29 Aprile 2017
AsiaNews.it Twitter AsiaNews.it Facebook
Aree geografiche




  • > Africa
  • > Asia Centrale
  • > Asia del Nord
  • > Asia del Sud
  • > Asia Nord-Ovest
  • > Asia Sud-Est
  • > Europa
  • > Medio Oriente
  • > Nord America
  • > Sud America
  • > Asia dell'Est


  • » 05/10/2015, 00.00

    CINA – STATI UNITI

    Il “raccolto” di Xi Jinping negli Usa: ha capito la rabbia del popolo cinese

    Wei Jingsheng

    L’autore del “Muro della democrazia” commenta la settimana americana del presidente cinese. L’arroganza della delegazione cinese si scontra con il pragmatismo Usa, in grado di risolvere da solo le questioni legate al cyber-terrorismo e all’economia. Il Mar Cinese meridionale “un falso problema: Pechino non potrebbe reggere un attacco frontale di Stati Uniti e nazioni Asean”. Il vero risultato è aver compreso l’ampiezza del malcontento in patria: “Senza diritti umani e stato di diritto, il Partito arriverà al collasso”.

    Washington (AsiaNews) – La settimana passata da Xi Jinping negli Stati Uniti è finita. Cosa ha raccolto? Io credo che abbia avuto un grande raccolto. Ma è difficile dirlo, dato che le sue speranze per questo viaggio non sono state rese pubbliche. Data l’arroganza e la fiducia in se stesso espresse sia dal leader che dal suo governo negli ultimi anni, potrebbe aver pensato che un debole presidente americano – Barack Obama – avrebbe collaborato con i suoi scopi. Inoltre, considerando che l’amministrazione Xi ha fatto confusione sia nel campo economico che in quello diplomatico a causa di un gruppo di consiglieri inetti, deve aver sperato che gli americani avrebbero riprodotto quanto avvenuto con Jiang Zemin, offrendo benefici economici in cambio di concessioni su temi con la cyber-sicurezza e il Mar Cinese meridionale. Ecco perché negli ultimi tempi sono stati aggressivi su questi argomenti, preparando lo scambio.

    Sfortunatamente non tutti gli americani sono inetti, o almeno non così inetti. La minaccia della cyber-sicurezza non è così terribile. Persino il presidente Obama ha dichiarato che gli americani possono risolvere la questione da soli. Quello che Obama ha detto non rappresenta una minaccia vuota: gli americani hanno questa capacità.

    Non sono soltanto gli Stati Uniti ad essere in grado di controllare internet; Xi Jinping ha violato moltissime informazioni da cittadini americani, fra i quali vi sono milioni di funzionari del governo. Questo rappresenta una versione online dell’attacco di Pearl Harbour. L’attacco ha dato modo a Obama di agitare lo spettro delle sanzioni economiche.

    La situazione economica attuale della Cina è in grado di resistere alle sanzioni? Assolutamente no. Una cosa del genere porterebbe al crollo immediato del Partito comunista cinese, come ha detto il candidato alle presidenziali Donald Trump. Xi Jinping non ha voluto correre il rischio e ha firmato con obbedienza l’Accordo sulla cyber-sicurezza. Questo dimostra la sua poca intelligenza.

    E quindi cosa ha raccolto Xi Jinping da questa questione? Cercando di portare avanti un bluff con delle brutte carte in mano dimostra che è stato mal consigliato dai suoi. Se parliamo di giocare pesante, gli americani sono molto più bravi di questi contadini della provincia settentrionale dello Shaanxi (dalla quale viene il padre di Xi). Io spero che questa sconfitta svegli Xi e gli faccia comprendere che non deve sempre fidarsi delle presunzioni dei suoi arroganti consiglieri. Dovrebbe mantenere una mente realistica.

    Riguardo la questione del Mar Cinese meridionale, sono gli americani a bluffare. Non hanno motivo di preoccuparsi per nulla della questione, basta mantenere una pressione di tipo verbale. Quando il governo cinese arriverà a un certo livello di edificazione sulle isole, saranno vietnamiti e filippini a farsi ansiosi. Inviteranno gli americani a stazionare nella base aerea e navale di Cam Ranh Bay, oppure in quella navale di Subic Bay e in quella aerea di Clark. Quale sarebbe dunque l’uso di queste piccole isolette? Niente più che spendere denaro per fare tanto chiasso. Gli americani non faranno un patto del genere sul Mar Cinese meridionale, a meno che non abbiano subito danni cerebrali.

