24/11/2008, 00.00
TIBET - CINA
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I leader tibetani riaffermano il dialogo e la via pacifica

di Nirmala Carvalho
Il premier del governo in esilio commenta per AsiaNews lo storico convegno. Sfiducia verso l’attuale leadership comunista, ma grande fiducia nel popolo cinese. L’intervento del Dalai Lama.

Dharamsala (AsiaNews) – I 581 leader tibetani radunati in India per prospettare il futuro della causa tibetana, confermano la “via di mezzo” del colloquio con la Cina per una soluzione pacifica alle richieste di maggior autonomia e di salvaguardia della loro cultura. Nel congresso è prevalsa l’istanza moderata del governo in esilio e si è evitata la temuta spaccatura con i gruppi fautori di proteste anche non pacifiche.Ma Dolma Gyari, viceportavoce del Parlamento tibetano in esilio, esprime tutta la delusione per l’insistita chiusura di Pechino e ammonisce ieri che “se la Cina non dà una riposta positiva, non avremo altra opzione che cercare l’indipendenza”.

Per tutto il decorso del congresso, il Dalai Lama si è astenuto da interventi. Ieri, alla fine, ha però ammonito a usare “prudenza” ribadendo che non ritiene possibile l’indipendenza  e ha richiamato alla non violenza e alla necessità di mantenere un “dialogo con la popolazione cinese”. Sempre ieri l’agenzia cinese Xinhua l’ha di nuovo accusato di “complottare di nascosto per l’indipendenza e di promuovere l’odio razziale”.

Il Dalai Lama ha ripetuto che potrebbe non avere successori: vuole essere solo un leader spirituale, rinunciando al ruolo politico per semplificare i rapporti con Pechino. Samdhong Rinpoche osserva che “per ora l’intera popolazione è convinta che l’esistenza del Dalai Lama sia necessaria per la vita, cultura, identità e religione tibetana”.

Dopo la settimana di convegno, il premier del parlamento in esilio Samdhong Rinpoche dice ad AsiaNews che è “molto felice per la partecipazione entusiasta di tutti i rappresentanti di gruppi tibetani, soprattutto giovani sotto i 40 anni che sono nati in esilio, ma hanno contribuito attivamente. Come pure lo sono per il confronto franco e responsabile che si è svolto in modo egalitario e aperto. La grande maggioranza ha confermato la ‘via di mezzo’ quale approccio verso la Cina”.

“Questo approccio è approvato dai leader internazionali e dalla popolazione e non abbiamo mai detto che sia stato un insuccesso. Quello che è fallito, e che deve essere rivisto, è il dialogo con i leader comunisti cinesi”. “Ma vogliamo continuare il dialogo con la popolazione cinese, la cui approvazione è per noi un grande sostegno. La leadership cinese non è permanente, i leader cambieranno, la politica cambierà e potremo avere giorni migliori”.

“Crediamo con forza che la questione tibetana sarà risolta in modo pacifico. Nella vita di una Nazione, 50 anni [dalla rivolta tibetana del 1959 repressa con violenza] non sono un lungo periodo. La stessa India ha lottato a lungo per ottenere l’indipendenza. Nessuna Nazione può essere soppressa da un’altra Nazione”.

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