10/06/2015, 00.00
SIRIA

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I ribelli conquistano una base militare vicino a Deraa

E’ l’ultima di una serie di sconfitte dell’esercito siriano. Conquistato anche un villaggio cristiano ad al-Rakham. In corso i dialoghi fra 150 rappresentanti dell’opposizione al Cairo. Si prospetta una soluzione politica sotto l’egida Onu, ma si esclude ogni futuro per il regime di Assad. Il bilancio dei morti in quattro anni di guerra.

Beirut (AsiaNews/Agenzie) - Almeno 2mila ribelli di vari gruppi anti-Assad, hanno conquistato ieri una base militare nel sud della Siria dopo 24 ore di combattimenti. La base – della Brigata 52 - si trova in un punto strategico che unisce Damasco al sud e alla Giordania.

Secondo l’Osservatorio per i diritti umani in Siria, un organismo con base a Londra, le forze ribelli hanno anche occupato il villaggio cristiano di al-Rakham.

L’agenzia ufficiale siriana Sana non ha riportato la cattura della base, ma ha parlato di pesanti bombardamenti aerei nella zona, dove sarebbero morti “40 terroristi”.

La caduta della base è l’ultima di una serie di sconfitte subite dal regime siriano nel nord e nel sud del Paese. Secondo analisti, i ribelli – fra cui vi sono anche i miliziani dello Stato islamico - si sono rafforzati dopo un’alleanza ricucita fra Turchia e Arabia saudita.

Davanti a una spirale di violenza sempre più acuta, le prospettive di una soluzione politica appaiono lontane. In questi giorni al Cairo si tiene un raduno di gruppi di oppositori in esilio, insieme a rappresentanti di oppositori interni, “tollerati” dal regime. L’incontro che raccoglie almeno 150 personalità vuole stilare una pista di soluzione politica “negoziata… sotto l’egida dell’Onu”, che porti alla fine dei combattimenti, alla liberazione dei prigionieri e al ritorno degli oppositori politici all’estero.

Tutti sono d’accordo nell’escludere ogni ruolo al regime attuale, compreso il presidente Assad. Tale previa esclusione – oltre alle ostilità fra gli oppositori – ha fatto naufragare i dialoghi in passato.

Il conflitto siriano è cominciato nel marzo 2011 con delle proteste anti-governative. La risposta violenta del regime ha precipitato la situazione in una guerra civile, divenuta poi una guerra regionale in cui diversi patron (Arabia saudita, Qatar, Kuwait, Turchia) appoggiano uno o l’altro gruppo di oppositori contro la Siria di Assad.

Finora la guerra ha fatto almeno 230mila morti, dei quali circa 70mila sono civili, fra cui vi sono 11.500 bambini. Fra gli uccisi vi sono anche più di 30mila “foreign fighters”, combattenti stranieri provenienti da Paesi islamici asiatici e africani e da Paesi occidentali.

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