    Il nucleo della questione relativa al Mar Cinese meridionale è il tentativo da parte del regime comunista cinese di controllare le rotte marittime nell’Asia orientale. Significa controllare le rotte marittime commerciali di Giappone, Corea del Sud, Stati Uniti e nazioni dell’Asean. Questo piano funzionerà? Sembra proprio di no. Il piano è più che altro il parto di una mente malata. Supponiamo che un giorno il regime comunista cinese riesca a tagliare questa rotta marittima: in quel caso non sarebbe in grado di confrontarsi con i militari statunitensi, senza parlare di una coalizione composta da Usa, Giappone e nazioni Asean.

    Se a questo aggiungiamo le sanzioni economiche, il regime comunista cadrebbe all’istante. È per questo che i cyber-utenti cinesi sono molto interessati a una possibile guerra lanciata da Xi Jinping, per vedere il collasso del regime comunista per mano di forze esterne. Questa cospirazione dovrebbe spingere Xi a rivedere i membri del suo “pensatoio”, per capire chi davvero vuole il caos in Cina e chi lo sta prendendo in giro.

    I problemi economici possono essere risolti soltanto attraverso l’economia. Xi Jinping ha dato agli americani decine di miliardi di dollari in ordini commerciali, ma ­non è stato in grado di convincere gli industriali americani a continuare a fare lobbying per il governo comunista. E questo perché l’enorme deficit commerciale e il costo sociale della mancanza dello stato di diritto [in Cina] non danneggiano soltanto la popolazione di Stati Uniti e Cina, ma mettono a rischio i diritti e gli interessi degli industriali di entrambi i Paesi. Senza l’apertura del mercato cinese, senza una riforma del sistema politico nazionale, non si potrà parlare di progresso nei rapporti commerciali. Cercare di comprarsi una nazione intera attraverso enormi ordini commerciali potrebbe funzionare soltanto con le nazioni più piccole dell’Europa.

    Parlare soltanto di economia e non di diritti umani era il principio di Deng Xiaoping. Questo principio e la politica di Deng di portare avanti riforme economiche ma non politiche sono entrambi arrivati alla fine della corsa. I diritti umani e lo stato di diritto sono la base dell’intero sistema sociale, parte integrale della comunità umana. L’attuale criticità per Xi Jinping non riguarda soltanto economia e diplomazia, ma le radici stesse della situazione dei diritti umani e dello stato di diritto.

    Nella folla che ha seguito Xi Jinping c’era un piccolo gruppo di persone pronte a protestare. Non erano nuovi immigrati, giunti in America in cerca del “sogno americano”, ma imprenditori e uomini di affari cinesi che hanno subito un trattamento ingiusto nel Paese di origine. Rappresentano centinaia di migliaia di persone che in Cina subiscono ingiustizie e vogliono l’intervento del governo. Il loro grido si può riassumere con le parole di Yang Jia: “Se non servi la giustizia, saremo noi a servirla a te”.

    Queste persone erano pronte a sacrificarsi per rovesciare l’autorità. Hanno cercato in diverse occasioni di entrare in contatto con il corteo motorizzato di Xi Jinping e Obama, e qualcuno è riuscito a mettersi sotto la macchina del presidente cinese per fermarla. Questa dimostrazione di determinazione è il più grande raccolto ottenuto dalla visita di Xi Jinping negli Stati Uniti. Alla fine, ha visto con i suoi occhi queste persone infuriate. Alla fine ha capito che non tutti i cinesi sono schiavi sottomessi. Una volta che si alzano in piedi in cerca di giustizia nessuno può proteggerti, né i Servizi segreti della Casa Bianca né l’esercito o la polizia cinese.

    Quando è iniziata la cerimonia di benvenuto per Xi Jinping alla Casa Bianca, si sono sentite le rumorose proteste di coloro che rappresentano il risentimento e il sentimento di rivolta dei popoli di diverse nazionalità, uniti contro il regime comunista in Cina. Xi Jinping ha chiesto al governo americano di assicurarsi che lui non vedesse né sentisse queste manifestazioni. Ma questa forma di censura è una cosa che il governo Usa, un governo democratico che rispetta i diritti umani, dovrebbe applicare?

    È già un alto risultato che il governo americano sia riuscito a fare in modo che Xi non venisse attaccato dalla folla rabbiosa. Quando decine di milioni di agenti di polizia comunista non riusciranno a bloccare la gente inferocita, riuscirà Xi Jinping a calmarla accettando qualche petizione? Più tardi, mente cenavo con queste persone, ho sentito cosa avevano da dire. Conoscono già le tattiche di stallo del governo cinese. Ma non saranno sconfitti e proveranno ancora e ancora.

