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» 23/11/2006 12:14
LIBANO
Il Libano col fiato sospeso di prepara al commiato da Pierre Gemayel
di Youssef Hourany

Si temono incidenti tra il mezzo milione di persone attese alla cerimonia, in un Paese bloccato dal lutto nazionale e dagli scioperi. Raddoppiata la guardia intorno al palazzo presidenziale. Il patriarca Sfeir e numerose voci moderate esortano a porre fine alla violenza.



Beirut (AsiaNews) – Si aspetta più di mezzo milione di persone ai funerali di Pierre Gemayel, che saranno celebrati alle 13 dal patriarca maronita Nasrallah Sfeir nella cattedrale di San Giorgio, nel pieno centro di Beirut, vicino alla tomba dell'ex premier assassinato Rafic Hariri, che ha dato inizio con il suo assassinio, due anni fa alla Rivoluzione dell'indipendenza del Libano. E qualcuno parla  di un nuovo 14 marzo, quando l'immensa folla accorsa alla morte di Hariri mise in moto il meccanismo che portò al ritiro dei siriani.

E' un giovedì di ansia e tristezza: lutto nazionale e scioperi hanno provocato la chiusura du università, scuole e uffici, mentre continuano le condannare di  questo crimine che, come ha detto il patriarca Sfeir: "Potrebbe essere l'inizio di una nuova catena di violenza nel paese". Il cardinale ha lanciato un nuovo appello alla comunità internazionale perché assuma la sue responsabilità nei riguardi del Libano. Perché "questo crimine e un crimine contro tutto il Libano, e non solamente conto una famiglia, oppure contro una linea politica". Apprezzato in tutto il Paese l'appello di Benedetto XVI, considerato come un nuovo invito alla coscienza del mondo, per porre fine alla crisi che travolge il piccolo paese.

Ai funerali di Gemayel e della sua guardia del corpo, Samir Chartouni, sono attese le maggiori personalità libanesi, di tutte le confessioni religiose, ed anche i diplomatici. Non è certa, invece, la presenza del presidente della Repubblica, Emile Lahhoud, visto che ci si attende che in tutti e quattro i discorsi che saranno pronunciati saranno chieste le sue dimissioni. A parlare saranno il padre del ministro assassinato, l'ex presidente Amin Gemayel, il leader druso Walid Joumblatt, il capo del movimento del 14 Marzo, Saad El Hariri e il dirigente delle Forze libanesi, Samir Geagea. Tutti avranno una sola preoccupazione: chiedere di sapere la verità su quello che sta accadendo in Libano.

In città, testimoni oculari hanno riferito di "un raddoppiamento" delle misure di sicurezza vicino al palazzo presidenziale di Baabda, perché si teme che accade qualcosa che potrebbe essere definito come una reazione all'assassinio del ministro, che costituiva per molti "una speranza ed un germoglio di una nuova generazione politica cristiana".

Dal canto suo, il generale Michel Aoun ha insistito sulla necessita di scoprire la verità entro sei giorni al massimo, altrimenti sarà un fallimento del governo fallisce, ed ha invitato tutti i suoi seguaci ad accompagnare con la preghiera e con la presenza la salma del ministro Gemayel e della suo guardia di corpo Samir Chartouni.

Per quanto riguarda le indagini, il ministro dell'interno, Ahmad Fatfat, ha rivelato la scoperta di alcuni fili conduttori sulla natura del crimine ed ha indicato la presenza di più di una macchina che seguiva il ministro assassinato e di più di un criminale che ha partecipato all'attentato, avvenuto allo scopo di diminuire il numero dei ministri e di bloccare la formazione del tribunale internazionale dell'ONU. Egli ha rivelato che temeva il suo assassinio come ministro dell'interno, più di quello del ministro Gemayel. Fonti giudiziarie hanno riferito l'ascolto di alcuni testimoni oculari e della seconda persona, ancora ricoverata in ospedale, che faceva parte della guardia del corpo del ministro ed hanno confermato la partecipazione di due persone che hanno sparato contro il ministro e della seconda machina che ha trasportato i criminali.

Il presidente Gemayel,in una intervista televisivo, ha rifiutato di accusare qualcuno, senza attaccare la Siria, considerata l'unica forza regionale capace di compiere atti del genere, ed ha lanciato un appello a tutti i libanesi, perché ascoltino le voci moderate che chiedono la fine della violenza ed il passaggio verso una nuova tappa, che ponga fine a tutti i progetti criminali, evidenziando che questo non si può ottenere fuori dal consenso nazionale.


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