20/12/2016, 08.57
SIRIA - ONU

Il Consiglio di sicurezza Onu approva all’unanimità l’invio di osservatori ad Aleppo

Previsto l’invio “immediato” per monitorare le operazioni di evacuazione. Dal 15 dicembre almeno 14mila persone hanno abbandonato il settore orientale. Damasco deve però pronunciarsi ancora sull’ingresso. L’inviato speciale Onu per la Siria annuncia un nuovo incontro a Ginevra per l’8 febbraio. 

 

Damasco (AsiaNews/Agenzie) - Dopo mesi di stallo e veti incrociati, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato all’unanimità una risoluzione che dispone l’invio “immediato” di osservatori Onu ad Aleppo, per monitorare le operazioni di evacuazione del settore orientale. Dal 15 dicembre scorso almeno 14mila persone hanno abbandonato la zona, anche se violenze e scontri hanno interrotto a più riprese le operazioni e fatto vacillare l’accordo mediato da Russia e Turchia.

Esso comprende anche l’evacuazione di alcune aree - fra cui al Fuaa e Kafrya - controllate dal governo nella provincia di Idlib, da tempo sotto l’assedio di gruppi ribelli e jihadisti. 

Al momento non si conosce la reazione ufficiale del governo siriano e non si sa se Damasco autorizzerà l’ingresso di osservatori Onu nella città, per oltre quattro anni divisa in due parti: quella occidentale, dove vivono 1,2 milioni di persone, sotto il controllo del governo; quella orientale, con circa 250mila persone, nelle mani delle milizie ribelli e di gruppi jihadisti. 

Il voto di ieri all’Onu ha registrato il via libera anche della Russia, insieme all’Iran alleato di Damasco. Agli osservatori internazionali verrà affidato il compito di supervisionare le operazioni di evacuazione e garantire la sicurezza dei civili. 

L’adozione “unanime” della risoluzione 2328 segna pure il primo passo in un’ottica di unità dopo mesi di scontri fra le potenze mondiali in seno al Consiglio di sicurezza, in particolare fra Mosca e il blocco occidentale. Divisioni e interessi contrapposti che hanno acuito il bilancio di un conflitto che, in cinque anni, ha causato più di 310mila morti. 

Il testo prevede un “monitoraggio adeguato e neutrale” delle operazioni. Tuttavia, Bashar Jaafari, rappresentante siriano all’Onu ha criticato i membri del consiglio affermando che perseguono un’agenda che intende “legittimare l’interferenza straniera, rovesciare le forze di governo legittime e usare la forza militare”.

Resta da capire quale sarà la risposta ufficiale di Damasco alla risoluzione Onu. 

Secondo quanto riferisce l’Osservatorio siriano per i diritti umani, al momento vi sono ancora 7mila persone intrappolato nella porzione di Aleppo est ancora nelle mani delle opposizioni. All’interno le condizioni di vita sono molto difficili: mancano cibo e generi di prima necessità; scarseggiano anche le medicine e tutte le strutture ospedaliere e sanitarie risultano inagibili. 

Fra le persone evacuate ieri vi sono anche 47 bambini intrappolati in un orfanotrofio. Alcuni di loro, riferisce l’Unicef, apparivano in condizioni critiche a causa di ferite o per disidratazione. 

Dopo aver lasciato Aleppo est, gli sfollati saranno condotti in altre zone della metropoli settentrionale della Siria, un tempo capitale economica e commerciale del Paese, e in cittadine della provincia di Idlib controllate dai ribelli. 

Intanto l’inviato speciale Onu per la Siria Staffan de Mistura ha annunciato un nuovo incontro fra le opposte fazioni coinvolte nel conflitto siriano per il prossimo 8 febbraio a Ginevra. Finora si sono svolti già tre round di colloqui “indiretti” sotto l’egida delle Nazioni Unite, conclusi ogni volta con un nulla di fatto. Fra i nodi irrisolti il ruolo del presidente Bashar al Assad in futuro governo di transizione. 

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