05/10/2015, 00.00
CINA – STATI UNITI

Il “raccolto” di Xi Jinping negli Usa: ha capito la rabbia del popolo cinese

Wei Jingsheng
L’autore del “Muro della democrazia” commenta la settimana americana del presidente cinese. L’arroganza della delegazione cinese si scontra con il pragmatismo Usa, in grado di risolvere da solo le questioni legate al cyber-terrorismo e all’economia. Il Mar Cinese meridionale “un falso problema: Pechino non potrebbe reggere un attacco frontale di Stati Uniti e nazioni Asean”. Il vero risultato è aver compreso l’ampiezza del malcontento in patria: “Senza diritti umani e stato di diritto, il Partito arriverà al collasso”.

Washington (AsiaNews) – La settimana passata da Xi Jinping negli Stati Uniti è finita. Cosa ha raccolto? Io credo che abbia avuto un grande raccolto. Ma è difficile dirlo, dato che le sue speranze per questo viaggio non sono state rese pubbliche. Data l’arroganza e la fiducia in se stesso espresse sia dal leader che dal suo governo negli ultimi anni, potrebbe aver pensato che un debole presidente americano – Barack Obama – avrebbe collaborato con i suoi scopi. Inoltre, considerando che l’amministrazione Xi ha fatto confusione sia nel campo economico che in quello diplomatico a causa di un gruppo di consiglieri inetti, deve aver sperato che gli americani avrebbero riprodotto quanto avvenuto con Jiang Zemin, offrendo benefici economici in cambio di concessioni su temi con la cyber-sicurezza e il Mar Cinese meridionale. Ecco perché negli ultimi tempi sono stati aggressivi su questi argomenti, preparando lo scambio.

Sfortunatamente non tutti gli americani sono inetti, o almeno non così inetti. La minaccia della cyber-sicurezza non è così terribile. Persino il presidente Obama ha dichiarato che gli americani possono risolvere la questione da soli. Quello che Obama ha detto non rappresenta una minaccia vuota: gli americani hanno questa capacità.

Non sono soltanto gli Stati Uniti ad essere in grado di controllare internet; Xi Jinping ha violato moltissime informazioni da cittadini americani, fra i quali vi sono milioni di funzionari del governo. Questo rappresenta una versione online dell’attacco di Pearl Harbour. L’attacco ha dato modo a Obama di agitare lo spettro delle sanzioni economiche.

La situazione economica attuale della Cina è in grado di resistere alle sanzioni? Assolutamente no. Una cosa del genere porterebbe al crollo immediato del Partito comunista cinese, come ha detto il candidato alle presidenziali Donald Trump. Xi Jinping non ha voluto correre il rischio e ha firmato con obbedienza l’Accordo sulla cyber-sicurezza. Questo dimostra la sua poca intelligenza.

E quindi cosa ha raccolto Xi Jinping da questa questione? Cercando di portare avanti un bluff con delle brutte carte in mano dimostra che è stato mal consigliato dai suoi. Se parliamo di giocare pesante, gli americani sono molto più bravi di questi contadini della provincia settentrionale dello Shaanxi (dalla quale viene il padre di Xi). Io spero che questa sconfitta svegli Xi e gli faccia comprendere che non deve sempre fidarsi delle presunzioni dei suoi arroganti consiglieri. Dovrebbe mantenere una mente realistica.

Riguardo la questione del Mar Cinese meridionale, sono gli americani a bluffare. Non hanno motivo di preoccuparsi per nulla della questione, basta mantenere una pressione di tipo verbale. Quando il governo cinese arriverà a un certo livello di edificazione sulle isole, saranno vietnamiti e filippini a farsi ansiosi. Inviteranno gli americani a stazionare nella base aerea e navale di Cam Ranh Bay, oppure in quella navale di Subic Bay e in quella aerea di Clark. Quale sarebbe dunque l’uso di queste piccole isolette? Niente più che spendere denaro per fare tanto chiasso. Gli americani non faranno un patto del genere sul Mar Cinese meridionale, a meno che non abbiano subito danni cerebrali.

Il nucleo della questione relativa al Mar Cinese meridionale è il tentativo da parte del regime comunista cinese di controllare le rotte marittime nell’Asia orientale. Significa controllare le rotte marittime commerciali di Giappone, Corea del Sud, Stati Uniti e nazioni dell’Asean. Questo piano funzionerà? Sembra proprio di no. Il piano è più che altro il parto di una mente malata. Supponiamo che un giorno il regime comunista cinese riesca a tagliare questa rotta marittima: in quel caso non sarebbe in grado di confrontarsi con i militari statunitensi, senza parlare di una coalizione composta da Usa, Giappone e nazioni Asean.

