22/10/2008, 00.00
PAKISTAN
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Il Pakistan chiede un prestito internazionale per evitare la “bancarotta”

Si discute di 10-15 miliardi di dollari, erogati da enti internazionali, necessari per pagare il debito estero e sostenere la spesa pubblica. Scelta obbligata, dopo che la Cina ha rifiutato un prestito diretto, pur avendo promesso maggiori investimenti.

Islamabad (AsiaNews) – Il Pakistan ha discusso ieri a Dubai la concessione di aiuti per 10-15 miliardi di dollari, da parte del Fondo monetario internazionale (Fmi) e altri organismi internazionali, per stabilizzare la sua economia ed evitare il rischio di non poter fronteggiare il debito estero e coprire il fabbisogno di spesa interna.

Gli aiuti dovrebbero venire da enti come il Fmi, la Banca mondiale, la Banca asiatica per lo sviluppo, ma anche da singoli Stati come l’Arabia Saudita. La comunità internazionale vuole evitare la crisi di un Paese ritenuto essenziale nella guerra contro il terrorismo islamico. Islamabad ha visto diminuire con rapidità le riserve di valuta estera e due giorni fa il ministro delle Finanze ha definito “urgente” trovare almeno 4 miliardi per evitare morosità nel pagamento del debito estero e sostenere la spesa pubblica. Non è chiaro se i finanziatori porranno condizioni, ma analisti ritengono che saranno richieste riforme economiche e una diversa politica monetaria, con aumenti di imposte e taglio della spesa pubblica.

Il ministro alle Finanze pakistano ha commentato che questa richiesta è “una umiliazione politica” per il Paese, ma che, “viste le crescenti difficoltà economiche, potrebbe non esserci altra scelta”. Shaukat Tarin, consigliere economico del primo ministro, dice che “occorre avere un risultato entro 30 giorni”. E’ ritenuta una scelta obbligata, dopo che i tradizionali alleati Cina e Arabia Saudita hanno rifiutato un aiuto diretto e con gli Stati Uniti in grave crisi finanziaria.

Il Paese affronta la peggiore crisi economica da almeno un decennio, con il governo che ha anche dovuto tagliare i sussidi interni finalizzati a tenere basso il prezzo del carburante e del cibo. La difficile situazione economica, la guerra nelle regioni settentrionali contro tribali e talebani, l’elevato rischio di terrorismo islamico antioccidentale, scoraggiano i necessari investimenti esteri. Il mercato azionario di Karachi ha perso circa il 40% rispetto ad aprile e la rupia ha perso il 30% del valore da gennaio, anche se ha avuto un rialzo dopo la notizia di questo possibile prestito.

Nei giorni scorsi il presidente pakistano Asif Ali Zardari è anche andato a Pechino a chiedere l’aiuto della Cina. Il 18 ottobre Pechino ha annunciato la costruzione di due impianti nucleari per fini civili a Chasma (Punjab) per produrre 680 megawatt e l’intenzione di banche e imprese cinesi di operare investimenti nel Paese, anche per realizzare una megadiga e centrali idroelettriche. Il Paese ha una cronica mancanza di energia, stimata pari a oltre 4mila megawatt: anche nelle grandi città l’elettricità spesso manca per 12 ore al giorno. Il ministro pakistano agli Esteri Shah Mehmood Oureshi ha plaudito ai maggiori rapporti con la Cina e annunciato visite di Zardari in Cina ogni tre mesi “per promuovere l’integrazione economica tra i due Paesi”. C’è l’intenzione di creare zone industriali per le ditte cinesi e Shaukat Tarin ha parlato di previsti investimenti cinesi privati per un miliardo da giugno 2009.

Analisti commentano che, peraltro, la Cina ha rifiutato prestiti diretti e che l’accordo nucleare ha soprattutto un valore morale, dato che occorreranno anni per attuarlo. Finora gli Usa, tradizionale alleato di Islamabad, lo hanno sempre rifiutato anche per non urtare l’India, tradizionale rivale del Pakistan. (PB)

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