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  • » 17/08/2016, 10.58

    BANGLADESH

    Il Bangladesh saluta p. Homrich, missionario del popolo garo

    Sumon Corraya

    Il sacerdote 88enne ha deciso di tornare degli Stati Uniti per motivi di salute e dopo aver ricevuto minacce di morte da parte di estremisti islamici. Difensore dei tribali del nord del Paese, ha pubblicato inni e preghiere nella loro lingua. Ha fondato almeno 30 scuole per dare istruzione ai bambini.

    Dhaka (AsiaNews) – Migliaia di cattolici e tribali garo hanno salutato p. Eugene Eduard Homrich, missionario 88enne della Santa Croce, che ha lasciato ieri il Bangladesh dopo 60 anni di lavoro nel Paese. Il 12 agosto scorso i parrocchiani hanno organizzato una festa in una chiesa di Pirgacha, nel distretto di Tangail (nord del Paese). Salutandolo, un giovane cattolico ha detto: “Vi ringrazio padre perché avete sacrificato voi stesso per la gente garo. Possa Dio benedirvi ed essere sempre con voi. Grazie mille”.

    P. Eugene Eduard Homrich è nato in Michigan nel 1928 ed è giunto in Bangladesh nel 1955. Dopo aver imparato la lingua bengalese, ha servito per tre anni della diocesi di Dhaka, abitata da persone di etnia bengali. Nel 1959 si è spostato nella parrocchia di Jalchatra, diocesi di Mymensingh, dove è rimasto fino al 1992. In seguito è stato mandato nella parrocchia di Pirgacha, nella stessa diocesi, e lì è rimasto fino ad ora.

    Qualche mese fa il sacerdote ha ricevuto minacce di morte da parte di musulmani radicali. Per questo motivo, oltre che per ragioni di salute, p. Eugene ha deciso di ritornare negli Stati Uniti.

    La diocesi di Mymensingh è abitata in maggioranza da persone di etnia garo. Gran parte dell’attività missionaria di p. Eugene è stata rivolta a loro. P. Simon Hacha, sacerdote della diocesi, racconta: “Egli ha fondato più di 30 scuole primarie e superiori, dove migliaia di bambini e ragazzi hanno ricevuto un’educazione qualificata. Egli ha rispettato e coltivato la cultura del popolo garo. Lui stesso era un garo, avendo imparato la lingua e avendo pubblicato un libro di inni e preghiere in questo idioma”.

    Durante la sua festa d’addio, p. Eugene ha parlato dell’importanza dell’educazione per i tribali: “L’istruzione – ha detto – è la spina dorsale della nazione. Per questo bisogna garantirla a tutti, insieme ad un’educazione morale e spirituale. Per proteggere la vostra esistenza dovete essere uniti e lavorare insieme per migliorare le vostre condizioni di vita”.

    P. Eugene, continua p. Hacha, “era un difensore dei suoi parrocchiani, perché molto spesso il popolo garo soffre di persecuzione da parte di gente potente”. I tribali possiedono per tradizione molte foreste, di cui non hanno però il contratto di proprietà. A volte qualche proprietario terriero tenta di occuparle e di espropriarle.

    Per il suo impegno in Bangladesh, p. Eugene è stato premiato anche dal governo di Dhaka, che nel 1971 lo ha onorato per aver partecipato in modo attivo alla guerra d’indipendenza dal Pakistan. Abdur Razzak, ex ministro dell’Alimentazione e membro del parlamento, era presente alla festa d’addio e ha donato una coccarda al sacerdote: “P. Eugene – ha detto – ha cambiato la vita degli abitanti di quest’area. Non ha lavorato solo per i cristiani ma per fedeli di tutte le religioni. Lo rispettiamo per il suo incredibile contributo. È stato anche un combattente per la libertà del Bangladesh. Rimarrà per sempre nei nostri cuori”.

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