Se a questo aggiungiamo le sanzioni economiche, il regime comunista cadrebbe all’istante. È per questo che i cyber-utenti cinesi sono molto interessati a una possibile guerra lanciata da Xi Jinping, per vedere il collasso del regime comunista per mano di forze esterne. Questa cospirazione dovrebbe spingere Xi a rivedere i membri del suo “pensatoio”, per capire chi davvero vuole il caos in Cina e chi lo sta prendendo in giro.

I problemi economici possono essere risolti soltanto attraverso l’economia. Xi Jinping ha dato agli americani decine di miliardi di dollari in ordini commerciali, ma ­non è stato in grado di convincere gli industriali americani a continuare a fare lobbying per il governo comunista. E questo perché l’enorme deficit commerciale e il costo sociale della mancanza dello stato di diritto [in Cina] non danneggiano soltanto la popolazione di Stati Uniti e Cina, ma mettono a rischio i diritti e gli interessi degli industriali di entrambi i Paesi. Senza l’apertura del mercato cinese, senza una riforma del sistema politico nazionale, non si potrà parlare di progresso nei rapporti commerciali. Cercare di comprarsi una nazione intera attraverso enormi ordini commerciali potrebbe funzionare soltanto con le nazioni più piccole dell’Europa.

Parlare soltanto di economia e non di diritti umani era il principio di Deng Xiaoping. Questo principio e la politica di Deng di portare avanti riforme economiche ma non politiche sono entrambi arrivati alla fine della corsa. I diritti umani e lo stato di diritto sono la base dell’intero sistema sociale, parte integrale della comunità umana. L’attuale criticità per Xi Jinping non riguarda soltanto economia e diplomazia, ma le radici stesse della situazione dei diritti umani e dello stato di diritto.

Nella folla che ha seguito Xi Jinping c’era un piccolo gruppo di persone pronte a protestare. Non erano nuovi immigrati, giunti in America in cerca del “sogno americano”, ma imprenditori e uomini di affari cinesi che hanno subito un trattamento ingiusto nel Paese di origine. Rappresentano centinaia di migliaia di persone che in Cina subiscono ingiustizie e vogliono l’intervento del governo. Il loro grido si può riassumere con le parole di Yang Jia: “Se non servi la giustizia, saremo noi a servirla a te”.

Queste persone erano pronte a sacrificarsi per rovesciare l’autorità. Hanno cercato in diverse occasioni di entrare in contatto con il corteo motorizzato di Xi Jinping e Obama, e qualcuno è riuscito a mettersi sotto la macchina del presidente cinese per fermarla. Questa dimostrazione di determinazione è il più grande raccolto ottenuto dalla visita di Xi Jinping negli Stati Uniti. Alla fine, ha visto con i suoi occhi queste persone infuriate. Alla fine ha capito che non tutti i cinesi sono schiavi sottomessi. Una volta che si alzano in piedi in cerca di giustizia nessuno può proteggerti, né i Servizi segreti della Casa Bianca né l’esercito o la polizia cinese.

Quando è iniziata la cerimonia di benvenuto per Xi Jinping alla Casa Bianca, si sono sentite le rumorose proteste di coloro che rappresentano il risentimento e il sentimento di rivolta dei popoli di diverse nazionalità, uniti contro il regime comunista in Cina. Xi Jinping ha chiesto al governo americano di assicurarsi che lui non vedesse né sentisse queste manifestazioni. Ma questa forma di censura è una cosa che il governo Usa, un governo democratico che rispetta i diritti umani, dovrebbe applicare?

È già un alto risultato che il governo americano sia riuscito a fare in modo che Xi non venisse attaccato dalla folla rabbiosa. Quando decine di milioni di agenti di polizia comunista non riusciranno a bloccare la gente inferocita, riuscirà Xi Jinping a calmarla accettando qualche petizione? Più tardi, mente cenavo con queste persone, ho sentito cosa avevano da dire. Conoscono già le tattiche di stallo del governo cinese. Ma non saranno sconfitti e proveranno ancora e ancora.

Anche se Xi Jinping riuscisse a risolvere tutte le questioni di coloro che hanno portato le loro petizioni negli Usa, potrebbe davvero risolvere le decine di migliaia di ingiustizie che avvengono in Cina? Ci sono ancora moltissime persone che subiscono ingiustizie e non si sono unite al gruppo di coloro che avanzano petizione. E un numero ancora maggiore di persone che subiscono ingiustizie nonostante tutto. Qui non parliamo di casi individuali, ma di una ingiustizia che riguarda il sistema intero: la questione dei diritti umani e dello stato di diritto.

Se non vogliamo che la Cina collassi e non vogliamo che venga investita da una tempesta, dobbiamo risolvere questi due problemi fondamentali: i diritti umani e lo stato di diritto. 

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