all'embargo sui prodotti agro-alimentari in risposta alle sanzioni occidentali. Il vicepremier Arkady Dvorkovich ha spiegato che tali macchinari possono essere sostituiti con macchinari prodotti in Russia, in linea con la più ampia politica di sopperire ai prodotti occidentali con quelli ‘made in Russia’.

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