    Anche se Xi Jinping riuscisse a risolvere tutte le questioni di coloro che hanno portato le loro petizioni negli Usa, potrebbe davvero risolvere le decine di migliaia di ingiustizie che avvengono in Cina? Ci sono ancora moltissime persone che subiscono ingiustizie e non si sono unite al gruppo di coloro che avanzano petizione. E un numero ancora maggiore di persone che subiscono ingiustizie nonostante tutto. Qui non parliamo di casi individuali, ma di una ingiustizia che riguarda il sistema intero: la questione dei diritti umani e dello stato di diritto.

    Se non vogliamo che la Cina collassi e non vogliamo che venga investita da una tempesta, dobbiamo risolvere questi due problemi fondamentali: i diritti umani e lo stato di diritto. 

    invia ad un amico Visualizza per la stampa










    Vedi anche

    16/09/2015 CINA – STATI UNITI
    Hacker, espansionismo e crisi economica: il menu della cena fra Xi e Obama
    La Casa Bianca conferma: il presidente sarà ricevuto per una “cena di Stato” dalla controparte americana. Sarà un’occasione “per espandere la cooperazione fra i due Paesi e risolvere in maniera costruttiva le aree di disaccordo”. I due colossi dovranno trovare un modo per rilanciare la bilancia commerciale reciproca, Washington vuole chiarimenti sugli spionaggi industriali.

    23/11/2009 CINA - USA
    Wei Jingsheng: Caro Obama, anche i diritti umani sono legati al valore dello yuan
    Soltanto il rispetto delle libertà fondamentali garantisce un equo bilanciamento del commercio. La svalutazione forzata dello yuan, produce enormi problemi nella finanza internazionale e rischia di spaccare ancora di più la società cinese. E crea la bassa qualità e il plagio. I consigli del “padre della democrazia” al presidente Usa da poco tornato dal suo viaggio a Pechino

    07/10/2015 CINA – STATI UNITI
    L’idolatria nei confronti di “Xi il Grande” non dissipa le ombre sul viaggio negli Usa
    Il viaggio del leader cinese negli Stati Uniti e alle Nazioni Unite non ha prodotto risultati concreti, ma è stato raccontato dai media cinesi – e in parte anche da quelli internazionali – come una pietra miliare. Il presidente voleva distrarre il cinese medio dai problemi economici, e in parte c’è riuscito. Ma non ha portato a casa nulla di rilevante. Un'analisi del grande esperto di Cina, per gentile concessione della Jamestown Foundation. Traduzione a cura di AsiaNews.

    12/11/2014 CINA - USA
    Cina e Stati Uniti: accordo sul clima, ma "entro il 2030"
    Il vertice Apec si è concluso nella capitale cinese con una insolita conferenza stampa congiunta di Obama e Xi Jinping. I due Paesi, responsabili del 45% dell'inquinamento di tutto il mondo, si impegnano a diminuire le emissioni di gas serra, ma fissano i paletti per il prossimo decennio. E il governo cinese censura le informazioni sulla qualità dell'aria.

    11/11/2009 CINA – STATI UNITI
    Obama in Cina “chieda il rispetto dei diritti umani”
    Lettera aperta della Ong Chinese Human Rights Defenders, indirizzata all’inquilino della Casa Bianca. Critiche a Washington per la debolezza mostrata con Pechino sui diritti dell’uomo e sulla censura. Obama dovrebbe “parlare chiaro” durante l’incontro bilaterale con Hu Jintao.



    In evidenza

    VATICANO-EGITTO
    Papa Francesco in videomessaggio: Caro popolo d’Egitto…

    Papa Francesco

    In occasione della sua visita al Paese (28-29 aprile), oggi papa Francesco ha trasmesso un videomessaggio al popolo egiziano. “Il nostro mondo, dilaniato dalla violenza cieca – che ha colpito anche il cuore della vostra cara terra – ha bisogno di pace, di amore e di misericordia; ha bisogno di operatori di pace”.


    ISLAM
    Le radici dell’islamismo violento sono nell’islam, parola di musulmano

    Kamel Abderrahmani

    Dopo ogni attentato terrorista si tende a dire: “Questo non è l’islam”. Eppure quegli atti criminali sono giustificati e ispirati dai testi che sono il riferimento dei musulmani e delle istituzioni islamiche nel mondo. È urgente una riforma dell’islam dall’interno, da parte degli stessi musulmani. La convivenza con le altre religioni è la strada per togliere l’islam dalla sclerosi e dalla stagnazione.


    AsiaNews E' ANCHE UN MENSILE!

    L’abbonamento al mensile di AsiaNews non costa nulla: viene dato gratis a chiunque ne faccia richiesta.
     

    ABBONATEVI

    News feed

    Canale RSScanale RSS 

    Add to Google









     

    IRAN 2016 Banner

    2003 © All rights reserved - AsiaNews C.F. e P.Iva: 00889190153 - GLACOM®