09/10/2017, 15.45
CINA
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Il 2,5 del Pil per migliorare il livello delle università cinesi

Scelte 42 università per divenire entro il 2050 dei centri di educazioni di primo livello mondiale. Altre 96 devono divenire competitive con altre università nel mondo. Si vuole trasformare la Cina in un centro mondiale per la ricerca scientifica e lo sviluppo. La maggior parte delle università cinesi sono agli ultimi posti nelle liste.

Pechino (AsiaNews) - I ministeri dell’Educazione e delle Finanze, insieme alla Commissione nazionale per la riforma e lo sviluppo, hanno pubblicato una lista di 42 università cinesi scelte per essere trasformate in strumenti di educazione a livello mondiale entro il 2050. La lista include alcune fra le università più stimate nell’Impero di Mezzo, dove hanno studiato anche molti leader del Partito: l’università di Pechino (Beida); la Qinghua, anch’essa a Pechino; la SunYat-sen di Guangzhou e altre.

In una dichiarazione rilasciata dal ministero dell’Educazione verso la fine di settembre, si ordina ad altre 96 università di migliorare il loro insegnamento e la loro ricerca per competere in qualità con altri centri di studio internazionali.

Secondo la rivista Caixin, l’ambizioso piano vuole trasformare la Cina in una centrale per la ricerca scientifica e tecnologica, senza dipendenze dall’estero. Per questo il governo vuole stanziare ogni anno il 2,5% del prodotto interno lordo da destinare alla ricerca e allo sviluppo.

Al presente, la Cina ha 2600 università, ma la maggior parte di essere è quotata molto in basso sulle scale mondiali. Di fatto, solo la Beida, la Qinghua e la Fudan (Shanghai) sono comprese fra le prime 50 università al mondo. Le altre sono valutate fra il 300mo e il 500mo posto.

Gli esperti sono divisi sulla valutazione dei centri universitari cinesi. Secondo alcuni il Paese non ha più bisogno del contributo scientifico proveniente dall’estero perché già all’interno riesce a trovare personale adeguato. Secondo altri, il livello delle università cinesi rimane ancora basso: ne è prova il numero grande di studenti e di laureati che cercando di specializzarsi all’estero, soprattutto negli Usa, in Germania e in Gran Bretagna.

Gli investimenti promessi dal ministero per l’Educazione per le 42 università super e per le altre 96 rischiano di creare uno squilibrio fra università di élite e università comuni. In ogni caso, il governo non ha ancora specificato gli scopi specifici o i dettagli su cui le università prescelte dovrebbero lavorare per migliorarsi.

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